venerdì, 28 luglio 2006
ooonun


"Lei ha un pube molto fashion."
"Lei è davvero la gentilezza fatta giovane."
"Lasci stare le cerimonie, le cose vanno dette, e io lo dico, i love jesus and pube, but not the pube of Jesus, of course. Forse lei non ha bisogno di questa distinzione, ma io sì, per ora e per Dio. Il suo, signorina suora a metà, è un pube da museo del brivido, faccia sentire, sì, no  million doubts from highland, formalmente autarchico, a striscia, senza le neri ali dell'angelo... ma con il giusto spessore elvis, come piace a me, e senza  i vulcanelli di sebo che occhieggiano dopo una waterloo depilatoria e ne intristiscono lo splendore, se scrutati da queste veritiere distanze".

Lei mi ha sorriso e si è annusata il pollice, che era stranamente uguale al mignolo. Il volto di Scolari era momentaneamente coperto da una maschera di pinoli, forse stava dormendo o forse pensava se la vita sarebbe stata diversa se avesse trovato una cadillac d'oro piena di cocaina, quel giorno in cui trovò un granchio  incastrato nel telecomando. Perché tutto questo? Lontano si sentivano delle risate e degli spari subacquei, la ruota panoramica, in lontanza, era appesantita dagli avvoltoi e più vicino la voce di Wojtyla che raccontava la trama di Pierino il medico della Saub, ma quella donna e il suo epicentro, erano l'ombrellino del mondo contro la catastrofe cosmica imminente.
"Posso tagliarle un piccolo ciuffetto innocente? Sa, faccio la collezione, e non c'è rimasto un gran che di tempo."
"Che deliziosa coincidenza! Anch'io  colleziono peli pubici!"
"Ma io colleziono peli pubici femminili..."
Risposta  insulsa e offensiva, ma quando è il sesso ha cavalcare l'appestato ronzino della religione, e non il contrario, allora si ha una certa sveltezza dicitoria, l'eccitazione macchia di marmellata l'equilibrista mentale e lo fa cadere nella calza a rete.
"Perché precludersi, perché questa discriminazione? Tutti i peli pubici sono interessanti, se fioriscono nelle mutande della meglio gioventù".
"Ebbene, posso?"
"No, prima io."
"Sta dicendo che vuole infilarmi le mani nei pantaloni?"
"Non solo nei pantaloni, ma anche più dentro. Certo, e poi sarebbe la prima volta che ho un ciuffo di un collega."
"Per me sarebbe la terza, ma non è importante. Ecco, questo è il frutto del mio pube, dato in  sacrificio per voi. Mi raccomando, non mi rovini l'acconciatura e non tagli il superfluo che è necessario."
Il 'sssak' ! delle scissor è stato bellissimo, tanto che qualcuno al piano di sopra ha spedito dello shampoo per lettera. Da lontano, in strada qualcuno correva come un pazzo contro una cavalla che stava partorendo nella sua macchina, senza cintura. intanto, al topless bar si era fermato il bus della nazionale. Che silenzio, che inutilità, che pube.
Adesso era il mio turno, vado per avvicinarmi con le forbici, ma la suora vade retra.

"Hey, mica vorrai usarmi questa scortesia, eh!" Mi ha guardato dolce e colpevole, mentre metteva il mio ciuffo in bustina.
"E Claudia?"
"Ti sto infilando le mani sopra il sesso per tagliarti dei peli pubici, mica ti sto sposando".
"Ma vuoi più bene a lei o a Claudia?"
"Stai andando in confusione mentale. Ma chi ti conosce! Nemmeno a Claudia conosco, ella mi ha solo salvato la vita, soffocandomi una risata con il viagra. E tu, vuoi più bene ai tuoi ciuffi o al Dio che dovresti servire? io ad esempio voglio più bene a Quentin Tarantino che a te."

 Infine ha ceduto e si è fatta scalpire la croisette.
Scolari si è svegliato e ha acceso la radio, da cui si è diffusa immediatamente una furibonda bestemmia in Finlandese.
"Questi finlandesi! sempre a bestemmiare come turchi. Non si accettano mai per come sono: un bracco di negri finlandesi!. Ah, suor Alena! Come direbbe Eduardo, l'aspettavo con anzianità."
"Come sta la mia pecorella? Sempre meno smarrita?"
Il sorriso di Scolari è tipo quelo dei malvagi della warner bros cartoon quando gli viene in mente un' idea turbosatana e si fanno la faccia a  sigaro cubano. Ha le mani intrecciate sulla pancia e sanguina pacificamente dal naso.
"Un attimo è sarò da lei, ora mi faccia sistemare le mie cose."
Cavolo, proprio Alena si doveva chiamare? Non ho nessuna targhetta plastificata con quel nome.
"Però, che mistero questo dei peli pubici..." Le ho detto.
"Perché?"
"Beh, sono peli, se non mettiamo il nome non potremmo distinguerli in nessun modo, nemmeno dire a che sesso sono o a che animale."
"Non bestemmi per favore."
"Eh?"
"Perché dice queste idiozie? Un vero amante dei peli saprebbe distinguerli in ogni occasione, anche se si trovasse a bruciare su un rogo perché hanno sbagliato persona."
"Ah, non so, voi toglietemi il nome dalle bustine e mi togliete tutta la magia. Per me possono anche essere dei crini di stambecco. è il nome quel che conta, dillo a Geova." Abbastanza insapettatamente la suora mi ha mostrato forte il dito medio e mi ha detto: Fffokk! Con la voce tipo il cantante dead metal dei KoRn.
"Ma vuoi smetterla di importunarmela, eh?" Ha gridato Scolari lanciandomi la radio contro l'ombelico nudo.
"Scolli, digli di ridarmi i miei peli, non voglio più..."
"Suddai Alena, proprio tu che insegni la tolleranza senza belligeranza, calma i tuoi nervi, ricresceranno...vieni...ho bisogno di catechismo, di un bel quarto d'ora di catechismo outlet."
"vigliacco senza dio! eccomi!"

