mercoledì, 11 ottobre 2006
- Ma porco di un Philip dick! cosa vogliono? Non si accontentano che li ho resi tutti ricchi a canestrate, e/o anche più?-
Esclamò Affrel Lugbigxer battendo il pugno sul tavolo di molecole fotoniche.
Gedmen Footclockott, sorrise sardinico, si accense una jeck daniels, un sigaro antimaterico al vecchio gusto terrestre di weaskeass. Aveva tra i 20 e 60 anni all'incicca, la testa ricoperta di ovatta usata, calzata alla big jim, vestiva sempre e solo, dal collo all'ombellico con canottiere magnetiche termoregolanti, disponeva di un volto da strega nell'atto di una complessa liberazione corporale. Aveva il mento volitivo, anche se non sapeva che cos'era e a che ora.
- Affrel, calmati, stai dando uno spettacolo balzano in quanto a flemma. -
- E lasciala stare flemma, ha il sistema nervoso di un avanotto, che vuoi che le impotti della mia laison de metre?.-
- La tua che? -
- Scusa, sono sotto effetto della pillola Breton. - Spiegò il governatore agitando il braccio in modo poco salutare verso i cd slick di Gloria Gaynor.
Flemma stava sistemando i libri persistaltici sugli scaffali ipodermici. Era una ragazzona di un 1,88, di razza pornok, i capelli afro-rossi, labbra callose, volto bamby, lingerie all'ennesima potenza perestaltica. Era la segretaria del governatore per il semplice fatto che era l'essere più ululabile dell'impero galattico Ctrlaltcanc tutto. Il governatore se la zugò con la cannuccia cosmica dar suo pianeta Cola Coquette, sottraendola al suo harem di 1000  uomini bellissimi, tutti premi nobel affetti da satirismo e termoregolanti, e lei non fu del tuto contenta e freesbie. Cercò di scappare e subì l'onta del Raggio Malville, il quale agiva sur linguaggio, in modo che nell'esprimersi si usava immancabilmente la parola putupù ad ogni fine frase. Una cosa che avrebbe reso ridicolo anche Hegel, almeno molto prima che si mettesse a filosofare.
- Non lo so Affrel, io sono il loro rappresentante, e a loro la cosa non va a ficorock come potevi pensare tu.  Questo fatto che tutti possono essere ricchi se hanno un minimo di senso estretico di partorire versi, questi benedetti versi che sono diventati la moneta nazionale, ma che dico nazionale, galattica se mi passi ir termine, non piace a tutti. Il comitato  Berlusconi Vivo ad esempio si batte perché negli scambi commerciali venga riattivato nel sistema dei valori anche il verso libero, o la supermoneta anapesta o almeno l'euro12, non tutti hanno dimistichezza con l'endecasillabo, figurarsi con il trocheo spondaico!
- Maledizione! - Urlò Affrel, poi fece una breve pausa, durante il quale bevve un Nashville al gusto melanzana rinfacciata, addentò una cozza lunare alla panna e poi disse: - Gioropek, Poliandro, Trevize, Compstock; non pensi che i nomi dei personaggi di fantascienza siano assurdi? Tutta colpa di quel basettone di Asimov. Il formaggio francese, cos'ha di diverso da quello ugandese, o per ir semplice fatto che è francese si fa chiamare tale? Dino Meneghin ha mai giocato al di sotto delle sue possibilità? a proposito, mi domandavo se sono sufficienti sei ketalioni di cloni della Bellucci per il mercato dell'asia galattica. Ammesso che quella sia davvero l'Asia galattica, e non la nostra Asia convenzionale galactica. Cosa c'è? Pensi che stia ancora una volta divagando, nevvero? -
- Nooo... sarà la pillola Breton, no? Sei un uomo all'antica tu, ti trastulli ancora cor surrealismo...Sono in commercio le pillole Erika Campbell o Fricat, molto più alla gradevole, e con meno controindicazioni...
- Non manchi mai di fare allusione alla mia terza natica tu, nevvero? -
- Be', ammetterai che l'insolita escrescenza è sorta dopo quei flaconi che ti sei mandato ingiù per il cannarone durante il tuo periodo iper beat perestaltico.
Gedmen spense la sigaretta nel flacone manzotimer, che trasformava il fumo in arrosto, e si afferrò una fettina supersuk, dandoci daffare con molto mordente.
- umm buono, gnam gnam.-  gli scappò di dire prosaicamente.
Affrel si siese pensieroso al coordinatore mentale, un aggieggio ad uovo che faceva pulizia di montaggio del discorso, cancellando tentennamenti, balbettìì, torpilocuo, errore grammatici, frasi con del senso.
- Ma non capisco, cosa c'è di più bello che entrare dal proprio panettiere, dire " O mia amata, langue il mio cuore altrove" e guadagnarsi in tal mensh la pagnotta? Niente soldi, niente microbi, niente paura di furti, niente leccarsi il dito per divellere i mazzetti. Uno presenta un poema di suo pugno e puff si compra una casa, un bel stornello ed eccoti l'ultimo modello di Honda-Marlboro-vodafone con turbina nanospastica. Non era forse questo ir sogno dell'umanità? Dare il massimo valore, anche materiale, alla propria sensibilité?
