Rischio è quello che l'allevamento intensivo di idee diano, come per i polli, prodotti tri-cresciuti, in serie, in attesa di una ramazzata di aviaria.
molti pollai biggest, molte cose piacciono di lunga manus, frichettone come sono(Flicr, Last fm, Technorati, buzznet e altri siti siluro, altri gadget, quasi tutti che uso, perché io sono un ampollo che borbotta). Poi, unduetti per i blog e si immillano le offerte: galassie godibilette a perdicecio.
Mi si passi il termine, C'è molto più quarto di bue che fornelli, pur accettando questo liberismo vallespluga, bisogna per arduità esser selettivi. Una volta convincevo il me che plurality = democracy => better. oggi penso che con tutti a blobbizzare, è pure peggio di prima che nessuno aveva voce. Nello sterminato pollaio della mente collettiva digitale i selvatichi vengono tenuti fuori a morire? In ogni loculo virtuale c'è un laghetto dove ammicca Narciso con i suoi nani mezzi cani, messicani.
Se fossi uno ok direi che la massificazione nella cultura moltiplica (involontariamente) talentite e dunque la soglia del genio si eleva gibbosa sull'ascesso e la coordinata. quello che un secolo fa sarebbe stato fenomeno, oggi è prassitele. E poi non basta più essere geni, dove tutti lo sono non ha senso, come esser stupidi, bisogna poi cuocersi la faccia nel forno, tostarla, inoltre e d'uopo imparare i rudimenti del buon battere.
molti pollai biggest, molte cose piacciono di lunga manus, frichettone come sono(Flicr, Last fm, Technorati, buzznet e altri siti siluro, altri gadget, quasi tutti che uso, perché io sono un ampollo che borbotta). Poi, unduetti per i blog e si immillano le offerte: galassie godibilette a perdicecio.
Mi si passi il termine, C'è molto più quarto di bue che fornelli, pur accettando questo liberismo vallespluga, bisogna per arduità esser selettivi. Una volta convincevo il me che plurality = democracy => better. oggi penso che con tutti a blobbizzare, è pure peggio di prima che nessuno aveva voce. Nello sterminato pollaio della mente collettiva digitale i selvatichi vengono tenuti fuori a morire? In ogni loculo virtuale c'è un laghetto dove ammicca Narciso con i suoi nani mezzi cani, messicani.
Se fossi uno ok direi che la massificazione nella cultura moltiplica (involontariamente) talentite e dunque la soglia del genio si eleva gibbosa sull'ascesso e la coordinata. quello che un secolo fa sarebbe stato fenomeno, oggi è prassitele. E poi non basta più essere geni, dove tutti lo sono non ha senso, come esser stupidi, bisogna poi cuocersi la faccia nel forno, tostarla, inoltre e d'uopo imparare i rudimenti del buon battere.
Fuorgiù dalla mia finestra accadono cose un po' x-file, meno male, altrimenti morrei prima a vedere sempre la venditrice di panini che affetta la mortadella nella casa vuota di=fronte. Ma dove ha la clientela? Sul posteriore? E' bellissima, ha 30 anni, sul terrazzo la sua biancheria stesa non copre l'orizzonte con la sue docili, roventi trasparenze colorate.
Nella strada piena di sabbia i suoi boccaciuti panini invenduti trattengono il sale e di notte diffondono i GR sovietici, strani uccelli licantropi vi depongono uova di chewing gum. Riccardo Fogli, anacoreta che si nutre di locuste, ne fa palloni che depongono in cielo nuove lune. Di giorno, lontano, brilla sotto un sole bullo il duomo di grissini. Dicono che li stanno le baccanti, e due acquile che divorano il parrucchino sempre ricrescente del premier di un paese immaginario.
Ogni mese accade l'x-file. La mattina, troppo avanti l'alba per essere visti, allestono un baracchino chirurgico da favola, al centro della strada sabbiosa, sotto lo sguardo messico-e-nuvole dei ramarri.
I tagliapancia si annettono così bene che è impossibile vedere il paziente, se ne sentono solo grugniti di ruotine, i quali spiegano la blandizia dell'anestesia, la sopportazione straordinaria del dolore, la finzione operativa o la natura porcifera dei dottori.