Suor Alena si è inginocchiata e piangendo ha iniziato a fare qualcosa che non sembrava proprio catechismo nel senso canonico del termine, ma secondo me era più bello e faceva più bene. Le lacrime di rabbia sono andate sfumando nel dadaumpa.
Ah, ne avevo sentito parlare, prima il piacere e poi i misteri religiosi: uno così è infinitamente meglio disposto, ha il cuore che gli trasuda di Padre Pio. Se questo ordine delle suore scalze a rete prende piede vedremo tutti gli atei con il sandalo di Betlemme. Intanto che i piccioncini se le davano di "santa" ragione, io ho sbirciato la gucci bianca di Suor Alena, che traboccava di bustine pubiche. Come pensavo, ho trovato quella con su scritto: "Claudia, 5° piano." In fin dei conti, era tutto quello che volevo, anche se prenderlo così è stato un po' come per l'inter prendere lo scudetto a tavolino.  Comunque ero soddisfatto dai.

A casa, non so come, mi ha telefonato Suor Alena (avrà ricevuto il mio numero dal mangiatore di spade qui affianco, quello non tiene mai la bocca chiusa).
"Uelà, qual buon convento?"
"Che spiritoso che sei. Bello eh...?"
"Cosa?"
"Il ciuffo di peli che hai rubato."
"eheheh, dai...tu la conosci Claudia, puoi farteli dare quando vuoi, io non la becco mai..."
"Oh, il ciuffo di Claudia è qui con me. Sapevo che avresti approfittato del catechismo per sbirciare nella mia collezione, così ho messo la targhetta Claudia sul sacchetto di Scolari e quello di Scolari su quello di Claudia."
Quindici minuti di lunghissimo silenzio, poi lei dice:
"Ci sono ancora tutti, i peli?"
"Per metà sì, l'altra metà sta cuocendo in forno con una torta alla zuava."
Postato da: Fricat at 11:13 | link | commenti (9)
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mercoledì, 26 luglio 2006
Claudia House

Allora, ho letto l'indirizzo che mi scrisse con l'ago sulla nuca: tatto-decifra-ecchimosi.
Se avessi un numero di piastrine decente oggi non potrei più pensare di schiacciarle i punti neri sul pube. Si esce dal mio condominio , si aggira dello stesso, c'è una potta, simile a quella mia, se non la stessa. èntrasi, lì sta Claudia, al quinto piano, quello dopo il terzo (il quarto non è stato mai costruito, per espresso ordine di Hitler).
Il giro è stato funestato dalla grandine e da un vecchio nudo che mi rincorreva per domandarmi se avevo visto un pellicano con un semaforo nel sedere. Ho detto di no, ma che non potevo esserne certo, e se poi era così importante correre sotto la grandine, nudi, quando si è vecchi e con una barba che poteva impigliarsi sotto un cactus. Lui ha risposto di farmi gli asterischi miei.

Claudia abita fuori città, nel deserto del Gobi, e nel deserto la grandine divora continuamente il fegato al fango con un rumore che fa "f--h-f---f-", è come essere a Venezia e Venezia non si trovasse più là, ma a Reggio Calabria, capovolta sulla statale. Non avrei voluto porprio essere lì. Sentivo che il mio cappello iniziava a cambiare forma, lì, nell'ultima stanza della mia casa,a Manattham, e questo era poco meno che orribile, chissà cosa sarebbe diventato, chissà cosa avrebbe pensato la donna delle pulizie, forse il cappello l'avrebbe violentata tipo mazinga. Per quanto ancora i carabinieri continueranno a sentire il mio nome, prima di perdere sangue dalle orecchie?

L'androne è un grembo flesso con un po' di luce faticosa, opaca feccia che piange sugli umidi muri di torrone morto, disse di questo androne il famoso poeta Saint john Perse. Sulla sinistra c'è quel buco di granata dove sta ir portiere, una botola gnoma, gremita di gravami, pareti appesantite da quadretti bori. Eppure, guarda là, quel tronfio del portiere in poltrona, villanzone che decima noccioline con il ragno albino della mano, coi piedi su una cassa, di legno. Mi cascasse il cognome se quello non è Scolari, si è proprio Scolari, l'allenatore! Tutto questo ci lasciò sommamente indifferenti, come leoni in un erboristeria abbandonata (cit. Saint John Perse)

"Olà, amico, chi cerchi?"

"Devo andare al quinto, ho un appuntamento con Claudia".