- Cosa centra allora la metrica? - Domandò Gedmen scriminandosi l'ovatta, e toccando, non visto dal governatore, le cosce di flemma. La ragazzona si piegò e gli disse nell'orecchio, in tono ovattato:
- Ho molto gradito putupù, ma la prossima volta consigliere footclockott putupù, si pulisca le mani dal carname prima di vellicarmi putupù. -
Gedmen mostrò alla pornok senza intenti offensivi la lingua come pulitore dell'onta. Ella sorrise frugandosi naso e bocca con il dito medesmo.
- La metrica? O bella! una misura ci vuole, caro il mio consigliere. Se no chiunque si mette a digitare sul computer a caso per tre ore e poi lo va a spacciare per poema di cui sopra, pretendendo uno iot. No, no! deve darci la prova che ha dentro la testa veri bigliettoni di poesia frusciante. E che diamine. Unità minima, settenario, medio taglio endecasillabo, forte taglio trocheo spondaico, tutto qui e commercialisti a casa. Cosa c'è di what's wrong?
- Si ma così si rischia di vedere arricchirsi uomini insensibilissimi ma abili nella forma, mentre fior fiori di poetoni, dai versi originali e sofferti, piegarsi in due dalla fame cosmica perché non riescono a imbrigliare la loro poetica in forme ritmiche stereotipate. Per non parlare degli analfabeti, costretti a vivere di elemosina.-
Affrel si fece pensieroso, si grattò il mento, poi la nuca e infine l'ascella più lontana, con la stessa mano.
- Esistono nella galassia ctrlaltcanc ancora anarfabbete? Ehm, in cosa consisterebbe l'elemosina? -
- Puoi immaginartelo, vecchia pentolaccia sgrassata. La gente regala quello che ha di più caro: versi spiccioli. -
- Ah, beh. -
- Ah be' un par di knodel! Non tutti sono onesti. Danno via versi già usati, che quelli i barboni vanno nei vendivendi, li recitano, il cassiere controlla sul computer palmare globale di transizione poetica e scopre che quelli sono versi già usati per comprare qualcosa in un altro negozio, e così finiscono pure in galera, o gli si tatua la stella di anafora sul braccio a sommo spregio, e non passano più trasire nei negozi. Poi ci sono i burloni, che mettono ner cappello versi di dodici sillabe, e anche qui, i barboni vanno e la Count Machine Poetry li inchioda! Caro mio ti toccherà ammetterlo prima o poi, il tuo sistema economico divino non sana le disparità, ha solo sostituito una casta elitaria con un'altra, e non ti credere che chi sta ar potere è il gruppo più alla super.
- Forse hai ragione, devo pensarci, del resto Al Pacino ha gli occhi troppo grossi e non capisco i deodoranti da cosa devo proteggere.- Qui fece una pausa perestaltica, gli venne bene e poi esclamò sorreggendosi il mento coi polsi:
- Gedmen, devo riflettere a palla. So che solo io posso cambiare la legge, perciò vedrò di riflettere, come detto, a palla. Convocherò il consiglio degli economisti invertiti e vedremo di trovare la soluzione meno dolente e più senter fresh a livello democratico. E adesso, se vuoi toglierti dalle nano sfere, tra qualche minuto inizia la puntata di Star treks dove Lady Oscar diventa il comandandte dell'Enterprise. Diciamo che preferire perdere la vista piuttosto che perdermi la visione di questa puntata.
- Ho capito, -  disse Gedmen, si alzò, si toccò il polso e il tessuto fotonico morbido ricoprì la sua giubba intergalattica. Strinse la mano al vecchio amico e andò via di tutta carrera.
Una volta uscito, Affrel chiamò flemma, ella giunse con lo spiumino batuffle a pulire la scrivania. Il governatore la guardò al centro del tanga giallo semi-trasparente, che rilfetteva sulla superfitche.
- Allora, l'hai messo?
- Certo putupù, mi sono piegata su di lui e ho spinto la nanocimice nel suo condotto audioslave putupù. -
- Visto che avevo ragione? Quel vecchio rattuso non avrebbe resistito a vederti sculettare davanti ai suoi occhi nanospatici. Gran bel lenocinio, mia dolce pornoide. Benissimo, continua così ragazza mia, e ti guadagnerai l'antiraggio, così quando parli non fai ridere cani e porci. successivamente, se collaborerai con il governo anche non sessualmente,  il ritorno al tuo pianeta, qualora improvvisamente dovessi diventare invertito si intende. -
Affrell appojò la mano alla scrivania che si illuminò a giorno. La nanocimice era già entrata nel central krugher intentivo di Gedmen, e ora sullo schermo apparivano i pensieri e le intenzioni del consigliere.
- Come sospettavo: Gedmen Footclockott ha intenzione di allearsi con il comitato Berlusconi vivo e farmi la pellaccia con molto offensione e mazzaroccoli di brus lin a gogò.
- Be', - disse passandosi la lingua sul labbro alto flemma - qui bisognerà chiamare Capitan Ibrax...
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martedì, 29 agosto 2006
Wilcott


