Pittura pareti palazzo. Ci si sente tra 2 giorni.
Conosco gente insulsa che se arriva al 60° livello in World of warcraft
non fa una piaga.
Per fortuna c'è chi i propri traguardi raggiunti li vive con la giusta passione.

Stavo sognando Gabriel Garko che inghiottiva limoni esplosivi, e ballava dalle deflagrazioni, senza splattellarsi, in un giardino cinese bianco. Era un bel sogno, divertente; di solito, quando mi liquorifico la sera, sogno sempre maiali neri raglianti con grandi orecchie in fiamme, che vagano disperati in sentieri rurali spiralidosi. Questo mi angoscia e mi lascia addosso un'innaturale terrore per qualunque forma di barbecue.
Le voci sono entrate nel mio sogno come lame di Ghemon. Riconosco la voce da Toshiro Mifune del padrone di casa: illustra i pregi dell'abitato, forse a qualcuno, o forse anche lui ha ingollato il Chivas e crede che ci sia un giapponese intelligente nella stanza. Non mi scompongo, sono abituato, mio malgrado, ad avvertirmi come un corpo intero e a queste effrazioni legali, e poi se provo ad alzarmi la nausea universale distruggerà il mondo, evento che per amore di Barbara Chiappini volentieri eviterei al pianeta.
La mattina rotolo in cucina con le stampelle magiche del bevitore, e chi ti vedo? Lo Yeti, lo yeti in persona. A questo punto, se fossimo in un film americano rispettabile, dovrei dire: Merda, ma questa è solo la realtà, ben più educata e forbita della finzione.
Il frigo è aperto, svuotato, ferito; sul tavolo cibo promiscuo, morso, fritto, abominevole.
Una vista che fa capire quanto sia infinitamente più impudico nutrirsi che procreare.
Lo Yeti, piegato su se stesso dalla crapula, scaraventa piano la roba in bocca, guardando il fondoschiena al nulla. Mangia da automa, le briciole e i sughi fanno action panting sul barbone niveo, papocchiano il pavimento.
Il villoso si accorge di me, scuote via il funerale dalla persona, e per i postumi della sbornia, questo accade in un magico slow motion pieno di scintille:
"Oddio, scusa! Pensavo che ti saresti svegliato più in là, scendo a comprarti qualcosa per la colazione, so dove sono i soldi."
Lo fermo con la bacchetta luminosa di star wars, che ho rubato dalla tomba di Silvia Koshina.
"Non ho fame, almeno finché non mi abbandonerà questa sciocca impressione di trovarmi a New York, in un bunker antiatomico."
Lo Yeti si rilassa, prende della carne cruda, ne attacca i brandelli con la colla poi mastica, impoltiglia.
"Perché ti fai questo?"
mi guarda come se avesse davanti uno stupido erborista a cui degli alieni invisibili stanno formattando il cervello con delle pietrine d'accendino. Una risata brutale piove dal soffito ondulato e polveroso, che anche oggi continua a borbottare.
"Senti, voglio risponderti come se mi trovassi davanti una persona normale, perché ne ho bisogno. La vita è un inferno, mi faceva schifo il Tibet, mi fa ancora più schifo questo luogo, e faccio le cose perché altrimenti impazzisco. Gli uomini mi annoiano, le donne non so se le apprezzerei se non avvessero l'inguine, e comunque, anche le più belle sono lì certe volte, afflitte dalla diarrea, e questo è francamente inammisibile in un mondo governato dall'allucinazione di un'estetica eternamente perfettibile.
E' un odio corrisposto, tutti disprezzano lo Yeti, mi dipingono come un mostro, come un ebete, come uno che esiste solo per Rainold Messner, ma tutto questo è assurdo, è assurdo! Per questo mangio, non sono niente."
Cerco di fargli da prozac, prendo confindenza, appoggio una mano sulla sua spalla batuffolosa:
"Non sei niente? Ma tu sei lo Yeti! Capisci? Una leggenda vivente! Milioni di persone e di alieni pagherebbero per essere te, anche così come sei."
Parla con la bocca piena, grattandosi la nuca con il coltello:
"Ma che vuol dire, sono lo Yeti? La leggenda è dovuta alla mia clandestinità, al mio houdinismo, ora che sono scoperto, sono un pirla qualunque, un umanoide sgraziato che trova delizioso mangiare spaghetti fatti con il solo nastro delle musicassette."
"Ok, fai come vuoi. Adesso scendo, devo farmi stringere il cranio dal testaio, mi si è allargato un'altra volta, ne parliamo dopo. Per favore, dopo cerca di pulire."