" Ah, la bagasciona con i pungi bol."

Annuisce, guarda un punto, come lì vi fossero 3000 dollari, e su ogni banconota la sua faccia da assassino drogato del west.

"Beh, lei è un maiale, che cosa dovrei farle ora se fossi il fidanzato di Claudia, e se fossi il signore del male? Semplice: distruggerla, lentamente distruggerla, tagliandola con dei pavesini affilati, farla morire come un insetto..."

"Mi scusi non sapevo.." Risponde senza muoversi, senza cambiare le pile dal pupazzetto duracell che ha in mano. Dal soffitto qualcosa continua a cadergli continuamente sul naso e a ingrossarlo.

"Beh, non sono il fidanzato di Claudia, e se lo vuole sapere, nemmeno il signore del Male."

"Allora che minchia stai lì a terremotarmi le bale? la tua topaseno non è qui, e scommetti pure che non torna stanotte, il suo seno è molto sensibile alla grandine, una volta dovette stare una semana ar letto con il ghiaccio sull'uva passera, pe colpa della grandine."

Il linguaggio di quell'uomo mi rimepiva di sabbia la limonata dell'orgoglio, avrei perso la testa per dargliela in faccia, avrei dato tutto il mio seme nel tempo per diventare Aramis e farcirgli il volto di con il gioco del tris. Muovendo i baffi mi ha invitato ad entrare nel suo buco? E' così? ho capito male?

"Ma scherzi? Se entro anch'io esplode la città!"

"Amico, qui dento sono entrati fino a 6 persone, e tutte conosciute! Poi che fai pirla? laffuori, c'è tanta solitudine e tristezza, e fra poco vengono gli spiritelli dei nani morti sotto i monopattini."

L'ultima delle cose mi convince. Ma non è poi tutta sta ristrettezza. Posso persino sedermi su un elmo Mongolo. Noto che Scolari sotto la suola degli anfibi ha rane mezzo riconoscibili e mezzo marmellate. Staranno lì da qualche giorno, ma come se le avesse calpestate, poi tolti subito gli anfibi, li avesse rimessi ora, smemorato, per guardare uno stupido telefilm americano.
Troverei più interessante guardarmi un dvd di 9 ore che ha come protagonista Lino Banfi che dorme, piuttosto che socializzare con lui.

"Scusi, lei ha un account su Del.icio.us?"

"Certo, e ho adottato anche un babbuino a distanza."

"Come scusi?"

"Ti sei scusato già due volte senza aver fato un casso, e quando commetterai qualche crimine che farai?"

"Hai ragione, figlio di ignoto padre e di ignoto animale."

 Sorride, siamo ormai amici, mi infila già arachidi nelle palpebre. Sto bene con gli arachidi nelle palpebre, sembro Paola Borboni.

"Sai perché gli americani gesticolano come mimi asmatici sparati nel fisico?"

"Ha dell'orzata da prestarmi? Ora, be here now?"

"Perché erano un crogiuolo eterogeneo di razze bastarde, e quel fottuto inglese, con la sua grammatica ebete ed effeminata permetteva loro di concentrarsi in specis sui vocaboli, bastava ricordarli in sequenza, aiutarsi col corpo, sottolineare con gesti di kung fu, e tutti capivano un casso. Guarda gli inglesi, invece, sono di gesso, Liam Gallagher quando parla non muove nemmeno quasi la lingua, John Donne poteva parlare per ore sulla punta di uno spillo, Dylan Thomas quando era strafatto di amaro averna barcollava come una bottiglia di ferro a un party di calamite, ma non appena parlava diventava dritto e immobile, come se dio in persona intonasse coi bonga l'inno inglese."

"Mi dia dell'orzata, ne ho bisogno. Mi dica dov'è Claudia, mi parli di lei, mi regali la spilla di Gullit, ho voglio di farmi i buchi alle orecchie, ma non mi parli degli inglesi."

"Naa, ho solo una collezione di vhs con Ciccio e Franco, l'ho rubata durante un terremoto e quella non te la regalo, piuttosto la lascio in un fagotto davanti a un convento. Con voi Giovani è inutile parlare, volete solo computer, computer e seni enormi, volete cosce, seni, donne travolgenti,  culi e volte computer e spille di Gullit in seni enormi su delicious. Lo so, ti piacerebbe imbastire un bel filotto di conferenze su Greasemonkey, su questa spettacolare estensione per firefox, dei problemi etici che solleva ecc. Ma è tutto falso, amico, vi divertite a decorare i plum cake del tempo che gettate nelle fauci sorde dell'abisso."

Mi sono girato a riflettere e ho visto a due cm dalla mia faccia il più bel pube curato della storia dei mondiali. Lo stesso pube che di certo aveva Carolina Morace a 21 anni. Guardo la proprietaria, la parte superiore è tutta suora di guarnimenti. Il volto è quanto di più speedball permette oggi l'Europa.

(...continua)
 
Postato da: Fricat at 09:02 | link | commenti (18)
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domenica, 23 luglio 2006
Attrazione


Oggi sono andato all'Attrazione. Non ci sarei mai andato se un prete davanti a me non fosse svenuto abbondantemente, seminando i ferrini della questua dalla salamella ormai deflorata dall'impatto tra religione e fondo sconnesso stradale. Che Paese orrendo, l'Italia.