In macchina adoro calarmi drink sonori alternativi, ma anche puttanate scioccanti, come  Satisfaction di Benni Benassi o i podcast di 24 h by Macchianera. Ciò mi farcisce di rollerblade lo sterno, riempie la mia anima di strobo licantrope. Con la musica sono un po' come Tarantino per i film, so apprezzare il dark side of the moon della troglo-art. Bellissimo andare pieno di whisky e di glamour sulle strade polverose e lanceolate, con Mina che sanguina ormai un sangue che è velamox, e sniffa farina di cocco dalla scollatura, e gli occhiali che riducono a una larva notturna il più smargiasso solleone.
Il viaggio per arrivare da Wilcott l'ammazzaproverbi è parso durare pochi minuti. Beh, del resto per fare un kilometro non è che ci vuole tutta questa stringa al calendario. Poi, con una dignitosa Scevrolé... Ma poi, perché diamine venire da Wilcott? Vorrei non averlo mai pensato, ma ora ci siamo, potrebbe essere divertente come disegnarsi Kojack sul palmo della mano e schiaffeggiarsi sott'acqua, al polo nord, mentre attorno degli orsi polari fanno nuoto sincronizzato.

"Sai, non ricordo più come è fatto."
"Siamo sicuri di averlo incontrato una volta, questa minchia di Wilcott?" Dice brutalmente Mina.
"Siamo sicuri che esista?" Dopo questa ci mettiamo a ridere come dei cardinali avvinazzati, a piegarci in due come crepes, a colpirci il palato, mentre Lanny kravitz passa, sempre più viola aderente, e ci regala la sua smorfia da nano sexy, oppure, come direbbe Pasolini, da crumiro borghese. Deve avere un piccolo villino da queste parti, pieno di piante ricciolute e vegetazione meticcia, lo esigo. Mentre rido da morire ho la presenza di spirito di domandari se quando fa la doccia si toglie gli occhiali a goccia. A goccia, doccia...ahahahah. Ma poi scopro che non me ne importa nulla. Rileggo la lettera anonima che mi spedirono, in cui si diceva che Lenny portava la dentiera, e smetto di ridere, e dunque, di essere un uomo.

Strascicandoci dal ridere arriviamo a una specie di involucro di casa per film western, pieno di vaiolo calcareo di lumaca. C'è un cartello, sta scritto: "Da Wilcott", ma solo se lo si legge al contrario. in realtà sta scritto "ttocliW aD". Sopra c'è un orologio che sembra muoversi ma è fermo, no, si muove, ma è il vento, non è un orologio, è Demetra Humpton.
Entriamo, ma prima abbiamo dovuto cucire una brutta ferita a Tina Pica, l'unico modo per sbloccare la porta di entrata girevole. Una lunga passarela sotto la pergola, tavolotti slavi, inamidati. il laghetto rovente,  cristallino sotto la palafitta. Qui i pesci nuotano tutti in calze di nylon di 10 denari, uno spettacolo per gli occhi. In pratica un locale costruito su un pontile. In fondo, seduto troviamo quello che dovrebbe essere Wilcott, un vecchio saggio barbuto, capellone, epatrofico, bikini ai piedi scalzi, caffetano bianco e cappello western.
"Possiamo sederci?"
Lui annuisce. Ora che lo vedo bene, c'ha una testa di anguilla che gli spunta da un orecchio e la coda dall'altro orecchio. Non che la cosa mi ferisca o mi induca a chidere asilo politico, ma sarebbe stato meglio due biscotti e il caffè.
"Scusa Wilcott, ho l'impressione di conoscerti da tempo, di essere tuo amico, ma in questo momento quasi non mi ricordo di te, come mai?"
Lui guarda la pergola, poi il lago, ci fissa con i suoi piccoli occhi chiari e penetranti e alla fine dice, con dolcezza:
"Vuoi che gioci a crash bandicott col tuo deratano?"
"Ma tu ti ricordi di noi?"
"Dovevate essere qua tre ore fa, emerita coppia di pirla. Ho dovuto cacciare i clienti perché né il cuoco né la portavivande si erano ancora fatti vivi. Ho provato a cucinare io, porco mondo, mi si è infilata un'anguilla del cacchio nel cervello. E' davvero un'arte difficile quella del cuoco, ti raddoppio lo stipendio, lurido maiale drogato, ma non lasciarmi, gli affari morirebbero come ciliegie in un fruttetto abbandonato. C'è tanto vento, l'insegna si è girata. E' venuta Tina Pica in cucina. Doveva partorire, ma lì c'erano troppe mosche! Mi ha chiesto un parto cesario, le ho aperto la pancia con lo shogun per gli arrosti e ho tirato fuori um bimbetto deforme, vestito ma carbonizzato. un orrore. Già camminava, non so nemmeno dove si è infilato."
"Cioè... siamo tuoi dipendenti?"
 Mi molla uno schiaffo,  riesco a schivare, ma batto con la testa sull'ancora ornamentale.
"Ma tu non sei quello che ammazza i proverbi?"
"Oh sì, " risponde  eccedendo nella mimica.
"Dimostralo." Domanda Mina con civettuola aria di sfida, incrociando le braccia sotto il senone ormai sgusciato fuori dal caldo e dal calcolo sbagliato per il vestito nero. Wilcott rimane a bocca aperta per diversi minuti.
"Ok, " dice alla fine, "ok..."

