giovedì, 17 gennaio 2008
Scongelazione. L'effetto serra el buitre.
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lunedì, 16 ottobre 2006
[...]
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mercoledì, 11 ottobre 2006
- Ma porco di un Philip dick! cosa vogliono? Non si accontentano che li ho resi tutti ricchi a canestrate, e/o anche più?-
Esclamò Affrel Lugbigxer battendo il pugno sul tavolo di molecole fotoniche.
Gedmen Footclockott, sorrise sardinico, si accense una jeck daniels, un sigaro antimaterico al vecchio gusto terrestre di weaskeass. Aveva tra i 20 e 60 anni all'incicca, la testa ricoperta di ovatta usata, calzata alla big jim, vestiva sempre e solo, dal collo all'ombellico con canottiere magnetiche termoregolanti, disponeva di un volto da strega nell'atto di una complessa liberazione corporale. Aveva il mento volitivo, anche se non sapeva che cos'era e a che ora.
- Affrel, calmati, stai dando uno spettacolo balzano in quanto a flemma. -
- E lasciala stare flemma, ha il sistema nervoso di un avanotto, che vuoi che le impotti della mia laison de metre?.-
- La tua che? -
- Scusa, sono sotto effetto della pillola Breton. - Spiegò il governatore agitando il braccio in modo poco salutare verso i cd slick di Gloria Gaynor.
Flemma stava sistemando i libri persistaltici sugli scaffali ipodermici. Era una ragazzona di un 1,88, di razza pornok, i capelli afro-rossi, labbra callose, volto bamby, lingerie all'ennesima potenza perestaltica. Era la segretaria del governatore per il semplice fatto che era l'essere più ululabile dell'impero galattico Ctrlaltcanc tutto. Il governatore se la zugò con la cannuccia cosmica dar suo pianeta Cola Coquette, sottraendola al suo harem di 1000  uomini bellissimi, tutti premi nobel affetti da satirismo e termoregolanti, e lei non fu del tuto contenta e freesbie. Cercò di scappare e subì l'onta del Raggio Malville, il quale agiva sur linguaggio, in modo che nell'esprimersi si usava immancabilmente la parola putupù ad ogni fine frase. Una cosa che avrebbe reso ridicolo anche Hegel, almeno molto prima che si mettesse a filosofare.
- Non lo so Affrel, io sono il loro rappresentante, e a loro la cosa non va a ficorock come potevi pensare tu.  Questo fatto che tutti possono essere ricchi se hanno un minimo di senso estretico di partorire versi, questi benedetti versi che sono diventati la moneta nazionale, ma che dico nazionale, galattica se mi passi ir termine, non piace a tutti. Il comitato  Berlusconi Vivo ad esempio si batte perché negli scambi commerciali venga riattivato nel sistema dei valori anche il verso libero, o la supermoneta anapesta o almeno l'euro12, non tutti hanno dimistichezza con l'endecasillabo, figurarsi con il trocheo spondaico!
- Maledizione! - Urlò Affrel, poi fece una breve pausa, durante il quale bevve un Nashville al gusto melanzana rinfacciata, addentò una cozza lunare alla panna e poi disse: - Gioropek, Poliandro, Trevize, Compstock; non pensi che i nomi dei personaggi di fantascienza siano assurdi? Tutta colpa di quel basettone di Asimov. Il formaggio francese, cos'ha di diverso da quello ugandese, o per ir semplice fatto che è francese si fa chiamare tale? Dino Meneghin ha mai giocato al di sotto delle sue possibilità? a proposito, mi domandavo se sono sufficienti sei ketalioni di cloni della Bellucci per il mercato dell'asia galattica. Ammesso che quella sia davvero l'Asia galattica, e non la nostra Asia convenzionale galactica. Cosa c'è? Pensi che stia ancora una volta divagando, nevvero? -
- Nooo... sarà la pillola Breton, no? Sei un uomo all'antica tu, ti trastulli ancora cor surrealismo...Sono in commercio le pillole Erika Campbell o Fricat, molto più alla gradevole, e con meno controindicazioni...
- Non manchi mai di fare allusione alla mia terza natica tu, nevvero? -
- Be', ammetterai che l'insolita escrescenza è sorta dopo quei flaconi che ti sei mandato ingiù per il cannarone durante il tuo periodo iper beat perestaltico.
Gedmen spense la sigaretta nel flacone manzotimer, che trasformava il fumo in arrosto, e si afferrò una fettina supersuk, dandoci daffare con molto mordente.
- umm buono, gnam gnam.-  gli scappò di dire prosaicamente.
Affrel si siese pensieroso al coordinatore mentale, un aggieggio ad uovo che faceva pulizia di montaggio del discorso, cancellando tentennamenti, balbettìì, torpilocuo, errore grammatici, frasi con del senso.
- Ma non capisco, cosa c'è di più bello che entrare dal proprio panettiere, dire " O mia amata, langue il mio cuore altrove" e guadagnarsi in tal mensh la pagnotta? Niente soldi, niente microbi, niente paura di furti, niente leccarsi il dito per divellere i mazzetti. Uno presenta un poema di suo pugno e puff si compra una casa, un bel stornello ed eccoti l'ultimo modello di Honda-Marlboro-vodafone con turbina nanospastica. Non era forse questo ir sogno dell'umanità? Dare il massimo valore, anche materiale, alla propria sensibilité?
- Cosa centra allora la metrica? - Domandò Gedmen scriminandosi l'ovatta, e toccando, non visto dal governatore, le cosce di flemma. La ragazzona si piegò e gli disse nell'orecchio, in tono ovattato:
- Ho molto gradito putupù, ma la prossima volta consigliere footclockott putupù, si pulisca le mani dal carname prima di vellicarmi putupù. -
Gedmen mostrò alla pornok senza intenti offensivi la lingua come pulitore dell'onta. Ella sorrise frugandosi naso e bocca con il dito medesmo.
- La metrica? O bella! una misura ci vuole, caro il mio consigliere. Se no chiunque si mette a digitare sul computer a caso per tre ore e poi lo va a spacciare per poema di cui sopra, pretendendo uno iot. No, no! deve darci la prova che ha dentro la testa veri bigliettoni di poesia frusciante. E che diamine. Unità minima, settenario, medio taglio endecasillabo, forte taglio trocheo spondaico, tutto qui e commercialisti a casa. Cosa c'è di what's wrong?
- Si ma così si rischia di vedere arricchirsi uomini insensibilissimi ma abili nella forma, mentre fior fiori di poetoni, dai versi originali e sofferti, piegarsi in due dalla fame cosmica perché non riescono a imbrigliare la loro poetica in forme ritmiche stereotipate. Per non parlare degli analfabeti, costretti a vivere di elemosina.-
Affrel si fece pensieroso, si grattò il mento, poi la nuca e infine l'ascella più lontana, con la stessa mano.
- Esistono nella galassia ctrlaltcanc ancora anarfabbete? Ehm, in cosa consisterebbe l'elemosina? -
- Puoi immaginartelo, vecchia pentolaccia sgrassata. La gente regala quello che ha di più caro: versi spiccioli. -
- Ah, beh. -
- Ah be' un par di knodel! Non tutti sono onesti. Danno via versi già usati, che quelli i barboni vanno nei vendivendi, li recitano, il cassiere controlla sul computer palmare globale di transizione poetica e scopre che quelli sono versi già usati per comprare qualcosa in un altro negozio, e così finiscono pure in galera, o gli si tatua la stella di anafora sul braccio a sommo spregio, e non passano più trasire nei negozi. Poi ci sono i burloni, che mettono ner cappello versi di dodici sillabe, e anche qui, i barboni vanno e la Count Machine Poetry li inchioda! Caro mio ti toccherà ammetterlo prima o poi, il tuo sistema economico divino non sana le disparità, ha solo sostituito una casta elitaria con un'altra, e non ti credere che chi sta ar potere è il gruppo più alla super.
- Forse hai ragione, devo pensarci, del resto Al Pacino ha gli occhi troppo grossi e non capisco i deodoranti da cosa devo proteggere.- Qui fece una pausa perestaltica, gli venne bene e poi esclamò sorreggendosi il mento coi polsi:
- Gedmen, devo riflettere a palla. So che solo io posso cambiare la legge, perciò vedrò di riflettere, come detto, a palla. Convocherò il consiglio degli economisti invertiti e vedremo di trovare la soluzione meno dolente e più senter fresh a livello democratico. E adesso, se vuoi toglierti dalle nano sfere, tra qualche minuto inizia la puntata di Star treks dove Lady Oscar diventa il comandandte dell'Enterprise. Diciamo che preferire perdere la vista piuttosto che perdermi la visione di questa puntata.
- Ho capito, -  disse Gedmen, si alzò, si toccò il polso e il tessuto fotonico morbido ricoprì la sua giubba intergalattica. Strinse la mano al vecchio amico e andò via di tutta carrera.
Una volta uscito, Affrel chiamò flemma, ella giunse con lo spiumino batuffle a pulire la scrivania. Il governatore la guardò al centro del tanga giallo semi-trasparente, che rilfetteva sulla superfitche.
- Allora, l'hai messo?
- Certo putupù, mi sono piegata su di lui e ho spinto la nanocimice nel suo condotto audioslave putupù. -
- Visto che avevo ragione? Quel vecchio rattuso non avrebbe resistito a vederti sculettare davanti ai suoi occhi nanospatici. Gran bel lenocinio, mia dolce pornoide. Benissimo, continua così ragazza mia, e ti guadagnerai l'antiraggio, così quando parli non fai ridere cani e porci. successivamente, se collaborerai con il governo anche non sessualmente,  il ritorno al tuo pianeta, qualora improvvisamente dovessi diventare invertito si intende. -
Affrell appojò la mano alla scrivania che si illuminò a giorno. La nanocimice era già entrata nel central krugher intentivo di Gedmen, e ora sullo schermo apparivano i pensieri e le intenzioni del consigliere.
- Come sospettavo: Gedmen Footclockott ha intenzione di allearsi con il comitato Berlusconi vivo e farmi la pellaccia con molto offensione e mazzaroccoli di brus lin a gogò.
- Be', - disse passandosi la lingua sul labbro alto flemma - qui bisognerà chiamare Capitan Ibrax...
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lunedì, 02 ottobre 2006
Mi sono fidanzato con una che salta dal trampolino della neve, nuda, a cavallo di un maiale. Il maiale non si abitua al saltone, e grufola pazzamente ogni volta. Mi sono fidanzato essenzialmente per quel sound prolungato e dilettuoso, che zoomma nel chiarore bianco.