La cosa più curiosa di questi chirurgi sono i loro stivaloni mega zeppati gialli tipo Cugini di Campagna. Da certi atteggiamenti del bacino o dalle scoliosi, si direbbe che siano proprio loro, i maestri del rock country eunuco di campagna. I loro pesanti camici verdi sembrano uno scudo di ortiche contro i triti e ritriti del sole. Nani butterati ed orribili porgono loro garze nere, ricevendo tagli coi bisturi in faccia, cosa che sembra pacificare il loro spirito tormentato non meno della forma inumana delle loro nuche.
A mezzogiorno in punto scende la venditrice di panini, dal nugolo di tagliapancia esce un'immensa mortadella vergine e incordata. I nani se la caricano sulle spallucce malvagie ed entrano nella casa paninara, non prima di aver leccato la minigonna alla padrona e aver intonato l'inno di Forza Italia all'incontrario. Che sorriso fantastico, che dentature per carrube! Che capelli lisci e ramati! Fa un gestino con la spalla nuda, un blink di sopracciglia, si gira e va dentro, dietro come cuccioli d'oca seguano in fila i cuginetti con le zeppe, tranne l'eunuco biondo che si accoppia con un cactus. Sul lettino non resta niente di niente.
Il giorno dopo ella è di nuovo lì a stendere le sue trasparenti culotte a fiori contro l'orizzonte di fuoco, i Cugini di campagna saranno usciti nella notte dal posteriore. Non fa altro che guardarmi e intingere nel burro le locuste. Di certo, penso, il vero mondo si trova dall'altra parte della sua casa, prima o poi tocca lasciare questo lettuccio d'ospedale. Del resto sono in formissima e qui non ci sono più pazienti, dottori e medicine da quando Tonino Carino morì improvvisamente nella sala accettazione.
Nella strada piena di sabbia i suoi boccaciuti panini invenduti trattengono il sale e di notte diffondono i GR sovietici, strani uccelli licantropi vi depongono uova di chewing gum. Riccardo Fogli, anacoreta che si nutre di locuste, ne fa palloni che depongono in cielo nuove lune. Di giorno, lontano, brilla sotto un sole bullo il duomo di grissini. Dicono che li stanno le baccanti, e due acquile che divorano il parrucchino sempre ricrescente del premier di un paese immaginario.
Ogni mese accade l'x-file. La mattina, troppo avanti l'alba per essere visti, allestono un baracchino chirurgico da favola, al centro della strada sabbiosa, sotto lo sguardo messico-e-nuvole dei ramarri.
I tagliapancia si annettono così bene che è impossibile vedere il paziente, se ne sentono solo grugniti di ruotine, i quali spiegano la blandizia dell'anestesia, la sopportazione straordinaria del dolore, la finzione operativa o la natura porcifera dei dottori.
La cosa più curiosa di questi chirurgi sono i loro stivaloni mega zeppati gialli tipo Cugini di Campagna. Da certi atteggiamenti del bacino o dalle scoliosi, si direbbe che siano proprio loro, i maestri del rock country eunuco di campagna. I loro pesanti camici verdi sembrano uno scudo di ortiche contro i triti e ritriti del sole. Nani butterati ed orribili porgono loro garze nere, ricevendo tagli coi bisturi in faccia, cosa che sembra pacificare il loro spirito tormentato non meno della forma inumana delle loro nuche.
A mezzogiorno in punto scende la venditrice di panini, dal nugolo di tagliapancia esce un'immensa mortadella vergine e incordata. I nani se la caricano sulle spallucce malvagie ed entrano nella casa paninara, non prima di aver leccato la minigonna alla padrona e aver intonato l'inno di Forza Italia all'incontrario. Che sorriso fantastico, che dentature per carrube! Che capelli lisci e ramati! Fa un gestino con la spalla nuda, un blink di sopracciglia, si gira e va dentro, dietro come cuccioli d'oca seguano in fila i cuginetti con le zeppe, tranne l'eunuco biondo che si accoppia con un cactus. Sul lettino non resta niente di niente.
Il giorno dopo ella è di nuovo lì a stendere le sue trasparenti culotte a fiori contro l'orizzonte di fuoco, i Cugini di campagna saranno usciti nella notte dal posteriore. Non fa altro che guardarmi e intingere nel burro le locuste. Di certo, penso, il vero mondo si trova dall'altra parte della sua casa, prima o poi tocca lasciare questo lettuccio d'ospedale. Del resto sono in formissima e qui non ci sono più pazienti, dottori e medicine da quando Tonino Carino morì improvvisamente nella sala accettazione.

