giovedì, 31 agosto 2006
Facciamo questo Repro-post in quanto al tempo moltissimi avettero gragnuole di difficortà a visionare, poiché il prezioso file, impippato sui sevess di Altervista, si attardava alla concessura nella più ostruzionistica bizzosità. Mi par giusto dunque, nella continua e ferale imminenza di nuovi episodi, ridare agli occhi, anche dei nuovi, la puntata pilota dell'unico Cartoon che quest' anno concorrerà al Festivalbar di Venezia, a detti di taluni, il più grande cartone animato post psichedelico che sia mai esistito. Forse hanno esagerato, ma non sta a voi dirlo.
Prendete e gotedene tutti

Postato da: Fricat at 08:53 | link | commenti (8)
Categorie: guy de montpornoss
martedì, 29 agosto 2006
Wilcott


In macchina adoro calarmi drink sonori alternativi, ma anche puttanate scioccanti, come  Satisfaction di Benni Benassi o i podcast di 24 h by Macchianera. Ciò mi farcisce di rollerblade lo sterno, riempie la mia anima di strobo licantrope. Con la musica sono un po' come Tarantino per i film, so apprezzare il dark side of the moon della troglo-art. Bellissimo andare pieno di whisky e di glamour sulle strade polverose e lanceolate, con Mina che sanguina ormai un sangue che è velamox, e sniffa farina di cocco dalla scollatura, e gli occhiali che riducono a una larva notturna il più smargiasso solleone.
Il viaggio per arrivare da Wilcott l'ammazzaproverbi è parso durare pochi minuti. Beh, del resto per fare un kilometro non è che ci vuole tutta questa stringa al calendario. Poi, con una dignitosa Scevrolé... Ma poi, perché diamine venire da Wilcott? Vorrei non averlo mai pensato, ma ora ci siamo, potrebbe essere divertente come disegnarsi Kojack sul palmo della mano e schiaffeggiarsi sott'acqua, al polo nord, mentre attorno degli orsi polari fanno nuoto sincronizzato.

"Sai, non ricordo più come è fatto."
"Siamo sicuri di averlo incontrato una volta, questa minchia di Wilcott?" Dice brutalmente Mina.
"Siamo sicuri che esista?" Dopo questa ci mettiamo a ridere come dei cardinali avvinazzati, a piegarci in due come crepes, a colpirci il palato, mentre Lanny kravitz passa, sempre più viola aderente, e ci regala la sua smorfia da nano sexy, oppure, come direbbe Pasolini, da crumiro borghese. Deve avere un piccolo villino da queste parti, pieno di piante ricciolute e vegetazione meticcia, lo esigo. Mentre rido da morire ho la presenza di spirito di domandari se quando fa la doccia si toglie gli occhiali a goccia. A goccia, doccia...ahahahah. Ma poi scopro che non me ne importa nulla. Rileggo la lettera anonima che mi spedirono, in cui si diceva che Lenny portava la dentiera, e smetto di ridere, e dunque, di essere un uomo.