L'attrazione sostituì molti anni fa il bingo, chi sporco fascista non se lo ricorda? Il bingo trasudava di gente, era la novità big power, un modo divertente per incendiare quanto sudatamente affastellato durante la settegiorni. Cristo, quanti vecchi che uscivano e poi si schiaffeggiavano contro il radiatore caldo, per la vergogna e la rabbia, quanti giovani che entravano felici e uscivano con le unghie capovolte, assassini,  pieni di gnocchi di bava alla bocca, escoriati nel carattere, senza più una regolare vita sessuale, una capigliatura socialmente accettabile, un buono pasto da sfitipizza; senza più mestruazioni, senza amore per il prossimo, donne  buttate dai finestrini in corsa, senza nemmeno aprirli, soltanto perché si erano giocate la casa e la costosissima attrezzatura da madrina di piazza, perdendo tutto.

Ero piccolo e mi piaceva guardare i cortei religiosi masqueradi, che lanciavano missili di carta con Padre Pio  per annientare il Beamoth Bingo. Non dimenticherò mai l'immagine di una vecchietta di 43 anni che, rubato un accendino ad Afef, si diede fuoco per protestare, come quel bonzo al tempo della guerra koreana, che poi la donna si pentì e si minziò addosso per spegnersi, ma non le servì a salvarsi, e gli fece beccare solo negatività.

Il bingo fu chiuso quando uno dei gemelli siamesi Della Rovere, Pietrino, fu rapato a zero durante la notte, senza nessun movente da Terence Trent D'Arby, alla mattina, l'altro fratello, vedendolo in quella bruta condizione di povertà testuale, gli venne un colpo e morì vomitando supino nei propri occhi, facendo subito morire anche Pietrino, che era attaccato all'altro per l'alluce e stava ancora dormendo, ignaro di tutto, una morte very easy, nel sonno, da calvo, quando la sera ti sei spalmato sul letto fluentemente. I Della Rovere erano i padroni globali del Bingo, che da allora fu chiuso con una scritta di carta: "chiuso", rosso su rosso.

E così venne ir momento dell'Attrazione, scandita dalle note di Time dei Pink Floyd, il bingo del 2000. In pratica, per tutta la settimana c'è un'attrazione straordinaria, dalle 8 a mezzanotte. Tu incloppi i giusti ferrini nella fessura, ti impallottoli nella porta girevole e stai con l'Attrazione, 5 10, 15 min, parlando del po e del meno, attività che piace ai colti e al volga. Anche se i momenti del tutto esaurito si sono da tempo esauriti.
Alieni, nani radioattivi di verza, gente con un ventilatore a posto della testa, personaggi di romanzi e film, nonché biblici. Attrazioni reali, ottenuti a contratti faraonici con i manager dell'ultraterreno. Però a volte ci davano certe bufale, come quella dove fu annunciato Nikita Krushiov in persona, e invece arrivarono solo le sue sopracciglia. Quella volta non ottenemmo il rimborso, come invece l'anno prima, quando fu annunciato Micheal Stipsi dei R.E.M. e arrivò Said Auoita con Amintore Fanfani dentro un astuccio per carte da giuoco.

L'attrazione di questa settimana è un insetto gigante, il cartellone fuori l'edificio parla chiaro, sospeso sulla grande fontana morta: "Attenzione, sporchi fascisti patetici, non è l'insetto di Kafka, ogni abuso sarà punito, non jeter alun object par la fenetre". Come resistere a tanta reclamme? intanto stavo iniziando a perdere a sottili lamine il bulbo oculare.
Ho entrato, l'attrazione stava dietro un doppiovetro antisfondo, come se lui fosse un  Carlito Brigante e io il cugino che gli carriola le arance. Mi sono seduto e ho sollevato la cornetta rosa shocking, con il quale avremmo detto le nostre, di cotte e di curde. Subito a qualche santo saranno fischiate le orecchie, in quanto la cornetta era così sudicia d'olio che non sono potuto esimermi dal bestemmiare con il megafono, verso tutti i punti cardinali mentre cercavo di afferrarla. Poi sono stato per diversi minuti completamente privo di liquidi e mi sono visto nel luna park del paradiso, coi santi che giocavano a cerchietti con le loro aureole gettandomele al collo. Questo siamo, noi umani, lo spasso dei santi, i giocattoli di Dio con pile di piatti nella schiena.