Oggi ho deciso per l'uscio. La gente nei finestroni mi guarda come se portassi la loro vita alla sede del P.S.D.I. Non capiscono perché sto sempre fuori ad uscire, invece di fare come tutti e starmene nelle case chiuse a saratoga. Ma il fatto è che devo comprare le pile nell'orologio, che si è messo a funsionare, se no, stavo pure io incasinato come loro. Pure perché oggi c'è il sole di brutto scottadito, e gli ami per strada sono a molte migliaia, con delle esche di sacro da leccarsi l'anima.
Che pena tutti negozi imenati, i faccioni di Craxi e di Gava fatti verdi dagli agenti atmosferici. Nessuno più pulitzer le vie, nessuno rimuove i cani morti ridendo. Lì, proprio lì , stanno facendo "la "fattoria"", vedo da sotto i muri scorrere ir sangue di gola della Ricciarelli. Un sangue polveroso, che fatica a stillare nelle fogne che ridono di vento e evaporano mosche.
Trovo pe fortuna aperto "Orologiaio da John Lennon, pe servirvi". Uno stambugio con mille cucù.
"Ci ho qualcuno?" Pare niente. Però c'è una verandina di pezzuola che dà in un bernoccolo ulteriore di spazio negoziato. Scosto, c'è John Lennon imbavagliato che gira nella ruota del criceto, e ir suo movimento peppetuo, blocca ir movimento di tutti gli orologi sensibili del mondo. E' una protesta motoria contro la cronologia, ma è soprattutto un lavoro.
Sbavo Johnn e attacchiamo il cha-cha-chat. Mi dice che se non lo fa lui chi lo fa?
"Non ti avevano ucciso, Jons? Hai visto ieri la giapponese Arakawa, quella che ha vinto il pattinaggio, altro che Yoko onu."
"Sì, ma pensiamo agli affari." mi dà la pila narcolettica, la pigio nel mio cipollotto e lui si ferma.
"Visto oggi quanti ami? Avevi ragione, un mondo senza religione fa bene qui e fa bene qui." Dico imitando quello del the infrè.
"E allora ir comunismo?" Mi dice disgustato e passandosi in testa il pettinino per i pidocchi, ma io gli dico che lì Stalin si era fatto gesucristo senza croce, cambiare oggetto non per questo muta la sostanza. Quando finisce la religione, eppoi inizia l'uomo, e partono gli orologi, giusto? Appena detta questa gustosa boutade filosofica, vomito in un orologio a cucù, e tutti ridiamo forte soffiandoci il naso contro i vetri puliti.
Lui non mi risponde, allora gli do gentilmente un pugno nello stomaco. Sorridiamo, ci mangiano due bustine di giambonetti, seduti per terra a parlare di seni enormi, ma veri, grazie al quale, divento un suo commesso per manifesta superiorità di conoscenza. Stiamo pensando di cambiare insegna e mettere due poppe magister e un orlogio a sostegno, come un ferretto cronologico fermo.
Sta per entrare Raffaella Carrà, solo con un tanga bianco di pizzo indosso, ma senza rinunciare ai tacchi (sai che bolle ai talloni), ha il muso come leprorino, quel tipico taglio di chi si fa pigliare dalla ciccia di Buddha...
Che pena tutti negozi imenati, i faccioni di Craxi e di Gava fatti verdi dagli agenti atmosferici. Nessuno più pulitzer le vie, nessuno rimuove i cani morti ridendo. Lì, proprio lì , stanno facendo "la "fattoria"", vedo da sotto i muri scorrere ir sangue di gola della Ricciarelli. Un sangue polveroso, che fatica a stillare nelle fogne che ridono di vento e evaporano mosche.
Trovo pe fortuna aperto "Orologiaio da John Lennon, pe servirvi". Uno stambugio con mille cucù.
"Ci ho qualcuno?" Pare niente. Però c'è una verandina di pezzuola che dà in un bernoccolo ulteriore di spazio negoziato. Scosto, c'è John Lennon imbavagliato che gira nella ruota del criceto, e ir suo movimento peppetuo, blocca ir movimento di tutti gli orologi sensibili del mondo. E' una protesta motoria contro la cronologia, ma è soprattutto un lavoro.
Sbavo Johnn e attacchiamo il cha-cha-chat. Mi dice che se non lo fa lui chi lo fa?