Le voci sono entrate nel mio sogno come lame di Ghemon. Riconosco la voce da Toshiro Mifune del padrone di casa: illustra i pregi dell'abitato, forse a qualcuno, o forse anche lui ha ingollato il Chivas e crede che ci sia un giapponese intelligente nella stanza. Non mi scompongo, sono abituato, mio malgrado, ad avvertirmi come un corpo intero e a queste effrazioni legali, e poi se provo ad alzarmi la nausea universale distruggerà il mondo, evento che per amore di Barbara Chiappini volentieri eviterei al pianeta.
La mattina rotolo in cucina con le stampelle magiche del bevitore, e chi ti vedo? Lo Yeti, lo yeti in persona. A questo punto, se fossimo in un film americano rispettabile, dovrei dire: Merda, ma questa è solo la realtà, ben più educata e forbita della finzione.
Il frigo è aperto, svuotato, ferito; sul tavolo cibo promiscuo, morso, fritto, abominevole.
Una vista che fa capire quanto sia infinitamente più impudico nutrirsi che procreare.
Lo Yeti, piegato su se stesso dalla crapula, scaraventa piano la roba in bocca, guardando il fondoschiena al nulla. Mangia da automa, le briciole e i sughi fanno action panting sul barbone niveo, papocchiano il pavimento.
Il villoso si accorge di me, scuote via il funerale dalla persona, e per i postumi della sbornia, questo accade in un magico slow motion pieno di scintille:
"Oddio, scusa! Pensavo che ti saresti svegliato più in là, scendo a comprarti qualcosa per la colazione, so dove sono i soldi."
Lo fermo con la bacchetta luminosa di star wars, che ho rubato dalla tomba di Silvia Koshina.
"Non ho fame, almeno finché non mi abbandonerà questa sciocca impressione di trovarmi a New York, in un bunker antiatomico."
Lo Yeti si rilassa, prende della carne cruda, ne attacca i brandelli con la colla poi mastica, impoltiglia.
"Perché ti fai questo?"
mi guarda come se avesse davanti uno stupido erborista a cui degli alieni invisibili stanno formattando il cervello con delle pietrine d'accendino. Una risata brutale piove dal soffito ondulato e polveroso, che anche oggi continua a borbottare.
"Senti, voglio risponderti come se mi trovassi davanti una persona normale, perché ne ho bisogno. La vita è un inferno, mi faceva schifo il Tibet, mi fa ancora più schifo questo luogo, e faccio le cose perché altrimenti impazzisco. Gli uomini mi annoiano, le donne non so se le apprezzerei se non avvessero l'inguine, e comunque, anche le più belle sono lì certe volte, afflitte dalla diarrea, e questo è francamente inammisibile in un mondo governato dall'allucinazione di un'estetica eternamente perfettibile.
E' un odio corrisposto, tutti disprezzano lo Yeti, mi dipingono come un mostro, come un ebete, come uno che esiste solo per Rainold Messner, ma tutto questo è assurdo, è assurdo! Per questo mangio, non sono niente."
Cerco di fargli da prozac, prendo confindenza, appoggio una mano sulla sua spalla batuffolosa:
"Non sei niente? Ma tu sei lo Yeti! Capisci? Una leggenda vivente! Milioni di persone e di alieni pagherebbero per essere te, anche così come sei."
Parla con la bocca piena, grattandosi la nuca con il coltello:
"Ma che vuol dire, sono lo Yeti? La leggenda è dovuta alla mia clandestinità, al mio houdinismo, ora che sono scoperto, sono un pirla qualunque, un umanoide sgraziato che trova delizioso mangiare spaghetti fatti con il solo nastro delle musicassette."
"Ok, fai come vuoi. Adesso scendo, devo farmi stringere il cranio dal testaio, mi si è allargato un'altra volta, ne parliamo dopo. Per favore, dopo cerca di pulire."

E' divertente la moda con le lamette nelle pettinature delle ragazze; smettiamo di essere giovani quando degli accorgimenti nello stile di massa fanno un cratere di blasfemia nella nostra tolleranza. A qyel point meglio appendere la gioventù al chiodo e ordinare il whisky che obnubila, è il momento. Laddentro poi pompano furibonde corde di topi, un umido squittio nella notte, è cavatappi nella cantina del sonno. L'edificio crolla, sudando cif ammoniacal.