Usciamo la sera, da un buco nel condominio, per non essere visti nudi, prima del centro c'è un deserto, dopo il centro un altro, ci bagniamo e ci vestiamo rotolando nelle dune: siamo attorniati dall'aridità.
Le ho comprato un anello bruttissimo, perché insieme davano in omaggio una papera senza faccia. Le piace andare in giro portando la sua papera sfacciata al guinzaglio. La nutre per endovenosa, vorrebbe regalarla a Simon Le Bon, dice che apprezzerebbe, ma non conosce l'indirizzo dell'ospedale dove fa le chemio. Le dico che è un mio regalo, e lei risponde, appunto, sparandosi una pera fosforescente seduta sulla ringhiera del balcone.
Al cinema danno solo la vecchietta del caffè Lavazza, il suo decomporsi sotto terra. I popcorn sono neri, misti a pezzi di polpo, provocano la cancellazione dell'ombelico. Non mangiamo mai niente, perché voglio avere per sempre la mia cicatrice fetale. Andiamo sul cavalcavia dove gli automobilisti ci lanciano i sassi. Qualche volta la colpiscono sulla guancia. Si gonfia, purpurea, compro le medicazioni da Stive Buscemi, ma non funzionano. Siamo vivisezionati dagli alieni, è questo il punto: peliamo le patate della giovinezza con i piragna.
La notte sto male se non dormo con lei, un po' peggio se accade il contrario.
Quando ci sposeremo? Quando inventeranno una religione sufficiente, quando al deserto viene in mente una polla d'acqua che non ammala.
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mercoledì, 27 settembre 2006
Pittura pareti palazzo. Ci si sente tra 2 giorni.
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Categorie: diario
domenica, 24 settembre 2006