"Non ti avevano ucciso, Jons? Hai visto ieri la giapponese Arakawa, quella che ha vinto il pattinaggio, altro che Yoko onu."
"Sì, ma pensiamo agli affari." mi dà la pila narcolettica, la pigio nel mio cipollotto e lui si ferma.
"Visto oggi quanti ami? Avevi ragione, un mondo senza religione fa bene qui e fa bene qui." Dico imitando quello del the infrè.
"E allora ir comunismo?" Mi dice disgustato e passandosi in testa il pettinino per i pidocchi, ma io gli dico che lì Stalin si era fatto gesucristo senza croce, cambiare oggetto non per questo muta la sostanza. Quando finisce la religione, eppoi inizia l'uomo, e partono gli orologi, giusto? Appena detta questa gustosa boutade filosofica, vomito in un orologio a cucù, e tutti ridiamo forte soffiandoci il naso contro i vetri puliti.
Lui non mi risponde, allora gli do gentilmente un pugno nello stomaco. Sorridiamo, ci mangiano due bustine di giambonetti, seduti per terra a parlare di seni enormi, ma veri, grazie al quale, divento un suo commesso per manifesta superiorità di conoscenza. Stiamo pensando di cambiare insegna e mettere due poppe magister e un orlogio a sostegno, come un ferretto cronologico fermo.
Sta per entrare Raffaella Carrà, solo con un tanga bianco di pizzo indosso, ma senza rinunciare ai tacchi (sai che bolle ai talloni), ha il muso come leprorino, quel tipico taglio di chi si fa pigliare dalla ciccia di Buddha...

Malcolm Benk dovrebbe essere l'eroe veramente gentile dei nostri tempi, di tutti noi. Sto scrivendo un romanzo su lui, nelle mie ore nere, perciò solo quando non dormo. Chi è Malcolm Benk? E' uno a cui arrivò ( per puro caso sia detto), una pallottola rom nel cranio e gli tirò via una susina di cervello, solo una misera susina di cervello, tanto che non volle nemmeno un cerotto.
Beh, direte voi, a tutti capita di vedersi volare via brani di brain a seguito di sparatoie casuali, e conciossiaché?
Beh, a Malcolm volò una tale parte dopo la quale fu per sempre indifferente ad ogni cosa possibile e immaginabile. Vi rendete conto, amci?
A Malcolm facevano la stessa impressione la notizia che era entrata una mosca nella sua stanza o che era morta sua madre annegata nell'inchiostro dell'uniposca. Anzi, forse era più infastidito dalla mosca, qualora gli avesse fato free clambing sul volto.
Disumano certo, ma vuoi mettere, niente empatia, niente ipocondria. Budda, gli stoici, lo stesso Epicuro sparati via in un baleno! Gli scenziati stanno lavorando notte e sera a localizzare quella partizione formattante i sentimenti di immedesimation, ma tutto quello che hanno ottenuto findesso è lo sfamaggio di molti felini di piccolo taglio.
Ci piace pensare che uno può buscarsi una pallottola nella cocchiera neuronale e diventare indifferente al Floppy disk, oppure a Maurizio Damilano, o a tutte e due, oppure alle Kessler, al pudore, alle pubblicità dei telefonini, o ancora più verosimilmente, indifferente a tutta la vita intera.
p.s.
L'ho chiamato Malcolm Benk, ma non è il vero suo nome, siccome ci sono sette, il suo vero nome è keep out, ma google è quasi stupido quanto Calderoli e chi l'ha messo lì.
Beh, direte voi, a tutti capita di vedersi volare via brani di brain a seguito di sparatoie casuali, e conciossiaché?
Beh, a Malcolm volò una tale parte dopo la quale fu per sempre indifferente ad ogni cosa possibile e immaginabile. Vi rendete conto, amci?
A Malcolm facevano la stessa impressione la notizia che era entrata una mosca nella sua stanza o che era morta sua madre annegata nell'inchiostro dell'uniposca. Anzi, forse era più infastidito dalla mosca, qualora gli avesse fato free clambing sul volto.
Disumano certo, ma vuoi mettere, niente empatia, niente ipocondria. Budda, gli stoici, lo stesso Epicuro sparati via in un baleno! Gli scenziati stanno lavorando notte e sera a localizzare quella partizione formattante i sentimenti di immedesimation, ma tutto quello che hanno ottenuto findesso è lo sfamaggio di molti felini di piccolo taglio.