(Continua...)
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giovedì, 15 giugno 2006
In attesa di cose meno serie, vogliate gradire la prima puntata audio di Cenerantola. Una donnina molto infelice.
Cenerontola


Good Vibrations
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venerdì, 28 aprile 2006
Micefun

Fallire è fico. Dopo  un mondo alternativo dove straordinarie maggiorate sgambano per me dall'alto, ed io per loro, metà albero e metà sonda lunare, dopo il sogno che tutti quelli che hanno occhi siano capaci di lanciare raggi laser (pensateci solo un secondo, poi basta), il fallimento si colloca in cima alle mie preferenze. Non un fallimento particolare, ma il fallimento come categoria sociale, protestante, individuale dell'anima. Ho sempre invidiato i falliti, finché ho iniziato a provare invidia per me, smettendo di soffrire, del resto quelli che hanno successo sono solo degli alieni con i neuroni automatizzati dai mostri di Goldrake (Hidalgos, Minoss et similia).

Vivo per fallire e fallire mi fa vivere, fallire mi dà il pane. Sono un deviato sociale: ai giardinetti  importuno le fallite, e respingo le avance delle signorine che non sanno nemmeno che significa il fallimento. Nella stanzetta ho un poster dei solerba e dei Litfiba, posso forse fare di più? Attenzione, non sono però un volgare reietto che si promiscua con l'ozio affinché, infaticati, gli rotolino indosso gli obiettivi. Io perseguo scientemente i miei fini fallimentari, a tutto gas.
Mi piace il fallimento, anzi l'adoro, cerco sempre di fallire, anche quando tutto è contro di me. Mi preparo come se dovessi fare altro, come se dovessi avere successo, riuscire, poi, prima dell'alloro, il trionfo, il buono spesa per i peluche della michelin, fallisco. Fallisco e sono felice. Ho aperto un club di falliti, e siamo tutti felici, e ci dispiace per gli altri, che sono felici, e poi muoiono convinti di essere qualcosa, e invece sono solo ossa e bigmac per vermi, e quando falliscono è troppo tardi per vederlo.
Mi vesto di rosso, bevo un tamarindo con Ben Afflek, anche se non mi ricordo la sua faccia mentre lo faccio, e forse la mia convinzione che sia lui, sia proprio Ben Afflek oggi sul mio quotidiano percorso al fallimento, è solo un "anticipo" di fallimento. Io ho sentito molto questo nome, ho studiato, ma solo origliando di sfuggita il caso "Ben Afflek". Cioè, se dalla tivi sentivo Ben Afflek, prendevo ad origliare e immediatamente correvo via, come corrono i bambini, che spazzano via tutto quello che c'è davanti a loro, e toccono le parti erotiche in bella mostra delle ragazze. Mi sono fatto una cultura sterminatamente fuggiasca su Ben Afflek, e stamane così posso fallire proprio su di lui. E' fantastico! Non ricordo un solo film con costui, certo ne avrò visti a patacche, ma solo perché mi servivono per fallire. Non sapere una domanda che nessuno ti fa, aggirando il caso Mike Buongiorno. Ben Afflek è rimasto di sale sulla spiaggia. Io sono corso dai miei amici falliti e ho condiviso con loro ir fallimento, ma erano tutti a fallire altrove, e abbiamo dovuto condividere il fallimento in web cam, ma ognuno di noi aveva sabotato la webcam dell'altro, per aiutarci vicendevolmente a fallire, così abbiamo goduto di un fallimento collettivo, doppio, sembravamo tutti come i Coldplay. Non so loro, ma io ho scomodato Jerry Calà, e mi sono detto: "Libidine, doppia libidine". Ma domani ci aspettano altri deliziosi fallimenti, se solo continuiamo a tenere duro.
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venerdì, 17 marzo 2006