Conosco gente insulsa che se arriva al 60° livello in World of warcraft
non fa una piaga.
Per fortuna c'è chi i propri traguardi raggiunti li vive con la giusta passione.

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venerdì, 22 settembre 2006
Freak

Stavo sognando Gabriel Garko che inghiottiva limoni esplosivi, e ballava dalle deflagrazioni, senza splattellarsi, in un giardino cinese bianco. Era un bel sogno, divertente; di solito, quando mi liquorifico la sera, sogno sempre maiali neri raglianti con grandi orecchie in fiamme, che vagano disperati in sentieri rurali spiralidosi. Questo mi angoscia e mi lascia addosso un'innaturale terrore per qualunque forma di barbecue.

Le voci sono entrate nel mio sogno come lame di Ghemon. Riconosco la voce da Toshiro Mifune del padrone di casa: illustra i pregi dell'abitato, forse a qualcuno, o forse anche lui ha ingollato il Chivas e crede che ci sia un giapponese intelligente nella stanza. Non mi scompongo, sono abituato, mio malgrado, ad avvertirmi come un corpo intero e a queste effrazioni legali, e poi se provo ad alzarmi la nausea universale distruggerà il mondo, evento che per amore di Barbara Chiappini volentieri eviterei al pianeta.
La mattina rotolo in cucina con le stampelle magiche del bevitore, e chi ti vedo? Lo Yeti, lo yeti in persona. A questo punto, se fossimo in un film americano rispettabile, dovrei dire: Merda, ma questa è solo la realtà, ben più educata e forbita della finzione.

Il frigo è aperto, svuotato, ferito; sul tavolo cibo promiscuo, morso, fritto, abominevole.
Una vista che fa capire quanto sia infinitamente più impudico nutrirsi che procreare.
Lo Yeti, piegato su se stesso dalla crapula, scaraventa piano la roba in bocca, guardando il fondoschiena al nulla. Mangia da automa, le briciole e i sughi fanno action panting sul barbone niveo, papocchiano il pavimento.

Il villoso si accorge di me, scuote via il funerale dalla persona, e per i postumi della sbornia, questo accade in un magico slow motion pieno di scintille:

"Oddio, scusa! Pensavo che ti saresti svegliato più in là, scendo a comprarti qualcosa per la colazione, so dove sono i soldi."

Lo fermo con la bacchetta luminosa di star wars, che ho rubato dalla tomba di Silvia Koshina.

"Non ho fame, almeno finché non mi abbandonerà questa sciocca impressione di trovarmi a New York, in un bunker antiatomico."

Lo Yeti si rilassa, prende della carne cruda, ne attacca i brandelli con la colla poi mastica, impoltiglia.

"Perché ti fai questo?"

mi guarda come se avesse davanti uno stupido erborista a cui degli alieni invisibili stanno formattando il cervello con delle pietrine d'accendino. Una risata brutale piove dal soffito ondulato e polveroso, che anche oggi continua a borbottare.

"Senti, voglio risponderti come se mi trovassi davanti una persona normale, perché ne ho bisogno. La vita è un inferno, mi faceva schifo il Tibet, mi fa ancora più schifo questo luogo,  e faccio le cose perché altrimenti impazzisco. Gli uomini mi annoiano, le donne non so se le apprezzerei se non avvessero l'inguine, e comunque, anche le più belle sono lì certe volte, afflitte dalla diarrea, e questo è francamente inammisibile in un mondo governato dall'allucinazione di un'estetica eternamente perfettibile.
E' un odio corrisposto, tutti disprezzano lo Yeti, mi dipingono come un mostro, come un ebete, come uno che esiste solo per Rainold Messner, ma tutto questo è assurdo, è assurdo! Per questo mangio, non sono niente
."

Cerco di fargli da prozac, prendo confindenza, appoggio una mano sulla sua spalla batuffolosa:

"Non sei niente? Ma tu sei lo Yeti! Capisci? Una leggenda vivente! Milioni di persone e di alieni pagherebbero per essere te, anche così come sei."