Strascicandoci dal ridere arriviamo a una specie di involucro di casa per film western, pieno di vaiolo calcareo di lumaca. C'è un cartello, sta scritto: "Da Wilcott", ma solo se lo si legge al contrario. in realtà sta scritto "ttocliW aD". Sopra c'è un orologio che sembra muoversi ma è fermo, no, si muove, ma è il vento, non è un orologio, è Demetra Humpton.
Entriamo, ma prima abbiamo dovuto cucire una brutta ferita a Tina Pica, l'unico modo per sbloccare la porta di entrata girevole. Una lunga passarela sotto la pergola, tavolotti slavi, inamidati. il laghetto rovente,  cristallino sotto la palafitta. Qui i pesci nuotano tutti in calze di nylon di 10 denari, uno spettacolo per gli occhi. In pratica un locale costruito su un pontile. In fondo, seduto troviamo quello che dovrebbe essere Wilcott, un vecchio saggio barbuto, capellone, epatrofico, bikini ai piedi scalzi, caffetano bianco e cappello western.
"Possiamo sederci?"
Lui annuisce. Ora che lo vedo bene, c'ha una testa di anguilla che gli spunta da un orecchio e la coda dall'altro orecchio. Non che la cosa mi ferisca o mi induca a chidere asilo politico, ma sarebbe stato meglio due biscotti e il caffè.
"Scusa Wilcott, ho l'impressione di conoscerti da tempo, di essere tuo amico, ma in questo momento quasi non mi ricordo di te, come mai?"
Lui guarda la pergola, poi il lago, ci fissa con i suoi piccoli occhi chiari e penetranti e alla fine dice, con dolcezza:
"Vuoi che gioci a crash bandicott col tuo deratano?"
"Ma tu ti ricordi di noi?"
"Dovevate essere qua tre ore fa, emerita coppia di pirla. Ho dovuto cacciare i clienti perché né il cuoco né la portavivande si erano ancora fatti vivi. Ho provato a cucinare io, porco mondo, mi si è infilata un'anguilla del cacchio nel cervello. E' davvero un'arte difficile quella del cuoco, ti raddoppio lo stipendio, lurido maiale drogato, ma non lasciarmi, gli affari morirebbero come ciliegie in un fruttetto abbandonato. C'è tanto vento, l'insegna si è girata. E' venuta Tina Pica in cucina. Doveva partorire, ma lì c'erano troppe mosche! Mi ha chiesto un parto cesario, le ho aperto la pancia con lo shogun per gli arrosti e ho tirato fuori um bimbetto deforme, vestito ma carbonizzato. un orrore. Già camminava, non so nemmeno dove si è infilato."
"Cioè... siamo tuoi dipendenti?"
 Mi molla uno schiaffo,  riesco a schivare, ma batto con la testa sull'ancora ornamentale.
"Ma tu non sei quello che ammazza i proverbi?"
"Oh sì, " risponde  eccedendo nella mimica.
"Dimostralo." Domanda Mina con civettuola aria di sfida, incrociando le braccia sotto il senone ormai sgusciato fuori dal caldo e dal calcolo sbagliato per il vestito nero. Wilcott rimane a bocca aperta per diversi minuti.
"Ok, " dice alla fine, "ok..."

(Continua...)
Postato da: Fricat at 10:46 | link | commenti
Categorie: diario, 1000 racconti
venerdì, 25 agosto 2006
nose

Sveglia presto stamane, si va da Wilcott l'Ammazzaproverbi.  Preparo tutte le foto degli incidenti in moto, che gli piacciono tanto, pone io  nella cartella rosa questo, c'è una fiammata, ma tutto è ok. Un ultimo post-it sull grossa statua della madonna in frigo: mi è venuta un'altra idea per costruire un corpo organico partendo semplicemente da una nana che prende la comunione. Meglio non dimenticarlo mai. Saluto sul divano il mio conquilino che sta cercando di togliersi il piede coriandolo nella trappola per volpi, lì sul balcone, dove ora grandina piano. La moglie in sottana gialla  lo guarda indifferente, carezzandosi i bicipiti coi pollici. mi sembra che più lo fisso più il seno ingrossa, dunque devo guardarla nel suo insieme. Ma è peggio, si ingrossa tutta, e dal balcone nevica farina edile nel giardino dove i nani erborei potano flosce piante tentacolari e sputogene. Odio la superstizione, eppure, mi è più facile accettare l'idea che sono superstizioso, piuttosto che folletto, o ancor meno, di aver simili poteri.