v
Ieri ho aperto ir tonno e c'era il tonno dentro. Sono andato dalla mia vicina di casa e ho barattato i suoi tacchi rossi col tonno, di cui è ghiotta. Da solo, con Laura Pausini vestita come un calendario nudo sul muro pieno di formiche grosse come lastrine di brooklyn, ho preparato una cenette con tacchi rossì e scolandomi un'intera candela.  Se volevo potevo ridere o vendere su ebay i miei due gyser da cucina.
Mentre mangiavo a smorza di candela sono entrati i ladri, in tuta nera sexy da ladro, con stampata una grossa cipolla sulla tuta, e ho allora avuto temizione per la mia collezione di personalità. Per fortuna, proprio in quel momento nella piazzetta deserta passa Don Loreal che monisce e redenda con il megafono a pistola. Noi amiamo ir megafono a pistola, perché è anche funzionale per i diversamente abili sordi. Esso proietta sulle finestra  le parole pronunciate. I marijuoli hanno iniziato a bruciare le striscioline di formiche, vicino c'era un'area forestale mediterranea e si sono dati alla macchia. Poi, tipo la macchina che usa lupin nel deserto, e la Pausini segata in due dal mago Othelma. La sua parte inferiore rideva col sesso stringendo con certe chele che mai conobbero repressori del villo, la mia 24ore con le personalità. Gli ho detto ingiurie col megafono, mentre Don Loreal confessava me e Renato Carosone nella stesso confessionale mobile stereo girevole, che occupava mezza strada.
Poi, dopo 6 tentativi di suicidio inespressi, ho aperto una scatoletta di tonno, a Natale. Ma erano passati così tanti anni, e nel contenitore c'era della verza,  con cui ci siamo truccati da trasparenti, io e quelli del circo. Non ve l'ha detto? Sotto casa mia c'è un circo, in precedenza ne erano 4, poi tre sono morti, c'è anche un ippopotamo che sopravvise ad Auscwitz. Mi hanno chiesto di lavorare, ma non me la sento, so che vogliono un tecnico che studi metodi sempre meno onerosi per la rimozione delll'esuberanza escretoria del reduce.
Mi piacerebbe lavorare al circo, come uomo trasparente, così potrei vedere gratis tutte le sere lo spettacolo di Amanda Lear nuda con i motocross che gli passano indosso. Potrei assistere  Antonio Cabrini quando mozza ir capo a dieci galline e quelle fanno un balletto fuori di testa che rende i bambini allegri e sinistri come Ronaldhino.
Ma qui piove sempre, i ero andato a comprare il tonno senza avere un pantalone dove infiliare un eventuale portafogli. Il cane al bancone dei tonni sembrava Marlyn Manson, e non è escluso che lo fosse. Era tutto rasato, con ir tatu di Himmler sulle terga,
"E' buono"? Domando alla banconista (Samanta de Grenet che allatta Follini seduta sul banco surgelati, dove ci sono tranci di politici inglesi e cuscini commestibili ripieni di gel alla fragola che galleggiano in protesti cambiari).
"Ottimo!" Risponde la puerpera. Allora affronto la bestia.
Fra tre anni, se tutto va bene, partecipo anch'io alle paraolimpiadi.
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venerdì, 03 marzo 2006
Jack Lavandino è un mio bel amì, è un tipo altamente ok, benché viva con una freccia indiana piantata nella testa, e per questo non possa indossare cappelli sfaccimmi come tutti i cristiani del west. Oltre di questo, egli vive come impiegato in una banca del seme per bufali, cosa che gli dà del Taylorismo poiché il fare si estingue nel passare da una presentazione powerpoint all'altra, dove ci sono immagini di Milena Vukotic che cammina in campagna con un' enorme pila stilo gigante impellicciata: cose che sembrano dare un flash di lussuria ai bufali a livello anforghétbol.
Per mettere del sale nella sua vita, e dell'alcool, si diletta a notte a svaligiare i banconi spiritati dei salun. Ci avete mai fatto caso che non esistono pettorine, porte protettive, allarmi laser e quanto di altro per i salons? Contraddizioni del west, pistole scottafianco, delinquenza minorile e mortalità senile assente e saloons protetti solo da mini persiane tarlate. In verità siete dei forsennati ingenui se pensiamo questo, ovviamente il barman paga ad aringhe lo scemo del villaggio per vegliare sul suo rum. Lo scemo del villagio è un incognita variabile, ir più delle volte dorme sorreggiendosi la testa con due dita del naso a modo uncino, pe dare un imprinting di vigilanza al barmans, ma qualche volta spara molto psichedelico, quando prende la scossa urtando il gomito. Per ora Jack non ha conosciuto ancora quel "qualche volta". Per  lo più è in combutta cogli scemi a cui regala una certa miserabile percentuale sul suo bottino di botte.

Le sbronze di Jack Lavandino sono famose fin sotto casa e in buona parte del west attitudinale. Arrivano a portarlo a stati empirei, disgregazione sensoriali, spettacolari evaporazione della moralità. Le malelingue dicono che il minotaures del fornaio Artur McCapperi, sia un esempio vivente di quanto asserito e di quanto alcol e lavoro siano un binomio "malamente psichedelico".
In effetti l'affettività mai affrettata o affettata di jack per quel povero home con la testa di bufalo tende a dar pan pepato al gossip più ostile, ma come è possibile, d'altra parte, che nella banca siano potute entrare esemplari "femmina" di bufi?
 McCapperi costringe il mostro (dio mi perdoni) a ballare per nove ore al giorno la break dance, per Joe, suo figlio, lo scemo del villaggio, senza un dente perché una volta se li fece togliere per il long play Natalino Otto canta Marlyn Manson e una brioche, che poi risultò profondamente scaduta, con grande afflittura mensile delle sue viscere. Per chi si è sempre posto domanda di come si assegni la nomea (Sc.De.Vill.), potrà trovare, io credo, un efficace help in linea da questo episodio.
Jack mi ha confessato che vuole liberare Mino, ma che teme sia troppo tardi, che egli ballerà la break dance ovunque si trovi, e non è bello per le cristallerie dei buon cristiani. Ballerà anche perché è l'unica cosa che gli regala l'ok della gente. Certe volte, effettivamente, viene da piangere a vedere un così eccezionale talento, epilessare in graveolenti movenze, consumarsi per uno scemo di villaggio. Prima o poi Jack lo ucciderà Joe, ne sono certo, gli darà del rum allungato con Pirite solforosa, una volta mi ha illustrato il progetto, in power point. Io cerco di farlo rinsavire mettendogli il playsmed sull'inguine, o mostrandogli il calendario di Batty Davis, ma lui è irrevocabile.
"Credi che questo cambierà ir destino di Mino?"
Mi guarda translucido, il sole a contatto col suo fiato si corrompe in praline di letame.
"Non so che risponderti, ma tu che lavoro fai in definitiva? Chi sei, come ti chiami?"
Credo che qui finisca la mia amicizia con Jack. E' momento che torni ad essere solo un discreto frutto tropicale della sua mente alcolizzata. Speriamo che anche Mino lo sia.
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lunedì, 27 febbraio 2006
Fuorgiù dalla mia finestra accadono cose un po' x-file, meno male, altrimenti morrei prima a vedere sempre la venditrice di panini che affetta la mortadella nella casa vuota di=fronte. Ma dove ha la clientela? Sul posteriore? E' bellissima, ha 30 anni, sul terrazzo la sua biancheria stesa non copre l'orizzonte con la sue docili, roventi trasparenze colorate.
Nella strada piena di sabbia i suoi boccaciuti panini invenduti trattengono il sale e di notte diffondono i GR sovietici, strani uccelli licantropi vi depongono uova di chewing gum. Riccardo Fogli, anacoreta che si nutre di locuste, ne fa palloni che depongono in cielo nuove lune. Di giorno, lontano, brilla sotto un sole bullo il duomo di grissini. Dicono che li stanno le baccanti, e due acquile che divorano il parrucchino sempre ricrescente del premier di un paese immaginario.