Sono divertenti con quei labbroni inglossati, quel grasso popolano che smotta dagli spifferi vestiari dozzinali, che poi con il motion controll di flash, leghi queste fanciulle a i barili che sono le madri, in un perfetto morphing. Treccine che scinitillano di piccole ghigliottine, le calze dalle losanghe larghissime, come si vedono nel videogioco Super Mario BangBros. Io e il mio amico, Oreste Lionello camminiamo con un anello di lametta, con le dita ben aperte per non sanuginare e così farci rincorrere dai cani, sotto i lampioni troppo deboli..
Però non tutto è divertente quello che nuoce, essere post pischedelici significa anche trovare la banalità, la mancanza di haschish morale nel ghindamento di questi giovani sterchi, e senza tema, riderne dalla torre del municipio, con grossi diffusori, rubati a un concerto di Umberto Tozzi.
Io seriamente penso che ci sia un solo tipo di giovane dai 14 ai 21, non ce ne sono altri, ho controllato su internet, niente. Un solo giovane, replicato fino alla totale conquista del pianeta provinciale terra, contro cui anche gli alieni si ritirano nelle loro navicelle a forma di Marco Liorni. Che parlo, dai, di certo ne portate macchie di grasso nello sguardo, ir fastidioso prurito nella memoria.
Parlo ovviamente del giovane dal peso a forfait, coi capelli che pogano, senza essere unti e vitrei come un tempo. Occhiali enormi, immensi, da far rivoltare nella tomba e impallidire Sandra Mondaini. Vanno sul motorino del compagno, sensa casco, senza sapere che andare senza casco è cancerogeno e porta incubi in bianco e nero, per far vedere chi è che ha carisma qui dentro e per far vedere l'orlo delle loro mutande cool, verde fosforescente, firmate da un fake. Ecco, questo è Bartolomeo, l'uno nessuno e centopirla. Il gran bel giovane.
Per fare gli originali spariscono nell'unico essere anti-psichedelico che hanno deciso di essere. Pur carnevaleschi, cromaticamente grotteschi, sembrano una parata nazista vista dall'alto, Bartolomeo infatti non è che una parata vista dall'alto.
Con tutti i fenomeni di massa non immediatamente che spillano sangue dalla gola, sono molto gentleman, e così ho preso a salutarlo sempre, questo giovinetto moderno, Bartolomeo! Hey Bartolomeo! Anche a letto con i tuoi occhiali giganti, dove scintillano stelle pannate. Un mostro unimode, che fra qualche hanno sclererà in mille rivoli di feccia.

Dicevo,
un giorno mi sveglio e mi fisso tut a cùr i piedi: erano più bianchi del resto, anche dopo aver tolto i calzini chiari, anche se di poco, e quando vi ho picchiato contro un chiodo, si è infilato fino alla capoccia, e tutto con zero noie.
"Questo è strano," ho detto alzando la cornetta, era Adele, la sua voce aveva qualcosa di Ted Sallivan, e poi il suono che faceva nel parlare, dio, era come se le grondasse il volto sul tappeto.
"Senti, Adele, mica stai fumando col corpo?"
"No, appena ieri ho fatto l'amore."
"Strano, fai il rumore di una che arde. Come sai che ho il telefono?"
"Mio padre sta bruciando vivo, giocava coi fornelli. Sei venuto a cena una volta qui. Che devo fare?"
"Rispondi alle domanda, quando ti si interpella. Chi è stato a dirti che ho un telefono?"
"Mio padre brucia!"
"Ok, chiuditi in bagno con i grissini e aspettami."
Più tardi sono sceso, la porta era snap, per terra cartoni della pizza, briciole di lampadina, cd-rom morsicati. Il padre di Adele era completamente beige, L'ho gettato dalla finestra, pesava un niente, era come buttare un foglio della Famiglia Cristiana.
Dio mio, quanti bambini! Qui ad Adometrovos i cani hanno una cultura della contraccezione molto più sviluppata di quella umana. I bambini ci uccideranno, frapporrano il loro odio alla nostra fragilità nervosa che impasta nella polvere i savoiardi del disagio, non riusciamo a fare cinque metri in linea retta per colpa loro, e dei nani.
Adele si era rinchiusa nella vasca, solo la testa fuori dalla sabbia, un occhio ormai quasi cascato dall'orbita, tenuto da un grissino, deve essere stato un amplesso incredibilmente malvagio.
"Ho sentito che l'hai buttato giù."
"Si è sparsa la voce? Di chi parli? Sai, ultimamente sono un vero buttafuori."
"Parlo di mio padre, lo conoscevi, no?"