Scendo, vicino casa mia c'è il cimitero, è vicino alla mia staccionata nana di bauxite, tanto che certe volte inciampo e volo in una fossa, sognando al rallentatore. Quando mi rialzo ho sempre un orologio in più e tanti nastri dei Duran Duran da non sapere che farmene. Ne ho così tanti che potrei rendere una mummia marrone Morgan dei Bluvertigo, se solo gli capitasse di incontrarmi in sala rianimazione.
Saluto il signor Marge e le sue due amanti cinesi a lato. Ogni giorno il signor Marge porta una confezione di wurstel sulla lapide di mollica sotto la quale riposa la moglie, la compianta e fanatica wilma, la companatica Wilma. Un giorno o l'altro vi parlerò del cimitero, ma ora c'è Mina in mutande di pane che mi porta a cavallo di un asino il mio nuovo portatile rosato.
"Vieni con me da Wilcott, Minona?"
"Perché no?"
"Oddio, pensavo che mi dicessi di no, ora non so più dove andare in vacanza, sei contenta?"
"Se ti turba, possiamo fare l'amore, mentre la macchina sorpassa, e mangiare stuzzichini schifosi fino a deprimerci, per colpa delle tua famiglia questa volta, si intende. Loro sono oppressivi alla giugulare, siete tutti univochi nel corpo, ma siamesi nell'anima".
" Che senso ha se non puoi rendermi padre?"
" Vuoi essere maledetto dalla generazione futura?"
"No, voglio che ti innamori del pediatra, che ti dilati le tette senza che io debba fissarle a tutti i costi."
"Ti piaccio con le balzen dilaganti?"
"Non più di Around the world dei Daft Punk, però, dai, da tantona renderesti più dolci le mie visite dal tabaccaio, quando non so che farmene delle ore pomeridiane."
Andiamo mano nella mano, come due piccioncini ammalati di eroina, timidi nel darci gli occhi, verso la mia macchina estiva da deserto. Poi Mina sanguina da sotto i capelli rossi raccolti a rosone di Chiesa.
"Cristo! non posso farti entrare se sanguini i quel modo!"
"Ma che posso farci, tesoro!? Secondo te, mi piace fare questo?"
"Non puoi sanguinare dal naso, come fanno tutti quelli che sanguinano senza pregiudicare il loro domandi?"
"Che cosa cambierebbe?"
"Diamine, sarebbe più facile da tamponare."
"Ma che vuoi...se andiamo mano nella mano, sotto la grandine, rischio di ferirmi qui sopra..."
Ci bendiamo insieme la testa, come gli amanti di Magritte e ci baciamo in un furioso, disperato frinire di cicale sgrandinate.
Poi, speriamo di essere saliti nell'auto giusta.

Postato da: Fricat at 19:02 | link | commenti (10)
Categorie: diario
martedì, 22 agosto 2006
lanciare mode


Caro diario,
oggi, contrariamente a ieri, mi sono svegliato. Il cielo era color gnocco zelandese, e così ho deciso, scrivendo una bestemmia con la marmellata di cipolle di tropea sull'omlette:
"devo lanciare anch'io una moda, altrimenti muoio domani con tutti i filistei."
Mi sono travestito da geco e sono sceso in piazza, mi sentivo fottutamente post-psichedelico. Facevano mille gradi là dentro il geco di gommapiuma, ma non è bastato, il mio proposito modale è finito con un tuffo d'emergenza dal ponte, poiché stavo rosolando rabbiosamente. Ammetto che ho peccato di banalità, e che cercare di imporsi al costume dell'uomo tigre, ben più leggero e casual, è veramente da pony sballato, ma ho dovuto lottare per ir costume da geco, e pensavo che la lotta compiuta si sarebbe avvertita nel mio tentativo di imporre il mio costume, il mio stile di vita al mondo. La suora dell'acqua rocchetta non me lo voleva dare il travestimento da geco.
"E che mi dai?"
"Due elisir..."
"No, cinque!"
"Due e mezzo..."
"Cinque!"
Alla fine le ho dato  cinque coltellate, due  a scelta e tre sulla lingua e così essa è scesa a patti con me. Comunque, nelle due elisir, ci ho siringato del falqui azotato. Lo so, sono stato crudele, ma ti giuro, ella lo meritava, è un mulinex cha fa meringhe giallastre della mia bile, ogni volta, prima o poi ci doveva essere qualcuno che la purgava sans troupe dire, come dicono a Scampìa.