L'insetto era veramente enorme, diciamo quasi quanto Abdul Jabar e Arnold messi insieme, era maschio e aveva uno scroto su cui non era escluso che sedesse. Aveva degli occhi come palloni da Ragby radioattivi, delle mandibole sandokan e spumeggianti, una pancia infuocata, molto grassa, con ciuffi di spine attorno all'ombelico che lacrimava pus goliardico. Accanto a lui c'era Adriana Volpe, la moglie, incinta di otto mesi, dentro una celletta esagonale, anche se vista in certe angolazioni sembrava Gin Akman.
Mentre fuori ha iniziato a piovere a piene sberle, con Scarface abbiamo parlato dell'opportunità di sensibilizzare gli umani sul problema del dolore rapportato alle dimensioni. Di certo era più intelligente di una mosca, e forse anche di un ragno, ma non certo del grillo di Pinocchio, anche se la certezza la può dare solo una seduta di Chi vuol essere milionario.
Mi ha domandato quale giudizio morale si poteva dare di un gigante che schiaccia un moscerino umano. Ho risposto che doveva fare qualcosa  per quello scroto di cui lui sembrava solo una mostruosa escrescenza. Lui ha incalzato:
" Te lo dico io, voi umani direste che è disumano, ma un gigante vi vedrebbe come degli insetti...capisci che voglio dire? lui avrebbe la coscienza apposto se vi scartapecora, tanto siete così piccoli...Come se il dolore diminuisse in proporzione al diminuire delle dimensioni..."
Io gli ho risposto che era suo dovere fare in modo che non avvertissi più quella sgradevole sensazione di parlare a dei testicoli, ma lui era lanciatissimo nel suo discorso:
"Facci caso, più l'animale aumenta di taglia e più c'è empatia con la sua sofferenza. Ma è una fesseria, gli ormoni del dolore sono uguali a tutte le dimensioni, la cellula che muore soffre quanto un elefante ventriloquo che muore. Non fate più del male gratutitamente agli insetti, accanitevi piuttosto su Bono Vox se proprio non potete abbracciare il pacifismo tra le razze."
Questo finale del discorso non so se l'abbia davvero pronunciato perché mi ero allontanato in preda a un furioso attacco di contrabbando. Stavo lì, sotto la piogga, senza casco, senza mantello, quasi senza scarpe, che cercavo di vendere della marlboro a Sandy Marton. Da Claudia mi sa che vado domani, spero.


 
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mercoledì, 19 luglio 2006
libro


Ieri l'altro mi è successo un'avventura tra le più fichissime a disposizione. Ero andato alla libroteca, ma questa volta senza intenzioni di toccarmi il cervello dal naso davanti a tutti, come è successa l'ultima volta, che ero certo di dover salvare il mondo telepaticamente dalle mire diaboliche di un pugile down, o di  improvvisare, sul più bello, una violenza carnale nei confronti di un rullino kodak.

La libroteca di Adometrovos è ricavata da un ex rosticceria per nani (tutta la zona è sempre stata gremita da questo tipo di gente nana e da pinus vulgaris) ed è enorme, il sole vi entra strigliando gli occhi, rosolando le lentigini delle ragazze rosse, scolare scolacciate. I libri si trovano sopra gli scaffali d'acero. Ma non sono fatti di carta e prefazioni, come ho sentito dire da Omar Pedrini, no; sono fatti di gallina. I libri della tomoteca sono candide galline, immobili, dal becco bendato con il tappino rosso a strappo del gas. Uno prende il suo book (ci sono le targhette sotto i pollumi), si assetta su una poltrona in big-babool, sbecca il libro come una swheeps e quello inizia a leggere le parole che ha dentro, un po' come Faranheit 451 di Truffaut. Per girare velocemente le pagine bisogna ribadire ogni volta il proprio sesso di appartenenza in un contenitore per dolcificanti o masturbare il libro, molto leggermente, con un cottonfiok. Si capisce subito quando un libro è ostico: ti becca sul setto nasale fino a farti due nasi da una narice ciascuna. Adometrovos, un posto dove riconosci il mediocre lettore a volo (ha due nasi).
Se il libro fa un uovo, puoi tenerti la copia del libro, solo però se ne ha fatta già una, oppure puoi romperlo in testa a Liz Taylor che impasta la pizza nuda nel reparto "gialli per nudisti", qualsiasi cosa tu faccia a Liz Taylor aumenti il benessere del karma universale, questa frase è scritta sotto l'insegna di Adometrovos, prima di "Comune Denuclearizzato". Sulla parete ovest c'è una targa di marmo enorme con su scritto "il guano dei libri fertilizza la tua mente", molti di notte vengono qua e leccano il pavimento bestialmente, convinti che questo li renderà come Einestein, e molti di loro davvero diventano come Einestein, dei cadaveri.

Io stavo leggendo Abaddon di John Morrow, un gallinaceo discreto, ma dai pochi datteri e dai ancor più scarsi fichi, come ho sentito dire da Omar Pedrini, che però mi ha sbatacchiato il pomello dell'ilarità in un punto:
 Ci sono dei neuronauti, dentro la testa di Dio in coma, e parlano con gli archetipi perfetti del dinosauro, e allora, un neuronauta ripete l'ipotesi che vuole i dino sflesciati dalla terra per le loro ridotte capacità mentali, allora, l'archetipo del dinosauro nella testa di Dio dice: "Vaffanculo, stronzo." Ho iniziato a ridere come avessi inghiottito un'oca con l'idrolitina. Non mi fermavo più, stavo svenendo selvaggiamente contro gli zoccoli di un cavallo affacciato alla fienstra. Poi per fortuna è arrivata una ragazza bruna, con due grossi acinoni d'uva naturale da far convertire un Milingo. Ha capito la situazione e mi ha dato del viagra con lo zucchero, binomio che ha il potere di arrestare subito qualsiasi manifestazione di ilarità istericheggiante.
Ho invitato la mia benefatrice a casa, e siccome non ho ancora una casa le ho chiesto se era così ulteriormente gentile da ospitarmi a casa sua che avevo invitato un'amica, per quella sera. Ha posato il suo libro, Le anime morte di Gogol,  ella ha fatto una battuta tutto sommato da lager: Gogol, uno scrittore russo ex calciatore balbuziente.
Ha imboccato l'uscita "B", quella che passa per il macero. Non ho mai avuta la milza di passar di lì, ma per non passare da Grecia Colmenares, ci ho andato anch'io.

