venerdì, 28 aprile 2006
Micefun

Fallire è fico. Dopo  un mondo alternativo dove straordinarie maggiorate sgambano per me dall'alto, ed io per loro, metà albero e metà sonda lunare, dopo il sogno che tutti quelli che hanno occhi siano capaci di lanciare raggi laser (pensateci solo un secondo, poi basta), il fallimento si colloca in cima alle mie preferenze. Non un fallimento particolare, ma il fallimento come categoria sociale, protestante, individuale dell'anima. Ho sempre invidiato i falliti, finché ho iniziato a provare invidia per me, smettendo di soffrire, del resto quelli che hanno successo sono solo degli alieni con i neuroni automatizzati dai mostri di Goldrake (Hidalgos, Minoss et similia).

Vivo per fallire e fallire mi fa vivere, fallire mi dà il pane. Sono un deviato sociale: ai giardinetti  importuno le fallite, e respingo le avance delle signorine che non sanno nemmeno che significa il fallimento. Nella stanzetta ho un poster dei solerba e dei Litfiba, posso forse fare di più? Attenzione, non sono però un volgare reietto che si promiscua con l'ozio affinché, infaticati, gli rotolino indosso gli obiettivi. Io perseguo scientemente i miei fini fallimentari, a tutto gas.
Mi piace il fallimento, anzi l'adoro, cerco sempre di fallire, anche quando tutto è contro di me. Mi preparo come se dovessi fare altro, come se dovessi avere successo, riuscire, poi, prima dell'alloro, il trionfo, il buono spesa per i peluche della michelin, fallisco. Fallisco e sono felice. Ho aperto un club di falliti, e siamo tutti felici, e ci dispiace per gli altri, che sono felici, e poi muoiono convinti di essere qualcosa, e invece sono solo ossa e bigmac per vermi, e quando falliscono è troppo tardi per vederlo.
Mi vesto di rosso, bevo un tamarindo con Ben Afflek, anche se non mi ricordo la sua faccia mentre lo faccio, e forse la mia convinzione che sia lui, sia proprio Ben Afflek oggi sul mio quotidiano percorso al fallimento, è solo un "anticipo" di fallimento. Io ho sentito molto questo nome, ho studiato, ma solo origliando di sfuggita il caso "Ben Afflek". Cioè, se dalla tivi sentivo Ben Afflek, prendevo ad origliare e immediatamente correvo via, come corrono i bambini, che spazzano via tutto quello che c'è davanti a loro, e toccono le parti erotiche in bella mostra delle ragazze. Mi sono fatto una cultura sterminatamente fuggiasca su Ben Afflek, e stamane così posso fallire proprio su di lui. E' fantastico! Non ricordo un solo film con costui, certo ne avrò visti a patacche, ma solo perché mi servivono per fallire. Non sapere una domanda che nessuno ti fa, aggirando il caso Mike Buongiorno. Ben Afflek è rimasto di sale sulla spiaggia. Io sono corso dai miei amici falliti e ho condiviso con loro ir fallimento, ma erano tutti a fallire altrove, e abbiamo dovuto condividere il fallimento in web cam, ma ognuno di noi aveva sabotato la webcam dell'altro, per aiutarci vicendevolmente a fallire, così abbiamo goduto di un fallimento collettivo, doppio, sembravamo tutti come i Coldplay. Non so loro, ma io ho scomodato Jerry Calà, e mi sono detto: "Libidine, doppia libidine". Ma domani ci aspettano altri deliziosi fallimenti, se solo continuiamo a tenere duro.
Postato da: Fricat at 07:16 | link | commenti (12)
Categorie: 1000 racconti
lunedì, 24 aprile 2006
LittleC'è da raccontare una cosa estremamente hard boiled. Elvis Priesley, il Little Tony Italiano, si trovava addirittura in Canada, nel quale, ci dava dentro con il suo libidinoso repertorio di canzoncine rock steady, e con un ciuffo giammai così infiammabile.
Nel pieno del suo lavoro di rocker extracomunitario, 65n, sprezzante dell'anagrafe e delle sue fastidiose avversità, è stato colpito da una crisi cardiaca, di quanta buffezza ci sia nel dramma, è un compito che lasciamo al lettore. Ad ogni modo, questo spiacevole episodio, ha scatenato una serie di servizi, chiaramente speed-trash (nome alla page di quello superpoetico camion della nettezza urbana (con quel nettezza che da sola fa crusca)).
Assolutamente pattini & Gin tonic il servizio della ossidabile Anna Praderio di Canale sinco, la quale di questo cuore, ce ne ragguagliava la disincronia, con il solito tono fuso e felice, e con in sottofondo quel "Cuore Matto" che nel tempo aveva inturgidito gli onori del nostro, e ora, sembrava dirci sta Anna dagli occhi rossi, dal successo lo stava a portare quasi al decesso. Il cuore dà e il cuore toglie.
Postato da: Fricat at 08:27 | link | commenti (7)
Categorie:
domenica, 16 aprile 2006
Ora, leggibile a questa pagina, tale articolo inziante accussì:
http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/politica/elezioni-2006-11/scalfari-italia-spaccata/scalfari-italia-spaccata.html