Ogni mese accade l'x-file. La mattina, troppo avanti l'alba per essere visti, allestono un baracchino chirurgico da favola, al centro della strada sabbiosa, sotto lo sguardo messico-e-nuvole dei ramarri.
I tagliapancia si annettono così bene che è impossibile vedere il paziente, se ne sentono solo grugniti di ruotine, i quali spiegano la blandizia dell'anestesia, la sopportazione straordinaria del dolore, la finzione operativa o la natura porcifera dei dottori.
La cosa più curiosa di questi chirurgi sono i loro stivaloni mega zeppati gialli tipo Cugini di Campagna. Da certi atteggiamenti del bacino o dalle scoliosi, si direbbe che siano proprio loro, i maestri del rock country eunuco di campagna. I loro pesanti camici verdi sembrano uno scudo di ortiche contro i triti e ritriti del sole. Nani butterati ed orribili porgono loro garze nere, ricevendo tagli coi bisturi in faccia, cosa che sembra pacificare il loro spirito tormentato non meno della forma inumana delle loro nuche.
A mezzogiorno in punto scende la venditrice di panini, dal nugolo di tagliapancia esce un'immensa mortadella vergine e incordata. I nani se la caricano sulle spallucce malvagie ed entrano nella casa paninara, non prima di aver leccato la minigonna alla padrona e aver intonato l'inno di Forza Italia all'incontrario. Che sorriso fantastico, che dentature per carrube! Che capelli lisci e ramati! Fa un gestino con la spalla nuda, un blink di sopracciglia, si gira e va dentro, dietro come cuccioli d'oca seguano in fila i cuginetti con le zeppe, tranne l'eunuco biondo che si accoppia con un cactus. Sul lettino non resta niente di niente.
Il giorno dopo ella è di nuovo lì a stendere le sue trasparenti culotte a fiori contro l'orizzonte di fuoco, i Cugini di campagna saranno usciti nella notte dal posteriore. Non fa altro che guardarmi e intingere nel burro le locuste. Di certo, penso, il vero mondo si trova dall'altra parte della sua casa, prima o poi tocca lasciare questo lettuccio d'ospedale. Del resto sono in formissima e qui non ci sono più pazienti, dottori e medicine da quando Tonino Carino morì improvvisamente nella sala accettazione.
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venerdì, 24 febbraio 2006
fff

Oggi ho deciso per l'uscio. La gente nei finestroni mi guarda come se portassi la loro vita alla sede del P.S.D.I. Non capiscono perché sto sempre fuori ad uscire, invece di fare come tutti e starmene nelle case chiuse a saratoga. Ma il fatto è che devo comprare le pile nell'orologio, che si è messo a funsionare, se no, stavo pure io incasinato come loro. Pure perché oggi c'è il sole di brutto scottadito, e gli ami per strada sono a molte migliaia, con delle esche di sacro da leccarsi l'anima.
Che pena tutti negozi imenati, i faccioni di Craxi e di Gava fatti verdi dagli agenti atmosferici. Nessuno più pulitzer le vie, nessuno rimuove i cani morti ridendo. Lì, proprio lì , stanno facendo "la "fattoria"", vedo da sotto i muri scorrere ir sangue di gola della Ricciarelli. Un sangue polveroso, che fatica a stillare nelle fogne che ridono di vento e evaporano mosche.
Trovo pe fortuna aperto "Orologiaio da John Lennon, pe servirvi". Uno stambugio con mille cucù.
"Ci ho qualcuno?" Pare niente. Però c'è una verandina di pezzuola che dà in un bernoccolo ulteriore di spazio negoziato. Scosto, c'è John Lennon imbavagliato che gira nella ruota del criceto, e ir suo movimento peppetuo, blocca ir movimento di tutti gli orologi sensibili del mondo. E' una protesta motoria contro la cronologia, ma è soprattutto un lavoro.
Sbavo Johnn e attacchiamo il cha-cha-chat. Mi dice che se non lo fa lui chi lo fa?
"Non ti avevano ucciso, Jons? Hai visto ieri la giapponese Arakawa, quella che ha vinto il pattinaggio, altro che Yoko onu."
"Sì, ma pensiamo agli affari." mi dà la pila narcolettica, la pigio nel mio cipollotto e lui si ferma.
"Visto oggi quanti ami? Avevi ragione, un mondo senza religione fa bene qui e fa bene qui." Dico imitando quello del the infrè.
"E allora ir comunismo?" Mi dice disgustato e passandosi in testa il pettinino per i pidocchi, ma io gli dico che lì Stalin si era fatto gesucristo senza croce, cambiare oggetto non per questo muta la sostanza. Quando finisce la religione, eppoi inizia l'uomo, e partono gli orologi, giusto? Appena detta questa gustosa boutade filosofica, vomito in un orologio a cucù, e tutti ridiamo forte soffiandoci il naso contro i vetri puliti.
Lui non mi risponde, allora gli do gentilmente un pugno nello stomaco. Sorridiamo, ci mangiano due bustine di giambonetti, seduti per terra a parlare di seni enormi, ma veri, grazie al quale, divento un suo commesso per manifesta superiorità di conoscenza. Stiamo pensando di cambiare insegna e mettere due poppe magister e un orlogio a sostegno, come un ferretto cronologico fermo.
Sta per entrare Raffaella Carrà, solo con un tanga bianco di pizzo indosso, ma senza rinunciare ai tacchi (sai che bolle ai talloni), ha il muso come leprorino, quel tipico taglio di chi si fa pigliare dalla ciccia di Buddha...
Postato da: Fricat at 08:50 | link | commenti (4)
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lunedì, 20 febbraio 2006
gun