Ci piace pensare che uno può buscarsi una pallottola nella cocchiera neuronale e diventare indifferente al Floppy disk, oppure a Maurizio Damilano, o a tutte e due, oppure alle Kessler, al pudore, alle pubblicità dei telefonini, o ancora più verosimilmente, indifferente a tutta la vita intera.
p.s.
L'ho chiamato Malcolm Benk, ma non è il vero suo nome, siccome ci sono sette, il suo vero nome è keep out, ma google è quasi stupido quanto Calderoli e chi l'ha messo lì.
Oggi apro la finestra è ir cielo è fatto tutto di peperone: un'immane molliccio maltempo rosso, a fettucce grosse quanto anaconde, senti come quando fanno le autopsie nei firm usa, o si baciano nei film usa: il rumore è identico.E' così rosso e oleoso che non lo posso vedere! Amantidi di un metro succhiano la bufera semi-immobile. Nella città deserta un umido vento di frittura, ombre debosciatamente cremisi, capperi giganti che hanno semidistrutto i miei due maggiolini nella strada. Altri fossi capperali più avanti. La salma di Corrado Tedeschi, il braccio finto di Fernanda Pivano, piluccato da palombi che non hanno più niente di umano, tranne la testa di Allen Ginsberg.
Non piove mica, cola. Cola olio tiepido, rancido, pieno di insetti morti, così urticante da esfoliare i palazzi che, lacrimosi di pittura e peproglio, si fan tutti spettrali.
Hanno avuto ragione i milioni di idioti, questa volta siamo rimasti sul fondo barile. Ieri ridevo a tutto quel marasma fuggi-fuggi, i centri televisivi smontati pezzo per pezzo, portati da veline, netwater, impiegati televisivi psicocheep. E ridevo, pensando agli altri, che non avevo mai conosciuto, che pure loro dovevano piegarsi in due dal ridere, toccando con la testa le caviglie. Ma dai! Un bassa pressione di peperoni, nemmeno i più sciocchi possono bersela.
Ora sono io a tremare. L'aria sa di forno, ho della polvere di peperoncino nelle nari, le strade si fanno appiccicose di sugo, sulle finestre piove un cruento catarro bollente da cenone. Non mi salverà giocare da solo, tutto solo al gioco dell'oca, nemmeno fare l'autopsia a Corrado Tedeschi, oramai già finito ad imbottire un peperone ultrastrong.
Sollevo il mattone del pavimento, saluto gli scheletri impolverati di Keynes e Liam Brady, tolgo da sotto il cranio di questi la rubbrica che contiene tutti i nomi, i nomi dei settari. Siamo in pericolo, allora dobbiamo conoscerci, ma perché io? E' vero, non c'è un capo e a rigor di logica chiunque può fare la squillo. Mentre penso questo driineggia. Alzo, lui parla, una voce come Depeche Mode: " Casa tua, zona raduno. Chiama Lysoform". Tlick.
Digito il numero, mentre i peperoni che scendono dal camino acceso sembra che ridono. Mi risponde una voce come Depeche mode, dico "Casa mia, zona raduno, chiamo da parte di Lysoform." Non è che sono stupido, è la prassi. La setta è fatta di due, e il protocollo va seguito, se non sono sette per modo di dire.

- Non avevamo mai creduto alla cospirazione del meteo.
- Ora che si fa, David? Tu ti sei pure cucito le palpebre...
- Sì, però mi sono disegnato gli occhi e ho un cappotto con le lampadine, non sono del tutto avulso dall'andamento.
- Sei solo una tronfia immagine del video "Barrel of Gun". Chi mi dice che tu non sia un infilitrato del FBI?
- Credi che la setta abbia tutta questa importanza per i federali, baby-boy? Siamo solo io e te a non credere al meteo.
- Sì, ma ora che si fa, David?
- Devi portarmi sulle spalle, lontano da qua.
- Scusa, perché? Se sei arrivato fin qua, significa che puoi andare alla ground.
- Sono arrivato fin qua perché è un percorso che provo da quando sono settario, quattro anni.
- Se mi rifiutassi?