Il macero è come una grossa piscina pubblica per nani. L'unica differenza è che non ci sono nani, almeno non molti, non molti completamente nudi che fanno la battaglia dei cuscini con gli assorbenti. C'è una parete di vetro dove sta adesivo con la lingua un flutto grifagno di gatti in deliquio. Questo perché nella piscina bollente vengono immersi i libri in eccesso, quelle uova di libri che sono rimasti in biblioteca, crescendo, e che non si possono tenere per questioni di badget. Polli d'Omero, di Dante, di Milton, di Bruno Vespa, urlano in un solo disperato strillo mortale mentre bolliscono vivi. Con gli occhi sbarrati, dimentichi di essere libri di un certo decoro, si abbandonano al turpiloquio "Mortacci vostra!" Più in là per dieci centesimi puoi prendere una tazza calda di brodo culturale. Non lo berrei mai, mia nonna dopo averlo assaggiato tentò di spacciarmi per Bob Geldoff a delle sue amiche.

Visto che era presto e una gomma non era stata accoltellata dai monellacci, abbiamo deciso io e Claudia (la brunella di montalcino degli acini naturali) di andare al centro commerciale dei crocifissi. Tutti i corvi annerivano il Vesuvio in lontananza e io avevo proprio un'incurabile voglia fottuta di comprarmi un crocifisso come cristo comanda, comprarmi un crocifisso e non pensare più a nulla, niente al mondo avrebbe potuto farmi cambiare idea, tranne  forse bere della birra fredda dalla bocca di una cinese rimasta ustionata al polpaccio un mese prima.
Il centro commerciale era very big, i crocefissi ne erano di tutte le razze e forme, erano crocifissi a pannelli di formica sembiobliqui, così non si strappavano i muscoli. Erano crocefissi in questi pannelli, perché mica puoi crocifiggerli direttamente sulla croce prima che li comprino. C'era molto sangue dalle mani e dai piedi, molte mosche, molti gatti ai vetri, le addette in camice blu, tutte brune dagli occhi intelligenti, disinfettavano continuamente le bucaiole, sorridento equinozie ai clienti. Ho messo in carrello un Bulgaro, un cristo di crocifisso di bulgaro, biondo, piccoletto, riccio, con i segni di un'operazione a forma di svastica sul torace.
"Non capisco l'utilità di comprare un crocefisso..." Ha detto Claudia, era la prima volta che la sentivo parlare di religione, e mi ha fatto l'effetto di un etto di mortadella in un infinito deserto di mollica, irto di baguettes.
L'ho guardata come a dire "Siamo sposati da dieci anni, ma continua..."
"Dai, quello resta crocefisso, bisogna alimentarlo, tagliargli le unghie, cambiargli il pannolone, e in cambio di cosa? qualche lamento ogni tanto, una visione reale del Cristo? E' questo di cui abbiamo bisogno?"
L'ho fatta sfogare, poi dopo un'ora che lei aspettava il mio contradditorio, le ho afferrato una tetta a due mani e ho provato ad aprirla di scatto, come si fa con delle buste di patatine quando si ha l'inconscia intenzione di rovesciarne più della metà per terra (devo dire che il viagra non era esente da colpe in tutto questo). Sono riuscito a ricucire lo strappo tra di noi, ho regalato il crocifisso a un barbone e domani andrò a casa sua e vi farò sapere.

Postato da: Fricat at 15:44 | link | commenti (13)
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sabato, 15 luglio 2006


Ieri sono andato a cena a casa di Adele, come stabilito dai nostri rispettivi maestri di Carambola. "Ecco," mi sono detto, "adesso mi farà vedere ir tatuaggio sulla bonga di prua", allora sarà impossibile evitare il matrimonio e la piorrea, ben venga.
Lei era vestita con un corto abitino soffiaincendi, ma c'era ir padre ed era come avere un ragno velenoso sulle tonsille e non poter fare altro che il sudoku andando contro mano sulla Statale 14, cosa che abitualmente faccio quando mi muore un parente.