Caro diario
Alla sagra del pollo psichedelico c'era più folla  che nel letto di Paris Hilton, per un tavolo e una sedia libera la gente si pestava la schiena coi pandistelle e si sputava persino nei sogni. Noi abbiamo aspettato in piedi due ore, eravamo delle mele caramellate per zanzare, ma eravamo bellissimi coi nostri capelli full motion. Poi io ho preso la mia pistola giocattolo e ho detto a Pancrino, pensa fortemente che questa sia vera e l'ho puntata contro la sua gola col buco, lui si è immedesimato alla jean cloude vandamme, ha iniziato a urlare come Gloria Gaynor mentre io sparavo a salve, stile assassino drogato fatto di gin ed eroina. La gente ha lasciato maccheroni e saltimbocca ed è saltata dalla staccionata in acqua, adesso sta ancora fuggendo into another dimension. Noi ci siamo seduti in uno spazio immenso, e abbiamo mangiato quello degli altri, sensa sensi di colpa. Poi ci siamo tirati giù una pasticca di placebo iodato, e abbiamo inziato a partorire cammelli e arcobaleni nella notte.

Postato da: Fricat at 09:37 | link | commenti (8)
Categorie: diario
sabato, 19 agosto 2006
psicotrip

Caro diario,
oggi ero tutto spider perché dovevo incontrare la spiaggia, per la prima volta, ma c'è chi mi ha impedito di scendere a mare. Per farlo occorreva, tassativamente, dipingersi la faccia di blu, così da mimetizzarsi al largo ed evitare un attacco kamikaze, un misura antiterrorismo che non ha incontrato il mio gradimento in nessun luogo possibile. in vacanza voglio divertirmi e non pensare all'islam, intesi? Non di certo. Che ne dici, sono dunque pazzo? Non certo più di Guy de Monpassàn o di Lina Wertmuller (ti ho mai parlato dei suoi duecento piercings segreti?). Qui se non hai la faccia blu sei uno sfigato, oppure un mago, gli unici su cui grava in eterno il divieto di balneazione, chissà perché.
Non è stato solo un cocente bruciore, mettiamola così, visto che sul pontile ho conosciuto una ragazza veramente sballata e psichedelica, che mi ha parlato di Jules Verne e dell'impatto sociale delle internazionali senza filtro. Che tipa col cervello a zabaione a pensarci, voleva a tutti i costi conoscere le mie transaminasi, personalmente. Ok, non sono ancora sicuro se fosse più una ragazza o un alligatore rosa shocking, ero appena a sghimbeschio nel psichedelico di certi tic tac illegali che mi aveva dato il bassista dei Led Zeppelin, un assiduo di Ischia, e stavo tutto pattini e gintonic da fare rivoltare gli zingari. A un certo punto mi sono svegliato nudo e cosparso di caramello in un grosso Foulard di Mia Martini, in una stanza piena di multe e priva di qualunque accenno, anche larvale, di pavimento. Ho preso una bottiglia d'acqua e mi sono fatto una bellissima doccia nel vuoto cosmico, in strada ho poi rivisto la ragazza impigliata in tre nani, i suoi occhi al buio brillavano peggio che i lupi, ma mi ha detto che non voleva essere aiutata e che potevo conoscere il suo nome quando le circostanze sarebbero state più favorevoli, tipo a un concerto di Gigi D'Alessio. Pace a lei come al resto della band.

Caro Diario,
Oggi i miei amici mi hanno detto che in spiaggia sono morto, proprio così, defunken, come dicono certi tedeschi della Slesia che vediamo al mattino operarsi da soli di cistifellea  come nulla fosse, sulle barche piene di imitatori dei beatles. Il blu del cielo incancreniva ed io ero proprio morto, ho visto anche la foto e la registrazione al cellulare del mio battito mancante. Mi hanno portato anche all'obitorio dell'isola, dove campeggia un enorme poster di Uccelli di Rovo e un quadro di San Gaspare del Bufalo, vesito da fan dei Megadeath. Senonché, mi sono svegliato quando è entrata la capo-obitorio, una bruna tout court in bikini rosso ultra proibito e soffiaincendi, con dei ricci afro anni 70, da smemorizzare la mente. Siamo andati a festeggiare giù al barcadero con birre e animali esotici freestyle, perché quando stiamo tra la folla, be here now, vogliamo essere il centro principale delle vostre attenzioni. Ho giurato di non fare più una cosa simile, l'ho giurato con il megafono (ci deve essere una ragione perché non esco mai senza), i turisti sorridevano, mi colpivano piano con le brochure psichedeliche, ma io lo farò, se sarà nelle mie possibilità.