- Apre la sua valigetta di tartaro dentale, quello che c'è dentro non si può spiegare. E' Pornokrugher, è Shining, è popcorn e mescalina. Me lo carico al groppo e scendiamo le scale. Dal soffitto goccia sugo su David, diventa pericolosamente basculante, mi oscilla come fossimo al rodeo, vola nelle trombe delle scale. Indimenticabili i suoi occhi impassibili per quanto disegnati, che rimpiccioliscono verso le tenebre. Sento uno squash, quando scendo la setta si è estinta.
Cerco di correre in strada, ma iniziano i lampi. Vere e proprie liane di peperone frustranti che devastano ogni cosa. ora i capperi hanno le zampe. Abbaiano. Devo trovare un rifugio antipeperone e aspettare che la bufera passi. Ah, incredibile, perché ti abbandonai? Come un naufrago, vago per le città allagate di sugo e insetti morti, usando come zattera Corrado Tedeschi e come remo il braccio della Pivano.
- Ora che si fa, David? Tu ti sei pure cucito le palpebre...
- Sì, però mi sono disegnato gli occhi e ho un cappotto con le lampadine, non sono del tutto avulso dall'andamento.
- Sei solo una tronfia immagine del video "Barrel of Gun". Chi mi dice che tu non sia un infilitrato del FBI?
- Credi che la setta abbia tutta questa importanza per i federali, baby-boy? Siamo solo io e te a non credere al meteo.
- Sì, ma ora che si fa, David?
- Devi portarmi sulle spalle, lontano da qua.
- Scusa, perché? Se sei arrivato fin qua, significa che puoi andare alla ground.
- Sono arrivato fin qua perché è un percorso che provo da quando sono settario, quattro anni.
- Se mi rifiutassi?
- Apre la sua valigetta di tartaro dentale, quello che c'è dentro non si può spiegare. E' Pornokrugher, è Shining, è popcorn e mescalina. Me lo carico al groppo e scendiamo le scale. Dal soffitto goccia sugo su David, diventa pericolosamente basculante, mi oscilla come fossimo al rodeo, vola nelle trombe delle scale. Indimenticabili i suoi occhi impassibili per quanto disegnati, che rimpiccioliscono verso le tenebre. Sento uno squash, quando scendo la setta si è estinta.
Cerco di correre in strada, ma iniziano i lampi. Vere e proprie liane di peperone frustranti che devastano ogni cosa. ora i capperi hanno le zampe. Abbaiano. Devo trovare un rifugio antipeperone e aspettare che la bufera passi. Ah, incredibile, perché ti abbandonai? Come un naufrago, vago per le città allagate di sugo e insetti morti, usando come zattera Corrado Tedeschi e come remo il braccio della Pivano.
Se pe fortuna, tutti i viventi che ti si infilano nella vita, ti apparissero sotto forma della parola (o anche frase) che più li delinea, ti divertiresti proprio come uno scarabeo...
Filosofi altogheter conoscevano la natura concimistica dei lemmi. Toh! ecco che si avvicina FAME, il piccolo, grasso, peloso, stupido (questo è l'intero suo nome brasiliano) e (bisognerà lavarlo prima che scadi un lustro). UFFFF! mette la moka sul fornello, mentre HO UN PROBLEMA, scorazza in tuta metalmeccanica con la sua colazione da pazzoide e l'eterna sax tra le affusolate dita zafferane.
Io scendo prima che si alzi IO E BASTA a fumare le sue 40 future quotidiane. Incrocio lo specchio, saluto MA COSA STO FACENDO? e via di rimbalzo.
p.s.
Potreste dirmi il vostro nome in parole?
Filosofi altogheter conoscevano la natura concimistica dei lemmi. Toh! ecco che si avvicina FAME, il piccolo, grasso, peloso, stupido (questo è l'intero suo nome brasiliano) e (bisognerà lavarlo prima che scadi un lustro). UFFFF! mette la moka sul fornello, mentre HO UN PROBLEMA, scorazza in tuta metalmeccanica con la sua colazione da pazzoide e l'eterna sax tra le affusolate dita zafferane.
Io scendo prima che si alzi IO E BASTA a fumare le sue 40 future quotidiane. Incrocio lo specchio, saluto MA COSA STO FACENDO? e via di rimbalzo.
p.s.
Potreste dirmi il vostro nome in parole?