Parla con la bocca piena, grattandosi la nuca con il coltello:

"Ma che vuol dire, sono lo Yeti? La leggenda è dovuta alla mia clandestinità, al mio houdinismo, ora che sono scoperto, sono un pirla qualunque, un umanoide sgraziato che trova delizioso mangiare spaghetti fatti con il solo nastro delle musicassette."

"Ok, fai come vuoi. Adesso scendo, devo farmi stringere il cranio dal testaio, mi si è allargato un'altra volta, ne parliamo dopo. Per favore, dopo cerca di pulire."


 
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venerdì, 15 settembre 2006
sjj9ewj



E' divertente la moda con le lamette nelle pettinature delle ragazze; smettiamo di essere giovani quando degli accorgimenti nello stile di massa fanno un cratere di blasfemia nella nostra tolleranza. A qyel point meglio appendere la gioventù al chiodo e ordinare il whisky che obnubila, è il momento. Laddentro poi pompano furibonde corde di topi, un umido squittio nella  notte, è cavatappi nella cantina del sonno. L'edificio crolla, sudando cif ammoniacal.
 Sono divertenti con quei labbroni inglossati, quel grasso popolano che smotta dagli spifferi vestiari dozzinali, che poi con il motion controll di flash, leghi queste fanciulle a i barili che sono le madri, in un perfetto morphing. Treccine che scinitillano di piccole ghigliottine, le calze dalle losanghe larghissime, come si vedono nel videogioco Super Mario BangBros. Io e il mio amico, Oreste Lionello camminiamo con un anello di lametta, con le dita ben aperte per non sanuginare e così farci rincorrere dai cani, sotto i lampioni troppo deboli..
Però non tutto è divertente quello che nuoce, essere post pischedelici significa anche trovare la banalità, la mancanza di haschish morale nel ghindamento di questi giovani sterchi, e senza tema, riderne dalla torre del municipio, con grossi diffusori, rubati a un concerto di Umberto Tozzi.

Io seriamente penso che ci sia un solo tipo di giovane dai 14 ai 21, non ce ne sono altri, ho controllato su internet, niente. Un solo giovane, replicato fino alla totale conquista del pianeta provinciale terra, contro cui anche gli alieni si ritirano nelle loro navicelle a forma di Marco Liorni. Che parlo, dai, di certo ne portate macchie di grasso nello sguardo, ir fastidioso prurito nella memoria.
Parlo ovviamente del giovane dal peso a forfait, coi capelli che pogano, senza essere unti e vitrei come un tempo. Occhiali enormi, immensi, da far rivoltare nella tomba e impallidire Sandra Mondaini. Vanno sul motorino del compagno, sensa casco, senza sapere che andare senza casco è cancerogeno e porta incubi in bianco e nero, per far vedere chi è che ha carisma qui dentro e per far vedere l'orlo delle loro mutande cool, verde fosforescente, firmate da un fake. Ecco, questo è Bartolomeo, l'uno nessuno e centopirla. Il gran bel giovane.
Per fare gli originali spariscono nell'unico essere anti-psichedelico che hanno deciso di essere. Pur carnevaleschi, cromaticamente grotteschi, sembrano una parata nazista vista dall'alto, Bartolomeo infatti non è che una parata vista dall'alto.
Con tutti i fenomeni di massa non immediatamente che spillano sangue dalla gola, sono molto gentleman, e così ho preso a salutarlo sempre, questo giovinetto moderno, Bartolomeo! Hey Bartolomeo! Anche a letto con i tuoi occhiali giganti, dove scintillano stelle pannate. Un mostro unimode, che fra qualche hanno sclererà in mille rivoli di feccia. 
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mercoledì, 13 settembre 2006



Dicevo,
un giorno mi sveglio e mi fisso tut a cùr i piedi: erano più bianchi del resto, anche dopo aver tolto i calzini chiari, anche se di poco, e quando vi ho picchiato contro un chiodo, si è infilato fino alla capoccia, e tutto con zero noie.
"Questo è strano," ho detto alzando la cornetta, era Adele, la sua voce aveva qualcosa di Ted Sallivan, e poi il suono che faceva nel parlare, dio, era come se le grondasse il volto sul tappeto.

"Senti, Adele, mica stai fumando col corpo?"
"No, appena ieri ho fatto l'amore."
"Strano, fai il rumore di una che arde. Come sai che ho il telefono?"
"Mio padre sta bruciando vivo, giocava coi fornelli. Sei venuto a cena una volta qui. Che devo fare?"
"Rispondi alle  domanda, quando ti si interpella. Chi è stato a dirti che ho un telefono?"
"Mio padre brucia!"
"Ok, chiuditi in bagno con i grissini e aspettami."

Più tardi sono sceso, la porta era snap, per terra cartoni della pizza, briciole di lampadina, cd-rom morsicati. Il padre di Adele era completamente beige, L'ho gettato dalla finestra, pesava un niente, era come buttare un foglio della Famiglia Cristiana.
Dio mio, quanti bambini! Qui ad Adometrovos i cani hanno una cultura della contraccezione molto più sviluppata di quella umana. I bambini ci uccideranno, frapporrano il loro odio alla nostra fragilità nervosa che impasta nella polvere i savoiardi del disagio, non riusciamo a fare cinque metri in linea retta per colpa loro, e dei nani.
Adele si era rinchiusa nella vasca, solo la testa fuori dalla sabbia, un occhio ormai quasi cascato dall'orbita, tenuto da un grissino, deve essere stato un amplesso incredibilmente malvagio.