Caro Diario,
Qui ci sono un sacco di gente alla page. Musicisti, scrittori, politici, tronisti, vallette orali, c'è l'imbarazzo della scema. Ieri sera ad esempio ho visto prima Patrizia Pellegrino a cavallo con un sacco del caffè in testa e poi Beck, quello di Loser, quello che ha i capelli come i miei,  e devo dirti, mi spiace ammetterlo, e poi del resto non è così grave come il panda che ha in testa Drupi, insomma, la gamba destra di Back è solo una protesi di silicone e caucciù, e perdipiù piena di led luminosi, come un vecchio mixer 80's. Abbiamo parlato di Bush e di Courtney Love seduti sotto delle palme al neon, intermittenti a seconda della velocità del discorso, così se stavamo zitti era buio, se parlavamo molto eravamo in un mare di luce continua. Questa dei neon al verbale sono una delle cose che più mi piace di Ischia, assieme al divieto di castità dalle 22:00 alle 06:00 del mattino.
Beck indossava un cappello panama e teneva un lungo bastone con testa di serpente, io indossavo la mia maglia preferita dei Kraftwerk e il costume con Alfred Hitchcock  che perde la memoria sul sedere. E' successo una cosa stranissima che per poco non ci faceva secchi. Improvvisamente abbiamo visto un'immensa banana nel cielo, una grandiosa banana intonsa, intergalattica, che passava lenta tra le stelle pronube.
"Deve essere qualche trovata di Berlusconi", ho detto a Beck per tranquillizzarlo. Però lui aveva sculato di brutto con l'acido e ha iniziato a dire: "In the time of chimpanzees I was a monkey/ Butane in my veins and I`m out to cut the junkie..." A quel punto sono andato a casa, anche perché mi sono ricordato che dovevo essere operato di urgenza per la mia brutta ferita da infradito.



Postato da: Fricat at 10:02 | link | commenti
Categorie: diario
mercoledì, 16 agosto 2006
processione a Casamicciola


L'isola di Ischia è baal and buddha con ghiaccio liscio, per dirla come Douglas Coupland, è freelance come Abbey Road dei Beatles, ir quale è l'album che la sintetizza, con il Long plain di Giuni Russo, che non ricordo una cifra, sulla cui cover c'era però lei vestita da mr.oizo e un lattonzolo col piercing al pancreas. Un'isola severa e dolciastra, affaticata ed oscura, dove ci sono molti personi anziano in wheelchair, gente centuagenaria che balla la break dans senza averla mai imparata (postumi doni di natura), che villeggia e aspira l'ossigeno dalla bombola tascabile, sotto riarsi rimasugli di salici, ghiaccioli umani coi loro bimbi grotteschi e devitalizzati, nati davvero al di sotto del cavolo.