La questione di base è la spaccatura dell'Italia in due. Numericamente le due metà coincidono e sono, al fondo delle cose, l'una contro l'altra armate (metaforicamente s'intende, o almeno si spera). Ma sarebbe un gravissimo errore pensare che da una parte (la propria) ci sia il male e dall'altra il bene...

AHAHAHAHAH, un mito.
Postato da: Fricat at 17:54 | link | commenti
Categorie: rebus
venerdì, 14 aprile 2006
c,c,cAlcune cose che sul figuro mi allieterebbe dinebbiare.

1. Figli laureati tedeschi

Visto che conoscevano il padre (e non è cosa da tutti), vanno sbarrati per il favorire, benché laureati, sempre che questo non sia, come dovrebbe essere in ogni paese veramente civibus, un aggravio di colpa, anche senza avere un padre mafiogeno?
Se questi figli li si sapeva già, non bastava mettere un bel Tom Ponzie alle loro terga per arrivare al patatino?

2. Figli di Papà

Salvo Sottile, figlio del un piccolopoco conosciuto giornalista Sottile, lavora a Mediaset, come il figlio di Giuliacci e moltissimi altri 200 figli meritosi, questo perché il nepotismo non può che essere accollato, per legge, alle piccole giunte di sinistra. A pre-scindere che da uno così non comprerei nemmeno la frutta o gli arbre magique, il suo accento siciliano è devastante, ma questo è il minorato che si possa dire di lui.
Ieri, siccome è siciliano e sa dire "pizzini" come si deve, gli hanno affidato un servizio-biografia su Promelenzano, in pratica un servizio tipo verissimo, come se il Provenza fosse il nonno della Fabiani, che alla fine ho quasi provato un moto di lacrime per quel poveretto tolto dal casolare con 10mila euro nel portenfant. Ora, è vero che oggettivamente il nonno della Fabiani è più da Luccderdone dell'altro, in quanto avente un 1/4 di responsabilità sulla nascita dell'ostricara, ma il pro gli ha dato dentro di mitra all'ennesima potenza, con bimbi, nonni, mamme, transessuali e astronauti. Un po' di misura, su, non andiamo troppo per il sottile qua.

3. Questi "cazzo" di pizzini, e scusate "pizzini"

Ma è mai possibile che ogni vorta che i giornalari sente una parola di sapore fresco di fabbrica, debba subito inflazionarla, fino a renderla inservibile per il resto del popolo sovrano? Io, dall'albero della mia ignoranza dialettica, non sapevo che fosse i pizzini, nemmeno del pizzo avevo sapienza più pingue, ma tant'è, pensavo che i primi fossero dei merlettini, e che Provenzano era stato latitante, non tanto allo stato, quanto alla stessa mafia, perché non si sapesse la sua subitanea effeminatura. Poi, qualcuno mi spiega che i pizzini sono "bigliettini", come se Berlusconi scoprisse a Napoli dei votanti di sinistra e nei telegiornali sentissimo continuamente "guàlleri" anziché coglioni.
Postato da: Fricat at 08:15 | link | commenti (8)
Categorie: per dire

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