"Ho sentito che l'hai buttato giù."
"Si è sparsa la voce? Di chi parli? Sai, ultimamente sono un vero buttafuori."
"Parlo di mio padre, lo conoscevi, no?"
"Sì, sembra però che tu ti sia dimenticata quello che c'è stato tra noi, o almeno tra me e il tuo tatuaggio in sede. Tuo padre se l'è cercata. Perché non fai qualcosa per il nostro occhio?"
"Ormai è andato, ma non ho il coraggio di strapparlo, non ho soldi e per farlo l'oculista vuole il mio corpo e il mio addome, e comunque voleva farmelo coi denti. A me non piace, perché non me lo togli tu?"
"Mi trovi più sexy dell'Oculista?"
"Sei il mio tipo non plus Hulk, prima di restare al verde."
"Non è che lo dici perché la vista è dimezzata?"
"Su, non fare il modesto, scava una buca, qui, sono molto triste e peccatrice. Toh, prendi un grissino come escavatrice, abbiamo tutto il tempo".
"Ma sei fresca di lutto, e poi, se non ti bendi l'occhio, mi fai molto krugher."
"Mah, mio padre è morto da tempo, ormai era solo un agglomerato di cellule sullo Skeitboard di plutonio, che porta all'Ade".
"La strada si sta riempiendo di salme."
"E' sempre piena di salme."
"Sì, ma niente metafore pacchiane quando si convivia alla locanda del piacere. E togliti quel cappello da gerarca nazista, lo sai che mi inibisce."
"No, non me lo tolgo, tutti dicono che mi rende sexy, non fare il bestian contrario. Diamine, ma come cammini? Sembri Aldo Fabbrizi."
"Non so, stamane mi sono svegliato ed è come se i piedi..."
"Ho capito, non dire più niente. Piove."
"Che hai capito? Io nulla, perché non me lo dici?"
"Ti stai pietrificando."
"Ma che dici, è perché poi? Cosa ci guadagno?"

Giorno dopo. Ho i piedi sassati, posso fare persino cuoricini con l'uniposca, le caviglie sono blocchi lunari. Non sento più l'estremo basso, la cosa mi fa impazzire, arrivo ad amputarmi tutte le dita degli unduettoni, pur di provare quel dolore, quella sensibilità che mi direbbe, hey, sono integro! io mi taglierei anche il resto degli unduettoni, ma nella mia stupidità nihilista si trova un cancro di buon senso in metastasi. Metti che io guarisca, poi che si fa appiedati dai piedi? Ci sono medicanti agguerritissimi, capaci di stare tutto ir giorno a ginocchioni, senza stancarsi, e tutto per poche briciole di lire, io già seduto a terra mi affrollo.
Ho una paura cipriota, ho fatto bruciare il pollo nel forno e ho gettato la mia immorale collezione di parrucche, spero in questo modo di placare l'ira divina le cui lingue urticanti mi vellicano l'anima. No, la collezione di peli pubici non si tocca.

Ho tutte le gambe di pietra, Adele aveva ragione. Devo andare dal dottore, uno qualsiasi dei due, tranne quello che usa una lucertola viva, paralizzata di proposito, come pochade. Recupero la sedia a rotelle sul mio balcone e mi calo giù, annodando le bollette scadute (l'ascensore è guasto, sulle scale è in atto un rave party, silenziosissimo, ti fa pensare quasi che hai avuto un'informazione falsa). Ci sono macchie di sangue vicino alle portiere delle auto, e infatti tutti quelli che incontro, per un motivo o per un altro, sanguinano dalla mano, ma sembra non essere questo gran problema, tranne che vogliono fare tutti la mia conoscenza, smanettarmi, così alla fine sembro il più sanguinante di tutti, sembro. Le strade piene di bambini, e da quando si è fulminata la lampadina nel cimitero, corpose di salme.
Chiedo a Milly Carlucci dove posso trovare un dottore, lei smette di pulire i vetri della Citroen al semaforo, mi si avvicina, ha gli occhi da assassina drogata, cerca di baciarmi, le spruzzo nello sguardo lo spray anti-porno che mi ha regalato la nonna. Non urla, solo si inginocchia, nel suo body rosso sangue e si dirupa il volto di smorfie, piangendo nel modo disperato e muto, tipico dei bambini che hanno preso uno sganassone inaspettato quanto freestyle. Per fortuna pratico l'ipnosi alle sue mammelle, nei quali capezzoli risiedeva la vista; riesco ad addormentarla. La sposto e ben disposto, or che la coscienza ha riposto, la sposo, il prete pretestuoso protesta: non voglio mica che un wroom la spalmi sulla carraia, gli dico.
Ho avuto la fortuna che il dottore ha trovato me. "Venga, venga," mi ha detto celerandomi davanti, in camice, anche se ancora in mutande a zuava, come se sapesse tutto, una frittella d'azzurro è apparsa nella negra padella di nubi, ed è cominciato a venir giù l'olio. Io ho girato le ruote e sono salito al suo studio.

"La sua amica dal cappello nazista ha ragione."
"Come sa che ha il capello nazista? Di chi diamine sta parlando?" Risata gracchiante-oleosa da fumatore. Io dico:
"Lei è solo un fottuto grassone bugiardo. Si guardi, sembra Beppe Grillo."
"Comprendo il suo stato d'animo, sono abbastanza ermetico alle offese in queste situazioni. Ad ogni modo Adele, è questo il suo nome fittizio, in tali giorni si è rasata la svastica sul pube, e non lo dico perché ho fatto il Marvel a letto, ma sono il suo dottore, e la visito sempre da cima a fondo. Sa, apprezzo il tatuaggio che ha sul cenotafio, come lei del resto... Io sono il solo dottore che visita quelli che non vanno mai dal dottore, sono io a scovarvi, poveri stronzi imbecilli. vi sentite degli eroi, eh? Degli immortali?"
Beve un drink, si accende una sigaretta, tossisce sangue spray contro i vetri luridi dello studio. Siamo al 15° piano e lui potrebbe buttarmi giù, con tutta la sedia. Nemesi.