La sera a Casamicciola, a Sud-est,  la gente unduetta tranci di camminate freezer, a raso  bar, scintillano oppiose le  botteghe di suvenir, la gente mangia i suoi gelati pallidi, in bianco e grigio e ordina la pizza solo pe guardare come è fatta, l'unica cosa di alcolico se lo flusciano nelle ascelle e sui pullman senti queste ascelle che puzzano di gin e ti sballi tipo like vergin. Io credo che Mara Venier mostrerebbe a tutti ir sedere dal finestrino, dopo una settimana a queste condizioni. Ma io ero felice con i wanna be adored degli stone roses nelle orecchie durante questi tragitti uppercoast. Veramente un luogo System of a down, dove le ragazze per sopravvivere devono chiudere in casa ir loro ragasso col mal di testa e salire di notte sulla barca del primo sconosciuto, insieme alla fidanzata del fratello di lui. L'unica cosa un po' aldilà of the ordinary magic line è questa moda che fermenta sulle isole e che non ha risparmianto nemmeno questa pasticca valda del mediterraneo, very scicolone, che è Ischia, ovviamente mi riferisce al fatto che molti di questi gèntlemén vanno in giro vestiti da Wrestling, anche persone dall'etè spiritosa, e vestiti massimamente da Uomo Tigre. Attenzione, non stanno parlando dell'uomo tigre rough style, cartoon, ma quello più smack down, che noi tutti ci ricorderete dal catch made in japan, dove c'era anche Antonio Hinoki (Rispect!), con le mitiche telecronache total eroin bondage by Tony Fusaro, che se non ricordo male è morto di svista arbitrale.
Stanno li in panchina, comprano  giornali psichedelici, vestiti da uomo tigre, con il mantello nero di raso vellicato dalla brezza marina, sono tedeschi, sono inglesi, sono italiani, e benché già la maschera li asseri molto, di certo la loro vera effige sottostante è ancora più seriale, come quella di un Farinata degli Uberti e non so se mi spiedo bene.

Anche in chiesa mi è capitato di vedere gente a Wrestling, anche durante le funzioni lombo sacrali.
Prima va chiarita una cosa: non si pensi che io creda, o che pratichi la credenza, o che sia un appassionato di arte credenziale, per cui finisco col trovarmi in situazioni creditizie, e questo sia detto a mio più totale discredito. No, semplicemente sono un umano che ha sete e che si rifiuta di pagare una bottiglina d'acqua € 5. Non facciamo i bugiardini, sappiamo tutti che nei luoghi di villeggiatura è tutta la mafia nel mondo nell'acqua: i commercianti estrapolano le fontanelle per farti assetare come un dromedario in rosticceria e costringerti a pagare un po' d'acqua al costo di un mese di sbronze total whiskey bondage.
Così, per non cedere al truffaut, io che non sono un godard, vado nel luogo del malle, e bevo dall'acquasantiera, senza farmi tanti compensi. Per dissetarmi completamente devo farmi più di 300 segni di croce, ed è un miracolo che nessuno mi facci notare che non si parte toccandosi la bocca, come faccio io, però, quando non c'è nessuno, ragazzi miei, io estraggo la cannola dal costume e zugo alla ground zero. Ad Ischia ci deve essere un prete buon peppone, o semplicemente dedito al sanbenedettino, che spaccia gazosa per acqua santa, a me, sia chiaro, va più che ok. Se i fedeli sapessero! Vorrei diffondere il segreto, togliere dal crocefisso Cristo e mettere la ragazzina frontwoman dei gazosa!  Ma torniamo ai wrestling.
Fa un certo effetto vedere questi uomini tigri coi petti di fuori che si scambiano il segno di pace in chiesa. A me piace il contatto morbido col guanto di zampa, e poi si evita quella manfrina di lavarsi subito le mani a casa perché chissà a quali sporchi cristiani la si è stretta (tutti i cattolici praticano questo tipo di abluzioni post-funzione, tutti).
Quando gli uomini tigri vanno a ingoiarsi la comunione cacciano fuori una lunghissima lingua rosso-argentata, lentamente, il prete non sa cosa fare e beve vino allungato con xanax e canticchia eminem con il cofanetto valda delle ostie, poi tutto accade ed è magico, è acido, è soft psicodramma.
Anche per strada vedi quella lingua, è un modo per salutare, prima ci si toglieva il capello, adesso si srotola la lingua, come dire, stendo il tappetto rosso per farti entrare nel mio cuore, al crepuscolo, è più educato e fine. Tirare piano la lunghissima lingua fuori, tipo i Kiss, i kiss pettinati e lavati, e ti senti bene con te stesso, e allora da grande vorresti diventare come l'uomo tigre,  come questi tanti uomini tigri vacanzieri, per avere quella bellissima lingua lenta e soave da sfoggiare a Ischia in segno di un'educazione superiore al dovuto. Anche sulle barche la gente prende il sole in costume, in costume di uomo tigre, e si fanno la doccia travestiti da uomo tigre, nonché i tuffi e i barbecue. Leggono al letto da uomini tigri e fanno l'amore allo stesso modo, ruggendo di piacere. Ad ischia c'è già una zona termale che è venuta chiamata "Ischia Tiger", dove tutti, e ribadisco non pochi, fanno fanghi e saune da uomini tigre. Ci sono anche certe donne che si vestono così, si capisci che sono donna dalle striature bianche più strette e dal seno di fuori col pube pure. Poi alla sera, tutti salutano le navi dal molo, al suono di All around the world degli oasis.
 