"Sì, sembra però che tu ti sia dimenticata quello che c'è stato tra noi, o almeno tra me e il tuo tatuaggio in sede. Tuo padre se l'è cercata. Perché non fai qualcosa per il nostro occhio?"
"Ormai è andato, ma non ho il coraggio di strapparlo, non ho soldi e per farlo l'oculista vuole il mio corpo e il mio addome, e comunque voleva farmelo coi denti. A me non piace, perché non me lo togli tu?"
"Mi trovi più sexy dell'Oculista?"
"Sei il mio tipo non plus Hulk, prima di restare al verde."
"Non è che lo dici perché la vista è dimezzata?"
"Su, non fare il modesto, scava una buca, qui, sono molto triste e peccatrice. Toh, prendi un grissino come escavatrice, abbiamo tutto il tempo".
"Ma sei fresca di lutto, e poi, se non ti bendi l'occhio, mi fai molto krugher."
"Mah, mio padre è morto da tempo, ormai era solo un agglomerato di cellule sullo Skeitboard di plutonio, che porta all'Ade".
"La strada si sta riempiendo di salme."
"E' sempre piena di salme."
"Sì, ma niente metafore pacchiane quando si convivia alla locanda del piacere. E togliti quel cappello da gerarca nazista, lo sai che mi inibisce."
"No, non me lo tolgo, tutti dicono che mi rende sexy, non fare il bestian contrario. Diamine, ma come cammini? Sembri Aldo Fabbrizi."
"Non so, stamane mi sono svegliato ed è come se i piedi..."
"Ho capito, non dire più niente. Piove."
"Che hai capito? Io nulla, perché non me lo dici?"
"Ti stai pietrificando."
"Ma che dici, è perché poi? Cosa ci guadagno?"
Giorno dopo. Ho i piedi sassati, posso fare persino cuoricini con l'uniposca, le caviglie sono blocchi lunari. Non sento più l'estremo basso, la cosa mi fa impazzire, arrivo ad amputarmi tutte le dita degli unduettoni, pur di provare quel dolore, quella sensibilità che mi direbbe, hey, sono integro! io mi taglierei anche il resto degli unduettoni, ma nella mia stupidità nihilista si trova un cancro di buon senso in metastasi. Metti che io guarisca, poi che si fa appiedati dai piedi? Ci sono medicanti agguerritissimi, capaci di stare tutto ir giorno a ginocchioni, senza stancarsi, e tutto per poche briciole di lire, io già seduto a terra mi affrollo.
Ho una paura cipriota, ho fatto bruciare il pollo nel forno e ho gettato la mia immorale collezione di parrucche, spero in questo modo di placare l'ira divina le cui lingue urticanti mi vellicano l'anima. No, la collezione di peli pubici non si tocca.
Ho tutte le gambe di pietra, Adele aveva ragione. Devo andare dal dottore, uno qualsiasi dei due, tranne quello che usa una lucertola viva, paralizzata di proposito, come pochade. Recupero la sedia a rotelle sul mio balcone e mi calo giù, annodando le bollette scadute (l'ascensore è guasto, sulle scale è in atto un rave party, silenziosissimo, ti fa pensare quasi che hai avuto un'informazione falsa). Ci sono macchie di sangue vicino alle portiere delle auto, e infatti tutti quelli che incontro, per un motivo o per un altro, sanguinano dalla mano, ma sembra non essere questo gran problema, tranne che vogliono fare tutti la mia conoscenza, smanettarmi, così alla fine sembro il più sanguinante di tutti, sembro. Le strade piene di bambini, e da quando si è fulminata la lampadina nel cimitero, corpose di salme.
Chiedo a Milly Carlucci dove posso trovare un dottore, lei smette di pulire i vetri della Citroen al semaforo, mi si avvicina, ha gli occhi da assassina drogata, cerca di baciarmi, le spruzzo nello sguardo lo spray anti-porno che mi ha regalato la nonna. Non urla, solo si inginocchia, nel suo body rosso sangue e si dirupa il volto di smorfie, piangendo nel modo disperato e muto, tipico dei bambini che hanno preso uno sganassone inaspettato quanto freestyle. Per fortuna pratico l'ipnosi alle sue mammelle, nei quali capezzoli risiedeva la vista; riesco ad addormentarla. La sposto e ben disposto, or che la coscienza ha riposto, la sposo, il prete pretestuoso protesta: non voglio mica che un wroom la spalmi sulla carraia, gli dico.