"E' sposato, dottore?"
"No, ma colleziono vestiti da sposa, come tutti del resto."
"Che strano, anch'io collezionavo qualcosa del genere, parrucche da prostituta, usate. Prima collezionavo ciuffi di ventre."
"Sta cercando di socializzare?"
"Sto cercando di capire cosa ho di preciso."
"Ha l'ostiomarmosi, una malattia rarissima, se ne conosce solo un altro episodio nella storia, ma molti dicono che è solo un'invenzione di Achille Bonito Olivai. Lei è il secondo. Le ossa si induriscono, la carne si calcifica, tutto si impietrisce, anche l'anima, ma questo è secondario. Tutto tende alla pietra, fino a che non vengono fatti sassi gli organi, allora uno muore. Le spiace se faccio la risata satanica? E' più forte di me. Ho qui davanti una statua work in progress della natura. Mi trovi una situazione meno boombastik e smetto di ridere. uhuhUHUAHAHAHAH."
"Dottore, non c'è una cura?" Scuote la testa mentre lecca il bordo del bicchiere, attenuando  progressivamente l'ilarità.
Tutte le domande sull'esistenza hanno iniziato il vespaio, come: "Chi siamo"? "Dove andiamo"?
"Dottore, volevo approfittare della sua cultura medica e del fatto che probabilmente questa è l'ultima volta che talco con uno della vostra razza." Si siede, pronto ad ascoltarmi, lusiganto che gli ho dato del medico, anche se devo reggerlo, se no cade giù in strada. Il suo alito mi abbronza.
"Da quando ho visto il film di Oshima, Ecco l'impero dei sensi, i miei quesiti esistenziali sono diventati piuttosto assillanti. Nel film la donna evira completamente il partner. Io mi sveglio la notte cercando di capire  se un mebro evirato in erezione possa rimanere tale, o se si affloscia dopo la mutilazione. Cosa diventa dopo, separato dal corpo un membro colto nel momento del suo massimo splendore?"
Il sorriso benevolo va in dissolvenza su questo volto da vecchio blogger itterico.
"Mi accompagni alla finestra, dottore, non sente? Sta passando una parata. Abbiamo bisogno di distrarci. Io temo che questa malattia sia la conseguenza di un senso di colpa che agisce nell'inconscio della materia." Il dottore annuisce, poi esplode un rutto ammazzavampiri.

Sta passando il carro di Harrr, che festeggia il nuovo sito. C'è mp vestito come Apollo Creed in Rocky IV, quando poi Ivan Drago gli debella la vita. Pantaloncini Boxer U.S.A. con paillettes, cappellone da zio Sam, occhiali a goccia riflettenti, sorriso da creatura di Cunningham, guantoni rossi stroboscopici. C'è poi DM in calzamaglia da Wrestling, Totonno che guarda dall'interno di una Matrioska. Ci sono tutti, sotto la testa gigante di Amlo in cartapesta; gli occhi che vanno e che vengono, i volantini che gli escono furibondamente dal naso, pagliuzzando l'aria elettrica.
Un carro veramente psichedelico, che cammina in strade dai balconi morti, coi marciapiedi pieni di cadaveri.







Postato da: Fricat at 09:16 | link | commenti (5)
Categorie: diario
domenica, 10 settembre 2006
vecchio paraplegico

Caro Diario,
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà.  Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.

Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa  millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.

E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta,  un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
Postato da: Fricat at 07:57 | link | commenti (11)
Categorie: diario
lunedì, 04 settembre 2006
Che razza di fine.
 Noi vogliamo ricordarlo quando cercava, disperatamente e in tutti i modi, di sventare la minaccia dei Croco-Smoke.
Postato da: Fricat at 09:31 | link | commenti (18)
Categorie: lettere
sabato, 02 settembre 2006
FroottloadCaro Diario,
ho aperto un altro blog, e un altro, tra qualche settimina lo apro anche pure. Froottload è nato da una costa di Froottle, di cui riprende la grafica, in pubblico. Froottload vuole andare incontro ai patiti di internet e modernismo, candidandosi ad essere la bussola definitiva per muoversi nel caotico mondo chiamato: "corretto impiego del tempo". Qui, l'internauta viene condotto, con logica astringente, ma a volte anche con i mazzaroccoli di Bruce Lee, alle cose davvero utili e importanti che  offrono ir mondo rete. Qui troveranno i download gratis a le applicazioni  più psichedeliche, di cui ci saranno anche, per quanto possibile, illustrate le funzioni, le particolarità, gli easter eggs. Qui l'internauta trova carrucole puntuali che lo trasportano velocemente, al costo di un click, in siti di ruprestre gustosità, dove potrà allargare il suo scibile, incrementare la sua pozione magica di divertimento; ma sempre con un criterio di utilità a tutto sprint.

Sì, lo so, con tutti questi blogghini e blogghetti è come se volessi polverizzarmi, e in tal modo sparire in un'enorme dilatazione venosa di precariato. Come se volessi dileguarmi per indigestione piuttosto che per inedia, solo perché la prima fa molto più dolentia, a gli altri. Sono anche molto confuso e grato di esserlo, aggrattis, però ho paura di incasinare tutto ed essere fucilato. Caro diario, ho una fissazione morbosa per il gratis; in questo periodo, ad esempio, sto cercando disperatamente di farmi regalare uno Skinhead.