 
Postato da: Fricat at 23:26 | link | commenti (2)
Categorie: diario
mercoledì, 02 agosto 2006
Alone in the Dwarf


Nell'ultima settimana ho sbagliato tutti i gesti per scendere dal letto, e questo ha portato la colla brusca dei temporali sui vetri, i panorami squamosi si sono dunque incollati alla città svenuta: il meteo è un mostro delicato, governato dalla coordinazione dei gesti, mi ripeteva sempre il custode del cinema porno, Don Amilcare. Una ragazza che vive nella mia stanza, ma che non conosco, ha telefonato alla polizia, mi ha mostrato la foto del suo figlio nano morto di brufoli, ma come? lei non aveva nemmeno 13 anni! non aveva nessuna cicatrice! E' tutto così Sragionato! Mi hanno tolto il patentino del sonno e due euro in contanti. Ok, devi andare alla scuola guida, fra tanti giovani disperati in piagiama, imparare la fine del sonno, un'altra volta, la terza per quest'anno, dentro un lugubre stanzino pieno di riviste porno in brail, lazi di fumo lievi si accapigliano come la bava di un  film che esce da un proiettore fucilato da Bombolo.

Proprio per questo, avevo preso la bici e fare tanta genuina strada dritta nella campagna irrigidita come un maiale aggrappato al capezzolo del monte bianco.
Il giornale diceva che il cielo era maglia della nazionale, ma tutta la volta era un denso wafer al gusto anatra, per il vento le frasche avevano delle tresche con le pesche sanguinanti. I limoni crescavano nella terra, mugugnando, neri, dai grossi baccelli delle angurie cadevano i piselli sulferei con la voce di monete. La campagna faceva insomma paura e chissà che il mio campo coltivato a fazzoletti non fosse diventato nel frattempo un campo di specchi che avrebbe moltiplicato le lacrime del lutto, chissà.

Era incredibile, non potevo pedalare infuria, la bici si sollevava sui tacchi, come se la gravità fosse ingolfata, così mi trovavo sui balconi, e dietro i vetri le donne non sapevano se coprirsi il seno o il pube o il naso. Possibile che ogni donna, non appena sa di essere completamente sola, deve spogliarsi nuda o stuprare un barattolo di nutella, spesso nuda? Possibile che non facciano quasi mai il contrario?

 Mi sono dato un compito: andare compìto. Ho pensato cose molto out of stream e la mia anima è diventata subito abbastanza cemento da uniformarsi alla poca gravità in circolazione, tenendomi basso, le mie lacrime di domani brillavano sui cartalloni pubblicitari dietro il vetro antiproiettile. Lì, come sempre, coperto dal poncho biancastro dei piccioni, la statua di Bombolo in versione Rambo. Rambolo Bombolo, l'eroe della nostra citta svenuta e tumefatta.
Avevo imboccato una strada di lieve discesa, davanti a me c'era una ragazza, da dietro avrei detto ucraina, che quel suo pan di via mi ricordava una famosa prosa poetica italo-russa, scritta da me:

"Culi Russi, ampi, ingenui,
 sontuosi ma leali,
 vasti eppur timidi,
 "costretti" in chiare tinte cremate,
 di pantaloni ecònomi,
 presi tra mille ammassati,
 con monete anacorete,
smodati culi russi belli..
."