Malcolm Benk dovrebbe essere l'eroe veramente gentile dei nostri tempi, di tutti noi. Sto scrivendo un romanzo su lui, nelle mie ore nere, perciò solo quando non dormo. Chi è Malcolm Benk? E' uno a cui arrivò ( per puro caso sia detto), una pallottola rom nel cranio e gli tirò via una susina di cervello, solo una misera susina di cervello, tanto che non volle nemmeno un cerotto.
Beh, direte voi, a tutti capita di vedersi volare via brani di brain a seguito di sparatoie casuali, e conciossiaché?
Beh, a Malcolm volò una tale parte dopo la quale fu per sempre indifferente ad ogni cosa possibile e immaginabile. Vi rendete conto, amci?
A Malcolm facevano la stessa impressione la notizia che era entrata una mosca nella sua stanza o che era morta sua madre annegata nell'inchiostro dell'uniposca. Anzi, forse era più infastidito dalla mosca, qualora gli avesse fato free clambing sul volto.
Disumano certo, ma vuoi mettere, niente empatia, niente ipocondria. Budda, gli stoici, lo stesso Epicuro sparati via in un baleno! Gli scenziati stanno lavorando notte e sera a localizzare quella partizione formattante i sentimenti di immedesimation, ma tutto quello che hanno ottenuto findesso è lo  sfamaggio di molti felini di piccolo taglio.
Ci piace pensare che uno può buscarsi una pallottola nella cocchiera neuronale e diventare indifferente al Floppy disk, oppure a Maurizio Damilano, o a tutte e due, oppure alle Kessler, al pudore, alle pubblicità dei telefonini, o ancora più verosimilmente, indifferente a tutta la vita intera.

p.s.
L'ho chiamato Malcolm Benk, ma non è il vero suo nome, siccome ci sono sette, il suo vero nome è keep out, ma google è quasi stupido quanto Calderoli e chi l'ha messo lì.
Postato da: Fricat at 08:40 | link | commenti (9)
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venerdì, 17 febbraio 2006
pipperOggi apro la finestra è ir cielo è fatto tutto di peperone: un'immane molliccio maltempo rosso, a fettucce grosse quanto anaconde, senti come quando fanno le autopsie nei firm usa, o si baciano nei film usa: il rumore è identico.
E' così rosso e oleoso che non lo posso vedere! Amantidi di un metro succhiano la bufera semi-immobile. Nella città deserta un umido vento di frittura, ombre debosciatamente cremisi, capperi giganti che hanno semidistrutto i miei due maggiolini nella strada. Altri fossi capperali più avanti. La salma di Corrado Tedeschi, il braccio finto di Fernanda Pivano, piluccato da palombi che non hanno più niente di umano, tranne la testa di Allen Ginsberg.

Non piove mica, cola. Cola olio tiepido, rancido, pieno di insetti morti, così urticante da  esfoliare i palazzi che, lacrimosi di pittura e peproglio, si fan tutti spettrali.
Hanno avuto ragione i milioni di idioti, questa volta siamo rimasti sul fondo barile. Ieri ridevo a tutto quel marasma fuggi-fuggi, i centri televisivi smontati pezzo per pezzo, portati da veline, netwater, impiegati televisivi psicocheep. E ridevo, pensando agli altri, che non avevo mai conosciuto, che pure loro dovevano piegarsi in due dal ridere, toccando con la testa le caviglie. Ma dai! Un bassa pressione di peperoni, nemmeno i più sciocchi possono bersela.
Ora sono io a tremare. L'aria sa di forno, ho della polvere di peperoncino nelle nari, le strade si fanno appiccicose di sugo, sulle finestre piove un cruento catarro bollente da cenone. Non mi salverà giocare da solo, tutto solo al gioco dell'oca, nemmeno fare l'autopsia a Corrado Tedeschi, oramai già finito ad imbottire un peperone ultrastrong.
Sollevo il mattone del pavimento, saluto gli scheletri impolverati di Keynes e Liam Brady, tolgo da sotto il cranio di questi la rubbrica che contiene tutti i nomi, i nomi dei settari. Siamo in pericolo, allora dobbiamo conoscerci, ma perché io? E' vero, non c'è un capo e a rigor di logica chiunque può fare la squillo. Mentre penso questo driineggia. Alzo, lui parla, una voce come Depeche Mode: " Casa tua, zona raduno. Chiama Lysoform". Tlick.
Digito il numero, mentre i peperoni che scendono dal camino acceso sembra che ridono. Mi risponde una voce come Depeche mode, dico "Casa mia, zona raduno, chiamo da parte di Lysoform." Non è che sono stupido, è la prassi. La setta è fatta di due, e il protocollo va seguito, se non sono sette per modo di dire.