Ho avuto la fortuna che il dottore ha trovato me. "Venga, venga," mi ha detto celerandomi davanti, in camice, anche se ancora in mutande a zuava, come se sapesse tutto, una frittella d'azzurro è apparsa nella negra padella di nubi, ed è cominciato a venir giù l'olio. Io ho girato le ruote e sono salito al suo studio.
"La sua amica dal cappello nazista ha ragione."
"Come sa che ha il capello nazista? Di chi diamine sta parlando?" Risata gracchiante-oleosa da fumatore. Io dico:
"Lei è solo un fottuto grassone bugiardo. Si guardi, sembra Beppe Grillo."
"Comprendo il suo stato d'animo, sono abbastanza ermetico alle offese in queste situazioni. Ad ogni modo Adele, è questo il suo nome fittizio, in tali giorni si è rasata la svastica sul pube, e non lo dico perché ho fatto il Marvel a letto, ma sono il suo dottore, e la visito sempre da cima a fondo. Sa, apprezzo il tatuaggio che ha sul cenotafio, come lei del resto... Io sono il solo dottore che visita quelli che non vanno mai dal dottore, sono io a scovarvi, poveri stronzi imbecilli. vi sentite degli eroi, eh? Degli immortali?"
Beve un drink, si accende una sigaretta, tossisce sangue spray contro i vetri luridi dello studio. Siamo al 15° piano e lui potrebbe buttarmi giù, con tutta la sedia. Nemesi.
"E' sposato, dottore?"
"No, ma colleziono vestiti da sposa, come tutti del resto."
"Che strano, anch'io collezionavo qualcosa del genere, parrucche da prostituta, usate. Prima collezionavo ciuffi di ventre."
"Sta cercando di socializzare?"
"Sto cercando di capire cosa ho di preciso."
"Ha l'ostiomarmosi, una malattia rarissima, se ne conosce solo un altro episodio nella storia, ma molti dicono che è solo un'invenzione di Achille Bonito Olivai. Lei è il secondo. Le ossa si induriscono, la carne si calcifica, tutto si impietrisce, anche l'anima, ma questo è secondario. Tutto tende alla pietra, fino a che non vengono fatti sassi gli organi, allora uno muore. Le spiace se faccio la risata satanica? E' più forte di me. Ho qui davanti una statua work in progress della natura. Mi trovi una situazione meno boombastik e smetto di ridere. uhuhUHUAHAHAHAH."
"Dottore, non c'è una cura?" Scuote la testa mentre lecca il bordo del bicchiere, attenuando progressivamente l'ilarità.
Tutte le domande sull'esistenza hanno iniziato il vespaio, come: "Chi siamo"? "Dove andiamo"?
"Dottore, volevo approfittare della sua cultura medica e del fatto che probabilmente questa è l'ultima volta che talco con uno della vostra razza." Si siede, pronto ad ascoltarmi, lusiganto che gli ho dato del medico, anche se devo reggerlo, se no cade giù in strada. Il suo alito mi abbronza.
"Da quando ho visto il film di Oshima, Ecco l'impero dei sensi, i miei quesiti esistenziali sono diventati piuttosto assillanti. Nel film la donna evira completamente il partner. Io mi sveglio la notte cercando di capire se un mebro evirato in erezione possa rimanere tale, o se si affloscia dopo la mutilazione. Cosa diventa dopo, separato dal corpo un membro colto nel momento del suo massimo splendore?"
Il sorriso benevolo va in dissolvenza su questo volto da vecchio blogger itterico.
"Mi accompagni alla finestra, dottore, non sente? Sta passando una parata. Abbiamo bisogno di distrarci. Io temo che questa malattia sia la conseguenza di un senso di colpa che agisce nell'inconscio della materia." Il dottore annuisce, poi esplode un rutto ammazzavampiri.
Sta passando il carro di Harrr, che festeggia il nuovo sito. C'è mp vestito come Apollo Creed in Rocky IV, quando poi Ivan Drago gli debella la vita. Pantaloncini Boxer U.S.A. con paillettes, cappellone da zio Sam, occhiali a goccia riflettenti, sorriso da creatura di Cunningham, guantoni rossi stroboscopici. C'è poi DM in calzamaglia da Wrestling, Totonno che guarda dall'interno di una Matrioska. Ci sono tutti, sotto la testa gigante di Amlo in cartapesta; gli occhi che vanno e che vengono, i volantini che gli escono furibondamente dal naso, pagliuzzando l'aria elettrica.