Caro diario,
oggi vado al carrefour e mi compro un pc nuovo, gratis, con i soldoni di Forfora Rosa, per il compleanno mio, avveratosi il 27 Agosto. E' stato come trovarsi nudo e senza peli in una tempesta di lamette quello di non aver ricevuto nessun augurio possibile.
Ora che l'ho detto mi aspetto che mi si recapiti un hard plico con dentro uno Skinhead, stordito ma ancora vivo.
Postato da: Fricat at 08:00 | link | commenti (6)
Categorie: diario, per dire
giovedì, 31 agosto 2006
Facciamo questo Repro-post in quanto al tempo moltissimi avettero gragnuole di difficortà a visionare, poiché il prezioso file, impippato sui sevess di Altervista, si attardava alla concessura nella più ostruzionistica bizzosità. Mi par giusto dunque, nella continua e ferale imminenza di nuovi episodi, ridare agli occhi, anche dei nuovi, la puntata pilota dell'unico Cartoon che quest' anno concorrerà al Festivalbar di Venezia, a detti di taluni, il più grande cartone animato post psichedelico che sia mai esistito. Forse hanno esagerato, ma non sta a voi dirlo.
Prendete e gotedene tutti

Postato da: Fricat at 08:53 | link | commenti (8)
Categorie: guy de montpornoss
martedì, 29 agosto 2006
Wilcott


In macchina adoro calarmi drink sonori alternativi, ma anche puttanate scioccanti, come  Satisfaction di Benni Benassi o i podcast di 24 h by Macchianera. Ciò mi farcisce di rollerblade lo sterno, riempie la mia anima di strobo licantrope. Con la musica sono un po' come Tarantino per i film, so apprezzare il dark side of the moon della troglo-art. Bellissimo andare pieno di whisky e di glamour sulle strade polverose e lanceolate, con Mina che sanguina ormai un sangue che è velamox, e sniffa farina di cocco dalla scollatura, e gli occhiali che riducono a una larva notturna il più smargiasso solleone.
Il viaggio per arrivare da Wilcott l'ammazzaproverbi è parso durare pochi minuti. Beh, del resto per fare un kilometro non è che ci vuole tutta questa stringa al calendario. Poi, con una dignitosa Scevrolé... Ma poi, perché diamine venire da Wilcott? Vorrei non averlo mai pensato, ma ora ci siamo, potrebbe essere divertente come disegnarsi Kojack sul palmo della mano e schiaffeggiarsi sott'acqua, al polo nord, mentre attorno degli orsi polari fanno nuoto sincronizzato.

"Sai, non ricordo più come è fatto."
"Siamo sicuri di averlo incontrato una volta, questa minchia di Wilcott?" Dice brutalmente Mina.
"Siamo sicuri che esista?" Dopo questa ci mettiamo a ridere come dei cardinali avvinazzati, a piegarci in due come crepes, a colpirci il palato, mentre Lanny kravitz passa, sempre più viola aderente, e ci regala la sua smorfia da nano sexy, oppure, come direbbe Pasolini, da crumiro borghese. Deve avere un piccolo villino da queste parti, pieno di piante ricciolute e vegetazione meticcia, lo esigo. Mentre rido da morire ho la presenza di spirito di domandari se quando fa la doccia si toglie gli occhiali a goccia. A goccia, doccia...ahahahah. Ma poi scopro che non me ne importa nulla. Rileggo la lettera anonima che mi spedirono, in cui si diceva che Lenny portava la dentiera, e smetto di ridere, e dunque, di essere un uomo.

Strascicandoci dal ridere arriviamo a una specie di involucro di casa per film western, pieno di vaiolo calcareo di lumaca. C'è un cartello, sta scritto: "Da Wilcott", ma solo se lo si legge al contrario. in realtà sta scritto "ttocliW aD". Sopra c'è un orologio che sembra muoversi ma è fermo, no, si muove, ma è il vento, non è un orologio, è Demetra Humpton.
Entriamo, ma prima abbiamo dovuto cucire una brutta ferita a Tina Pica, l'unico modo per sbloccare la porta di entrata girevole. Una lunga passarela sotto la pergola, tavolotti slavi, inamidati. il laghetto rovente,  cristallino sotto la palafitta. Qui i pesci nuotano tutti in calze di nylon di 10 denari, uno spettacolo per gli occhi. In pratica un locale costruito su un pontile. In fondo, seduto troviamo quello che dovrebbe essere Wilcott, un vecchio saggio barbuto, capellone, epatrofico, bikini ai piedi scalzi, caffetano bianco e cappello western.
"Possiamo sederci?"
Lui annuisce. Ora che lo vedo bene, c'ha una testa di anguilla che gli spunta da un orecchio e la coda dall'altro orecchio. Non che la cosa mi ferisca o mi induca a chidere asilo politico, ma sarebbe stato meglio due biscotti e il caffè.
"Scusa Wilcott, ho l'impressione di conoscerti da tempo, di essere tuo amico, ma in questo momento quasi non mi ricordo di te, come mai?"
Lui guarda la pergola, poi il lago, ci fissa con i suoi piccoli occhi chiari e penetranti e alla fine dice, con dolcezza:
"Vuoi che gioci a crash bandicott col tuo deratano?"
"Ma tu ti ricordi di noi?"
"Dovevate essere qua tre ore fa, emerita coppia di pirla. Ho dovuto cacciare i clienti perché né il cuoco né la portavivande si erano ancora fatti vivi. Ho provato a cucinare io, porco mondo, mi si è infilata un'anguilla del cacchio nel cervello. E' davvero un'arte difficile quella del cuoco, ti raddoppio lo stipendio, lurido maiale drogato, ma non lasciarmi, gli affari morirebbero come ciliegie in un fruttetto abbandonato. C'è tanto vento, l'insegna si è girata. E' venuta Tina Pica in cucina. Doveva partorire, ma lì c'erano troppe mosche! Mi ha chiesto un parto cesario, le ho aperto la pancia con lo shogun per gli arrosti e ho tirato fuori um bimbetto deforme, vestito ma carbonizzato. un orrore. Già camminava, non so nemmeno dove si è infilato."
"Cioè... siamo tuoi dipendenti?"
 Mi molla uno schiaffo,  riesco a schivare, ma batto con la testa sull'ancora ornamentale.
"Ma tu non sei quello che ammazza i proverbi?"
"Oh sì, " risponde  eccedendo nella mimica.
"Dimostralo." Domanda Mina con civettuola aria di sfida, incrociando le braccia sotto il senone ormai sgusciato fuori dal caldo e dal calcolo sbagliato per il vestito nero. Wilcott rimane a bocca aperta per diversi minuti.
"Ok, " dice alla fine, "ok..."