Il tavolo era bandito di rossi, verdicci, neri. Cacciagione lacustre, salatini asiatici a base di grilli,e fuori fucilava il tempo, il boowling di grandine, sulle millefiori. Era fatto di appettenza e dalle grandi dame colava sudore e talco dalle sboccate scollature lattifere, mentre ponevano le zuppe di castagne ghire, incuocibili , spendide come queste zoppe dee che ci sorridevano.Si ingannava il fra mentre tra le pietanze vellicando mammelle, anche finte o baciando le parti calde delle sedie. Sarebbe stato tutto davvero tetro las vegas se solo ci fosse stato il vino! di cui il desco parea colposamente guercio. Fui mandato io a riequilibrare, in quanto totale straniero (la qualifica di intruso la si guadagna al primo accenno di consistenza).
Era ora calda e azzurra estate come un immenso grembo vuoto arenario. A 100 metri dal palazzo c'erano le cantine riunite di Venezia e Trieste. Entravi dopo alcuni test attitudinali su Bracardi e uno che non conoscevo dei New Trolls. Nel retroingresso c'erano i Queen of Stone age che facevano confetture di pneumatico. Più in la' l'enorme spiazzale, che finisce nella massaria di una volta, coi sapori e la genuinità, e qualche osso incestuoso che sbuca qua e là. Le gigantesche tarantole scendevano a gruppi di uno, timide e stranite, sulle scale, o sulla facciata dell'edeficio, scendevano bavose di deferenza. Chiedevano a gesti "quanti litri?" . Le si frustava con il sole 24 ore per quanti ne si volesse, a volte si voleva tanto di quel vino da farle morire e restare così sobri e più poveri. Ma ce ne erano a maree, talune non avrebbero mai visto luce o fruste.
Umili, immense, incescpicando andavano alle cantine a mungere le violacee capre etiliche.
Mentre si udiva non sapevi se di piacere o di strapatak, il belabela, venivan giù i padroni, vestiti come i peggiori mezzadri, Lino Toffolo e James Joyce. Gente infida, pensavo. Forse perché si sedevano a fumare sul poco di muro diroccato, e facevamo i chirurgi con formaggi fortemente narcotici. Pian piano ti invitavano, vendevano le cravatte di Luigi Tenco e del plutonio in buste, ma gli piaceva parlare della vita quando si faceva sera e un vento umido, dai tigli dava il visibilio e la partita iva di Dio.
Io ero seduto lì che parlavo di chi fosse il vero capo, se la gente di Dublino strappandosi con forza i peli dal naso, non potessero utilizzare questi ultimi come shangai, se si potesse fare qualcosa per quella testa così difforme di Joyce.
"I suoi modi aristocratici e bakuniani, mi danno fastidio". Lui rideve e si scusava di non essere lercio nei modi e nella vita coniugale come il suo collega Toffolo, ma certe volte non era Joyce, ma solo uno che aveva dimenticato lì qualcosa e non andava via perché sotto la moglie lo aspettava per convincerlo a rendere invisibile la Scandinavia.
Poi arrivò il vino portato dalla giovane tarantola (mentre si issava vidi che non aveva tatuaggi, ricordarsi che era la cuasa n°1 di infarti in certe località dei pirenei). Pioveva ora sui nostri corpi ignudi, ma quel maledetto Joyce, sempre con quelle cosce accavallate, nudo, coi calzini fumava e decantava le virtù di qualsiasi cosa. Era un lodatore incredibile, era capace di lodare per ore, prima di svenire per emorragia gengivale, sotto la pioggia. Toffolo urlava qualcosa, e i vistosissimi ragni avvolgevano James in un baco letterario pulsante e fluorescente e lo portavano lontano, in certe nebbiose liturgie della Scozia paralella.

Che Google andasse verso un baratro in picchiata senza uscita era chiaro. La febbre del mida, che tutto quello che togo si trasforma in oro saiwa, ha fatto fare il passo più loongo della gamba, dandoci sensazioni onnipotenti affatto perniciose. Mille inziative, più o meno delicetuose, tra cui si salva solo Froottle, il portale delle notizie così come sono dentro. Lo stesso Froottle, pur essendo cartillagine integrata del sistema, se n'è svincolata e aveva previsto il crack, e di come i miliardoni di google potevano andare in fumo, per strategie affidati a discutibilissimi algoritmi.
Speriamo solo che Gugl non schiatti prima di pagarmi l'assegno degli AdSense. Poi, può pure rotolare nella bara delle applicazioni. Morto un motore se ne formula 1 altro.