Un carro veramente psichedelico, che cammina in strade dai balconi morti, coi marciapiedi pieni di cadaveri.
un giorno mi sveglio e mi fisso tut a cùr i piedi: erano più bianchi del resto, anche dopo aver tolto i calzini chiari, anche se di poco, e quando vi ho picchiato contro un chiodo, si è infilato fino alla capoccia, e tutto con zero noie.
"Questo è strano," ho detto alzando la cornetta, era Adele, la sua voce aveva qualcosa di Ted Sallivan, e poi il suono che faceva nel parlare, dio, era come se le grondasse il volto sul tappeto.
"Senti, Adele, mica stai fumando col corpo?"
"No, appena ieri ho fatto l'amore."
"Strano, fai il rumore di una che arde. Come sai che ho il telefono?"
"Mio padre sta bruciando vivo, giocava coi fornelli. Sei venuto a cena una volta qui. Che devo fare?"
"Rispondi alle domanda, quando ti si interpella. Chi è stato a dirti che ho un telefono?"
"Mio padre brucia!"
"Ok, chiuditi in bagno con i grissini e aspettami."
Più tardi sono sceso, la porta era snap, per terra cartoni della pizza, briciole di lampadina, cd-rom morsicati. Il padre di Adele era completamente beige, L'ho gettato dalla finestra, pesava un niente, era come buttare un foglio della Famiglia Cristiana.
Dio mio, quanti bambini! Qui ad Adometrovos i cani hanno una cultura della contraccezione molto più sviluppata di quella umana. I bambini ci uccideranno, frapporrano il loro odio alla nostra fragilità nervosa che impasta nella polvere i savoiardi del disagio, non riusciamo a fare cinque metri in linea retta per colpa loro, e dei nani.
Adele si era rinchiusa nella vasca, solo la testa fuori dalla sabbia, un occhio ormai quasi cascato dall'orbita, tenuto da un grissino, deve essere stato un amplesso incredibilmente malvagio.
"Ho sentito che l'hai buttato giù."
"Si è sparsa la voce? Di chi parli? Sai, ultimamente sono un vero buttafuori."
"Parlo di mio padre, lo conoscevi, no?"
"Sì, sembra però che tu ti sia dimenticata quello che c'è stato tra noi, o almeno tra me e il tuo tatuaggio in sede. Tuo padre se l'è cercata. Perché non fai qualcosa per il nostro occhio?"
"Ormai è andato, ma non ho il coraggio di strapparlo, non ho soldi e per farlo l'oculista vuole il mio corpo e il mio addome, e comunque voleva farmelo coi denti. A me non piace, perché non me lo togli tu?"
"Mi trovi più sexy dell'Oculista?"
"Sei il mio tipo non plus Hulk, prima di restare al verde."
"Non è che lo dici perché la vista è dimezzata?"
"Su, non fare il modesto, scava una buca, qui, sono molto triste e peccatrice. Toh, prendi un grissino come escavatrice, abbiamo tutto il tempo".
"Ma sei fresca di lutto, e poi, se non ti bendi l'occhio, mi fai molto krugher."
"Mah, mio padre è morto da tempo, ormai era solo un agglomerato di cellule sullo Skeitboard di plutonio, che porta all'Ade".
"La strada si sta riempiendo di salme."
"E' sempre piena di salme."
"Sì, ma niente metafore pacchiane quando si convivia alla locanda del piacere. E togliti quel cappello da gerarca nazista, lo sai che mi inibisce."
"No, non me lo tolgo, tutti dicono che mi rende sexy, non fare il bestian contrario. Diamine, ma come cammini? Sembri Aldo Fabbrizi."
"Non so, stamane mi sono svegliato ed è come se i piedi..."
"Ho capito, non dire più niente. Piove."
"Che hai capito? Io nulla, perché non me lo dici?"
"Ti stai pietrificando."
"Ma che dici, è perché poi? Cosa ci guadagno?"
Giorno dopo. Ho i piedi sassati, posso fare persino cuoricini con l'uniposca, le caviglie sono blocchi lunari. Non sento più l'estremo basso, la cosa mi fa impazzire, arrivo ad amputarmi tutte le dita degli unduettoni, pur di provare quel dolore, quella sensibilità che mi direbbe, hey, sono integro! io mi taglierei anche il resto degli unduettoni, ma nella mia stupidità nihilista si trova un cancro di buon senso in metastasi. Metti che io guarisca, poi che si fa appiedati dai piedi? Ci sono medicanti agguerritissimi, capaci di stare tutto ir giorno a ginocchioni, senza stancarsi, e tutto per poche briciole di lire, io già seduto a terra mi affrollo.