Ma non era quello l'interesting. Ero titubato dalla sua borsetta a forma di croissant. Più mi avvicinavo più progredivo negli studi scolastici, esondavo rose dalla camicia, disturbavo la memoria dei cani randagi e li facevo credere che fossero alci, infine, avevo deciso: rubarla. io? Uno scippo? Mai fatto, ma mi sentivo attratto dalla borsa o la vita. Era la stessa emozione di quanto si scopre per la prima volta la nudità adulta, a 48 anni, durante una visita al cantante di riserva dei Serpents in the breastes, e lui non è ancora tornato dalla bottega del tatoo.
Mi sono avvicinato, mentre la realtà diventava eco, ho allungato il braccio, dolcemente, sorpreso di quanto fosse lungo e guantato di fettuccine, ho afferrato la borsetta, con un mezzo snimm l'ho tratta a me, e subito tutto si è fatto tacito, come il cadavere di un sordo sul fondo do una moka gigante. Nessun grido, nessun niente, nemmeno un'ape. Ero fatto così leggero che sembravo strass di ghiaccio, philadelphia spalmabile sulle strade con una schedina del lotto usata. La sensazione del furto dà la stessa emozione di un gin tonic con Leslie Nielsen, è questa la verità.
Ho iniziato a pedalare molto boombestik, mentre la notte sembrava calare, le braghe ai balconi facevano la hola, la luna era una verruca rugosa che spuntava in una ricotta di ribes, e per questo ho dovuto imparare in fretta e furia il norvegese, perché in questa lingua grumosa esiste una parola che, se pronunciata desiderando di fare il bagno negli arachidi con André Gide e Debora Compagnoni, toglie il terrore di una simile luna teschiacea.
Corri, corri, corri ragazzo laggiù, dovevo passare per la strada dei luoghi comuni: meglio rimorsi che rimpianti di refrigerazione di Maradona che cross a centro nulla coi tuoi casini e fini dicitori alla corrida mi tutto quello che ti ho dato per disperso lo si cerca nel bosco nsiglio di andarci piano con quella vodka, e via di comune per kilomentri, meglio svoltare.

Toh, ancora quel cane allergico che starnutiva tutto il tempo e ripeteva: Dio, perché?. La strada si impinza, si imbuta, sempre più, ancora di più, potrei finire craccato come una noce, si stringe, fino a che diventa un ventriloco cieco, alla fine della quale, ecco qui, come sospettavo, c'è ad attendermi l'ispettore Zenigata con il suo assistente sulla sedia a rotelle, Rino Tommasi, vestito come uno dei village people, ma solo dal ventre in su, sotto indossa un pantalone di sudore.
Ho consegnato la borsetta, dentro c'era della dinamite: quanto è criminosa un'azione criminosa che ne impedisce una ben più criminosa? Si può parlare in queste occasioni solamente di puro caso boombastik? Non sono forse stato guidato per evitare strage di puristi in pectore? Intanto, in una buca ardevano i cadaveri della sempre più androgina e brutta Elisabetta Canalis e le sue amiche del ta-tara-t-tata disco, e io quasi non me ne accorgevo, anche perché erano così riarse, aduste e brustolite, che se non ci fosse stato il cartello indicatorio, avrei pensato a un mostro mitologico barracuda, bruciato coi lanciafiamme di Resident Evil.
"E' stato lei? Su me lo dica, non mi faccia perdere tempo."
Mi ha domandato Zenigata.
"Parla della borsa?"
"Parlo del rogo."
"No, ma se non si trova il colpevole, sarei orgoglioso di passare in galera questa gioia visiva di rara matrice psichedelica."

E con questo stralcio di diario si chiude il nostro anno accademico, tra un paio di giorni mi prendo una vacanza per il bavero della giacca,e ci si sente fra una decina di giorni, o comunque, prima o poi. In attesa:
un abbraccio a tutti col calore che sai.
Postato da: Fricat at 08:18 | link | commenti (8)
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