
Caro Diario,
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
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