Ho una paura cipriota, ho fatto bruciare il pollo nel forno e ho gettato la mia immorale collezione di parrucche, spero in questo modo di placare l'ira divina le cui lingue urticanti mi vellicano l'anima. No, la collezione di peli pubici non si tocca.
Ho tutte le gambe di pietra, Adele aveva ragione. Devo andare dal dottore, uno qualsiasi dei due, tranne quello che usa una lucertola viva, paralizzata di proposito, come pochade. Recupero la sedia a rotelle sul mio balcone e mi calo giù, annodando le bollette scadute (l'ascensore è guasto, sulle scale è in atto un rave party, silenziosissimo, ti fa pensare quasi che hai avuto un'informazione falsa). Ci sono macchie di sangue vicino alle portiere delle auto, e infatti tutti quelli che incontro, per un motivo o per un altro, sanguinano dalla mano, ma sembra non essere questo gran problema, tranne che vogliono fare tutti la mia conoscenza, smanettarmi, così alla fine sembro il più sanguinante di tutti, sembro. Le strade piene di bambini, e da quando si è fulminata la lampadina nel cimitero, corpose di salme.
Chiedo a Milly Carlucci dove posso trovare un dottore, lei smette di pulire i vetri della Citroen al semaforo, mi si avvicina, ha gli occhi da assassina drogata, cerca di baciarmi, le spruzzo nello sguardo lo spray anti-porno che mi ha regalato la nonna. Non urla, solo si inginocchia, nel suo body rosso sangue e si dirupa il volto di smorfie, piangendo nel modo disperato e muto, tipico dei bambini che hanno preso uno sganassone inaspettato quanto freestyle. Per fortuna pratico l'ipnosi alle sue mammelle, nei quali capezzoli risiedeva la vista; riesco ad addormentarla. La sposto e ben disposto, or che la coscienza ha riposto, la sposo, il prete pretestuoso protesta: non voglio mica che un wroom la spalmi sulla carraia, gli dico.
Ho avuto la fortuna che il dottore ha trovato me. "Venga, venga," mi ha detto celerandomi davanti, in camice, anche se ancora in mutande a zuava, come se sapesse tutto, una frittella d'azzurro è apparsa nella negra padella di nubi, ed è cominciato a venir giù l'olio. Io ho girato le ruote e sono salito al suo studio.
"La sua amica dal cappello nazista ha ragione."
"Come sa che ha il capello nazista? Di chi diamine sta parlando?" Risata gracchiante-oleosa da fumatore. Io dico:
"Lei è solo un fottuto grassone bugiardo. Si guardi, sembra Beppe Grillo."
"Comprendo il suo stato d'animo, sono abbastanza ermetico alle offese in queste situazioni. Ad ogni modo Adele, è questo il suo nome fittizio, in tali giorni si è rasata la svastica sul pube, e non lo dico perché ho fatto il Marvel a letto, ma sono il suo dottore, e la visito sempre da cima a fondo. Sa, apprezzo il tatuaggio che ha sul cenotafio, come lei del resto... Io sono il solo dottore che visita quelli che non vanno mai dal dottore, sono io a scovarvi, poveri stronzi imbecilli. vi sentite degli eroi, eh? Degli immortali?"
Beve un drink, si accende una sigaretta, tossisce sangue spray contro i vetri luridi dello studio. Siamo al 15° piano e lui potrebbe buttarmi giù, con tutta la sedia. Nemesi.
"E' sposato, dottore?"
"No, ma colleziono vestiti da sposa, come tutti del resto."
"Che strano, anch'io collezionavo qualcosa del genere, parrucche da prostituta, usate. Prima collezionavo ciuffi di ventre."
"Sta cercando di socializzare?"
"Sto cercando di capire cosa ho di preciso."
"Ha l'ostiomarmosi, una malattia rarissima, se ne conosce solo un altro episodio nella storia, ma molti dicono che è solo un'invenzione di Achille Bonito Olivai. Lei è il secondo. Le ossa si induriscono, la carne si calcifica, tutto si impietrisce, anche l'anima, ma questo è secondario. Tutto tende alla pietra, fino a che non vengono fatti sassi gli organi, allora uno muore. Le spiace se faccio la risata satanica? E' più forte di me. Ho qui davanti una statua work in progress della natura. Mi trovi una situazione meno boombastik e smetto di ridere. uhuhUHUAHAHAHAH."