Ci siamo messi a tavola tre volte prima di capire che nessuno aveva portato le sedie e il sale, due cose senza il quale non è possibile ir vivere civile. Abbiamo segato le gambe del tavolo e ci siamo seduti sulle cassette blu della paulaner. E' passato un areoplano pubblicitario con la scritta "Cosa stiamo facendo?", e allora, tutti noi tre ci siamo accorti che mancava una ciambella di soffitto in cucina, anche se per fortuna, gli hot cips stavano già armeggiando di cazzuola. La cena aveva colori psyco, fumava ma era inodore, qualcosa vibrava come una slinguazzatura di vipera sotto stoffe cupe di lattuga. Adele ha scolato i maccheroni culeggiando un po' insaputa un po' sbragalona tipo come nei video di Puff diddy et similia.
"Chi si procura del sale? Vogliamo mica mangiare questi stronzi maccheroni senza un cristo  di sale, mio Dio!" Ho domandato.
"Dimmi delle cose brutte, ma mi raccomando che non siano delle porcherie, perché a me da gaudio il sentimento di queste qua." Ha detto Adele, il padre pareva uno zombie vissuto dieci anni nella calze di Wanna Marchi, nutrendosi di metano.
"Perché devo dirti cose brutte?"
"Dille e basta, mangiando almeno non si soffoca e questo degli hot chips non  mi gocciola dall'alto nello scollo." Infatti, aveva tutto il mezzo seno bagnato, come se le avesse starnutito sul petto Orazio il cavallo.
Allora le dissi che Marcelo Salas vestito da idraulico e il papa si erano incrociati baciandosi i sessi più volte. E' bastato questo a farla piangere e a farle crescere dei baffetti sulle gengive, in verità ha fatto piangere anche me,  perché sono un senzadio da rivoltare nella rosticceria dell'inferno. Adele si è messa a piangere nei maccheroni, a dirotto, educatamente munita di colino per il muco, ha salato alla grande il nostro cibo, prima di svenire piano per un minuto, durante il quale mi sono convertito all'Islam inutilmente.
Dopo mangiato, come facciamo il solito, abbiamo pulito le stoviglie con la linguazza fino a che l'aggeggio orale ha perso ogni connotazione di libido. Talvolta, quando ci manca il detersivo salivare ci baciamo per impregnare la spugna papillare, ma vi assicuro che non c'è niente di soffiaincendi,  è solo sfaccendarsi, soprattutto quando passo il detersivo al padre.
Quest'uomo è assai curioso, e ha una storia che se un romanziere scrivesse perderebbe subito il diritto di appellarsi tale.
Il punto focus di questa vita è l'incontro  nel '78 con Enzo Bearzot di Carignano, avvenuto durante una corsa ad ostacoli. Fu una grande amicizia, poi ci furon divergenza e tutto finì con lo squallido tentativo di assassinare l'allenatore con uno sportello metalizzato sottratto a una ritmo, poco prima che finisse la gara agli ostacoli.
Stavamo parlando io con lui, quando poi si addormenta con la testa sulla sedia e ir resto der corpo a penze nel vuoto. Adele mi ha convocato nella sua stanzina facendo il gesto dinoccolato di Hiroshi Shiba quando si trasforma nella testa di Jeeg, nonostante abbia in corpo una campana di bronzo.
"Vuoi vedere ir tatuaggio?"
"E secondo te che ci sto a fare qua?" Avrei voluto dirle, ma non mi sono curato di rispondere in altro modo che bavandole sui piedi. Lei faceva oktober fest, si alzava il vestitino ancheggiando come una gondola in un budello veneziano tempestivo. Si è spalmata a bocconi sul candido lettino concendendomi la vista del suo igloo e il filo di fumo rosso del tanga.
"Ehm, e se arriva tua padre?"
"Beh, che c'è di male? ti sto facendo guardare il tatuaggio."
"Ma io voglio toccarlo, farci kamikaze."
Come temevo, il tatuaggio della petroliera era troppo fichissimo, di squisitissima fattezza. Tutti i particolari vividi, e poi la gente sulla petroliera si muoveva! come in un presepe vivente! Cosa che mi ha completamente stregato tutta la parte superiore del corpo. In breve non mi è interessato più niente di ciò che conteneva, ma solo di ciò che veniva contenuto, e già so che fra non molto, ora che sono tornato, dimenticherò anche dove si trova stampato quel capolavoro.
Postato da: Fricat at 08:32 | link | commenti (8)
Categorie: diario
giovedì, 13 luglio 2006
polverina