(Continua...)
Postato da: Fricat at 10:46 | link | commenti
Categorie: diario, 1000 racconti
venerdì, 25 agosto 2006
nose

Sveglia presto stamane, si va da Wilcott l'Ammazzaproverbi.  Preparo tutte le foto degli incidenti in moto, che gli piacciono tanto, pone io  nella cartella rosa questo, c'è una fiammata, ma tutto è ok. Un ultimo post-it sull grossa statua della madonna in frigo: mi è venuta un'altra idea per costruire un corpo organico partendo semplicemente da una nana che prende la comunione. Meglio non dimenticarlo mai. Saluto sul divano il mio conquilino che sta cercando di togliersi il piede coriandolo nella trappola per volpi, lì sul balcone, dove ora grandina piano. La moglie in sottana gialla  lo guarda indifferente, carezzandosi i bicipiti coi pollici. mi sembra che più lo fisso più il seno ingrossa, dunque devo guardarla nel suo insieme. Ma è peggio, si ingrossa tutta, e dal balcone nevica farina edile nel giardino dove i nani erborei potano flosce piante tentacolari e sputogene. Odio la superstizione, eppure, mi è più facile accettare l'idea che sono superstizioso, piuttosto che folletto, o ancor meno, di aver simili poteri.

Scendo, vicino casa mia c'è il cimitero, è vicino alla mia staccionata nana di bauxite, tanto che certe volte inciampo e volo in una fossa, sognando al rallentatore. Quando mi rialzo ho sempre un orologio in più e tanti nastri dei Duran Duran da non sapere che farmene. Ne ho così tanti che potrei rendere una mummia marrone Morgan dei Bluvertigo, se solo gli capitasse di incontrarmi in sala rianimazione.
Saluto il signor Marge e le sue due amanti cinesi a lato. Ogni giorno il signor Marge porta una confezione di wurstel sulla lapide di mollica sotto la quale riposa la moglie, la compianta e fanatica wilma, la companatica Wilma. Un giorno o l'altro vi parlerò del cimitero, ma ora c'è Mina in mutande di pane che mi porta a cavallo di un asino il mio nuovo portatile rosato.
"Vieni con me da Wilcott, Minona?"
"Perché no?"
"Oddio, pensavo che mi dicessi di no, ora non so più dove andare in vacanza, sei contenta?"
"Se ti turba, possiamo fare l'amore, mentre la macchina sorpassa, e mangiare stuzzichini schifosi fino a deprimerci, per colpa delle tua famiglia questa volta, si intende. Loro sono oppressivi alla giugulare, siete tutti univochi nel corpo, ma siamesi nell'anima".
" Che senso ha se non puoi rendermi padre?"
" Vuoi essere maledetto dalla generazione futura?"
"No, voglio che ti innamori del pediatra, che ti dilati le tette senza che io debba fissarle a tutti i costi."
"Ti piaccio con le balzen dilaganti?"
"Non più di Around the world dei Daft Punk, però, dai, da tantona renderesti più dolci le mie visite dal tabaccaio, quando non so che farmene delle ore pomeridiane."
Andiamo mano nella mano, come due piccioncini ammalati di eroina, timidi nel darci gli occhi, verso la mia macchina estiva da deserto. Poi Mina sanguina da sotto i capelli rossi raccolti a rosone di Chiesa.
"Cristo! non posso farti entrare se sanguini i quel modo!"
"Ma che posso farci, tesoro!? Secondo te, mi piace fare questo?"
"Non puoi sanguinare dal naso, come fanno tutti quelli che sanguinano senza pregiudicare il loro domandi?"
"Che cosa cambierebbe?"
"Diamine, sarebbe più facile da tamponare."
"Ma che vuoi...se andiamo mano nella mano, sotto la grandine, rischio di ferirmi qui sopra..."
Ci bendiamo insieme la testa, come gli amanti di Magritte e ci baciamo in un furioso, disperato frinire di cicale sgrandinate.
Poi, speriamo di essere saliti nell'auto giusta.

Postato da: Fricat at 19:02 | link | commenti (10)
Categorie: diario

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