"Dottore, non c'è una cura?" Scuote la testa mentre lecca il bordo del bicchiere, attenuando progressivamente l'ilarità.
Tutte le domande sull'esistenza hanno iniziato il vespaio, come: "Chi siamo"? "Dove andiamo"?
"Dottore, volevo approfittare della sua cultura medica e del fatto che probabilmente questa è l'ultima volta che talco con uno della vostra razza." Si siede, pronto ad ascoltarmi, lusiganto che gli ho dato del medico, anche se devo reggerlo, se no cade giù in strada. Il suo alito mi abbronza.
"Da quando ho visto il film di Oshima, Ecco l'impero dei sensi, i miei quesiti esistenziali sono diventati piuttosto assillanti. Nel film la donna evira completamente il partner. Io mi sveglio la notte cercando di capire se un mebro evirato in erezione possa rimanere tale, o se si affloscia dopo la mutilazione. Cosa diventa dopo, separato dal corpo un membro colto nel momento del suo massimo splendore?"
Il sorriso benevolo va in dissolvenza su questo volto da vecchio blogger itterico.
"Mi accompagni alla finestra, dottore, non sente? Sta passando una parata. Abbiamo bisogno di distrarci. Io temo che questa malattia sia la conseguenza di un senso di colpa che agisce nell'inconscio della materia." Il dottore annuisce, poi esplode un rutto ammazzavampiri.
Sta passando il carro di Harrr, che festeggia il nuovo sito. C'è mp vestito come Apollo Creed in Rocky IV, quando poi Ivan Drago gli debella la vita. Pantaloncini Boxer U.S.A. con paillettes, cappellone da zio Sam, occhiali a goccia riflettenti, sorriso da creatura di Cunningham, guantoni rossi stroboscopici. C'è poi DM in calzamaglia da Wrestling, Totonno che guarda dall'interno di una Matrioska. Ci sono tutti, sotto la testa gigante di Amlo in cartapesta; gli occhi che vanno e che vengono, i volantini che gli escono furibondamente dal naso, pagliuzzando l'aria elettrica.
Un carro veramente psichedelico, che cammina in strade dai balconi morti, coi marciapiedi pieni di cadaveri.

Caro Diario,
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
Che razza di fine.
Noi vogliamo ricordarlo quando cercava, disperatamente e in tutti i modi, di sventare la minaccia dei Croco-Smoke.
Noi vogliamo ricordarlo quando cercava, disperatamente e in tutti i modi, di sventare la minaccia dei Croco-Smoke.
Caro Diario,ho aperto un altro blog, e un altro, tra qualche settimina lo apro anche pure. Froottload è nato da una costa di Froottle, di cui riprende la grafica, in pubblico. Froottload vuole andare incontro ai patiti di internet e modernismo, candidandosi ad essere la bussola definitiva per muoversi nel caotico mondo chiamato: "corretto impiego del tempo". Qui, l'internauta viene condotto, con logica astringente, ma a volte anche con i mazzaroccoli di Bruce Lee, alle cose davvero utili e importanti che offrono ir mondo rete. Qui troveranno i download gratis a le applicazioni più psichedeliche, di cui ci saranno anche, per quanto possibile, illustrate le funzioni, le particolarità, gli easter eggs. Qui l'internauta trova carrucole puntuali che lo trasportano velocemente, al costo di un click, in siti di ruprestre gustosità, dove potrà allargare il suo scibile, incrementare la sua pozione magica di divertimento; ma sempre con un criterio di utilità a tutto sprint.
Sì, lo so, con tutti questi blogghini e blogghetti è come se volessi polverizzarmi, e in tal modo sparire in un'enorme dilatazione venosa di precariato. Come se volessi dileguarmi per indigestione piuttosto che per inedia, solo perché la prima fa molto più dolentia, a gli altri. Sono anche molto confuso e grato di esserlo, aggrattis, però ho paura di incasinare tutto ed essere fucilato. Caro diario, ho una fissazione morbosa per il gratis; in questo periodo, ad esempio, sto cercando disperatamente di farmi regalare uno Skinhead.
Caro diario,
oggi vado al carrefour e mi compro un pc nuovo, gratis, con i soldoni di Forfora Rosa, per il compleanno mio, avveratosi il 27 Agosto. E' stato come trovarsi nudo e senza peli in una tempesta di lamette quello di non aver ricevuto nessun augurio possibile.
Ora che l'ho detto mi aspetto che mi si recapiti un hard plico con dentro uno Skinhead, stordito ma ancora vivo.