Quando sono sceso in strada mi sono ricordato che non dovevo fare niente, dunque sono risalito, salendo le scale in orizzontale, ma all'incontrario. Quando mi comporto così di solito mi si scompaiono tutti i pori e ansimo come un cane. E' bellissimo il contatto della lingua con l'algido marmo delle scale che sanno di rio casa mia. Adele mi ha salutato passandomi accanto, complimentandosi per il mio tatuaggio di Ava Gardner sul braccio. Adele indossava una micro maglia di rete che le finiva alle scapole e un evanescente bermudino chiaro, attillato e genitle, entro cui il suo mirabolante sedere ondeggiava i suoi inni dell'Eden. Ho imparato a memoria la partitura del suo tanga, i suoi sandaloni zeppati, il suo corpo così giulivo, la coda ondivaga brillava di pagliuzze alcovizzate. Mi ha detto che andava a farsi tatuare una petroliera sul gluteo sinistro. Mi ha promesso che dopo potrò accarezzarla con l'ovatta il palato, fino a quando il telegiornale non dirà che è esploso un tombino contro una gioielleria per nudisti.
Ritornato in casa ho pensato che sarebbe stato simpatico scendere a comprare il latte, per poi versarmelo negli occhi mentre fumo, così che la casa vuota affianco non si accorge che piango. Nel tinello c'era Cannavaro in mutande che stava cuocendo la coppa del mondo con i pomodori e i gambaretti. che stupido quell'uomo.
"Abbiamo bisogno del latte?" Ho domandato a lui pe sicurezza, ma anche per umiliarlo. Antonella Clerici giocava a shiangai con gli spaghetti, la metà inferiore del suo corpo era nuda nell'acquario, sopra aveva una camicetta sbottonata, fatta di api ronzanti. Il suo pube per l'acqua e ir vetro era molto fisarmonica. Poi, pe fortuna, una foglia di polipo ha coperto la sua nudità, al che, è immediatamente scaduto il burro. Non sono del tutto sicuro, ma forse la sua testa era di pezza.
"Non abbiamo bisogno di latte". Mi sono risposto da solo, in brail, come se fossi cieco pure dentro, come se mi fossi versato latte bollente pure dentro gli occhi di dentro. Sono andato in stanza da letto, le capre stavano brucando le lenzuola di jeans. Quando mi hanno visto hanno sorriso, poi hanno imitato Zidane contro il quadro di Padre Pio. Irving, la scimmia glabra, è uscita dall'armadio e le ha munte fino a ridurle pergamene. Ho aperto il cassetto del comò, ho aggiunto arto latte a quello che andava cagliandosi con gli smarites. I calzini hanno avuto un sussulto, giù in strada schiavi egiziani stavano trascinando un pettine gigante verso nessuna parte. Forse, se non di latte, abbiamo bisogno di bomboloni. Quando ho di questi pensieri di solito i miei denti diventano per un'ora delle caramelle, e diobono, devo stare molto attento a non succhiarli, cosa che mi rende piuttosto inviso a tutti i maggiorenni della Birmania.
Alle quattro sono sceso, calandomi con gli intestini di Pietro Mennea. non volevo che il portiere mi vedesse e chiudesse un altra volta il gatto nel frigo. Non volevo nemmeno incontrare Adele, perché non possedevo ancora ovatta. Dovevo affittare una tuta da sub, con cui risulto molto più elegante che con un fraks, presentarmi alla sua porta con un mazzo d'ovatta fresca e costosa.
In strada però tutti erano diventati di segatura, corpi di segatura numerati, che si chianavano, fingendosi di parlarsi agli orecchi che non avevano più. Il negozio d'ovatta era stato completamente distrutto, con tutta probabilità da un potente starnuto. L'aria era davvero irrespirabile perché la segatura si staccava e girovagava paranoica e sfrigolante. Ho fatto un balzo e sono tornato a casa. Ho cacciato le capre dal letto e ho abbracciato fetalmente la Clerici, che dormiva rapata a zero. Ir polipo del pube ha preso a fissarmi come se gli ricordassi un cesto di ciliege che galleggia nella benzina.
 
Postato da: Fricat at 11:18 | link | commenti (5)
Categorie: diario
lunedì, 10 luglio 2006
Gioca anche tu con Zidane e Materazzi!
Postato da: Fricat at 16:45 | link | commenti (5)
Categorie: droghe
venerdì, 07 luglio 2006
Un conduttore umano, tragico, in mezzo a una poltiglia di zombie e casi Costanzi.
E poi vi segnalo anche un programma che merita davvero una minzione speciale.
Postato da: Fricat at 08:16 | link | commenti (6)
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giovedì, 06 luglio 2006
In poi chiediamo a questa gentile donzella, di cantarci domenica la Marsigliese. Ha una voce di cui veramente ci piace  moltissimo, e può darci a tutti noi cinque una carica al tim.
Postato da: Fricat at 08:18 | link | commenti (6)
Categorie:
lunedì, 03 luglio 2006
Hanno appena requisito a Frings. E' la fine, anzi come diceva il mio amico, o forse di noi stessi, This is the end, biuti frend. Se apro la finestra mi inondano odori: anguria, fritti, afa, paglia sultanina. Ora nessun più veto ad un arbitraggio casalingo di compensazione. Ogni occasione dubbia con loro coinvolti: si prosegue, ogni occasione dubbia nostra: quadratino limone, quadratino ciliegia. Il tifo farà mietere cartellini a iosa. due cinque, sei, uno. Forse uno. Ancora mani, molte mani, ci son pure dei calci, qua e là, querela. Testata di Ballack non vista perché Ballack non ha testa.
Ora ancor più ci provenzaneranno, e Franco Battiato scriverà un'altra chanson du ronaldo, che ci segnerà nella finalinissima 3° e pure l'altro posto, che non dico, per scaramanzia.
Perché avete fatto questo, media mediocri piagnoni italiani? Non sapevate che ci mettevano under pressure? La nemesi: linciaggio mediatico Tedesco che non vuole sentire le nostre ragioni, chi la fa la rispetti. Non sapevate che i sostituti di Frings sono di elevato spessore, forse più forte di una poesia di Lucio Bollita? Perché ci si è fatti indurre nelle loro tentazioni? Perché abbiamo fatto i Danesi? Perché i sogni finiscono con tanto di rum nel bicchiere e il resto latte di melma?

Gli umili tedeschi dicono che, fuori Brasile, inghilterra ecc. nessuno più può fermarli, forse l'Italia, ahaha. Non dicono così, ma dicono peggio, e io penso che hanno contratto la quartana, anche se le loro ragioni sono convincenti, mi convincono, sono convinto, sono coi vinti in partenza.
Postato da: Fricat at 16:41 | link | commenti (9)
Categorie: visto o visterà

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