- Non avevamo mai creduto alla cospirazione del meteo.
- Ora che si fa, David? Tu ti sei pure cucito le palpebre...
- Sì, però mi sono disegnato gli occhi e ho un cappotto con le lampadine, non sono del tutto avulso dall'andamento.
- Sei solo una tronfia immagine del video "Barrel of Gun". Chi mi dice che tu non sia un infilitrato del FBI?
- Credi che la setta abbia tutta questa importanza per i federali, baby-boy? Siamo solo io e te a non credere al meteo.
- Sì, ma ora che si fa, David?
- Devi portarmi sulle spalle, lontano da qua.
- Scusa, perché? Se sei arrivato fin qua, significa che puoi andare alla ground.
- Sono arrivato fin qua perché è un percorso che provo da quando sono settario, quattro anni.
- Se mi rifiutassi?
- Apre la sua valigetta di tartaro dentale, quello che c'è dentro non si può spiegare. E' Pornokrugher, è Shining, è popcorn e mescalina. Me lo carico al groppo e scendiamo le scale. Dal soffitto goccia sugo su David, diventa pericolosamente basculante, mi oscilla come fossimo al rodeo, vola nelle trombe delle scale. Indimenticabili i suoi occhi impassibili per quanto disegnati, che rimpiccioliscono verso le tenebre. Sento uno squash, quando scendo la setta si è estinta.
Cerco di correre in strada, ma iniziano i lampi. Vere e proprie liane di peperone frustranti che devastano ogni cosa. ora i capperi hanno le zampe. Abbaiano. Devo trovare un rifugio antipeperone e aspettare che la bufera passi. Ah, incredibile, perché ti abbandonai? Come un naufrago, vago per le città allagate di sugo e insetti morti, usando come zattera Corrado Tedeschi e come remo il braccio della Pivano.
Postato da: Fricat at 09:07 | link | commenti
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martedì, 14 febbraio 2006
Se pe fortuna, tutti i viventi che ti si infilano nella vita, ti apparissero sotto forma della parola (o anche frase) che più li delinea, ti divertiresti proprio come uno scarabeo...
Filosofi altogheter conoscevano la natura concimistica dei lemmi. Toh! ecco che si avvicina FAME, il piccolo, grasso, peloso, stupido (questo è l'intero suo nome brasiliano) e (bisognerà lavarlo prima che scadi un lustro). UFFFF! mette la moka sul fornello, mentre HO UN PROBLEMA, scorazza in tuta metalmeccanica con la sua colazione da pazzoide e l'eterna sax tra le affusolate dita zafferane.
Io scendo prima che si alzi IO E BASTA a fumare le sue 40 future quotidiane. Incrocio lo specchio, saluto MA COSA STO FACENDO? e via di rimbalzo.

p.s.
Potreste dirmi il vostro nome in parole?
Postato da: Fricat at 08:14 | link | commenti (8)
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sabato, 11 febbraio 2006
Go, jovanotti go!Il tavolo era bandito di rossi, verdicci, neri. Cacciagione lacustre, salatini asiatici a base di grilli,e fuori fucilava il tempo, il boowling di grandine, sulle millefiori. Era fatto di appettenza e dalle grandi dame colava sudore e talco dalle sboccate scollature lattifere, mentre ponevano le zuppe di castagne ghire, incuocibili , spendide come queste zoppe dee che ci sorridevano.
Si ingannava il fra mentre tra le pietanze vellicando mammelle, anche finte o baciando le parti calde delle sedie. Sarebbe stato tutto davvero tetro las vegas se solo ci fosse stato il vino! di cui il desco parea colposamente guercio. Fui mandato io a riequilibrare, in quanto totale straniero (la qualifica di intruso la si guadagna al primo accenno di consistenza).

Era ora calda e azzurra estate come un immenso grembo vuoto arenario. A 100 metri dal palazzo c'erano le cantine riunite di Venezia  e Trieste. Entravi dopo alcuni test attitudinali su Bracardi e uno che non conoscevo dei New Trolls. Nel retroingresso c'erano i Queen of Stone age che facevano confetture di pneumatico. Più in la' l'enorme spiazzale, che finisce nella massaria di una volta, coi sapori e la genuinità, e qualche osso incestuoso che sbuca qua e là.  Le gigantesche tarantole scendevano a gruppi di uno, timide e stranite, sulle scale, o sulla facciata dell'edeficio, scendevano bavose di deferenza. Chiedevano a gesti "quanti litri?" . Le si frustava con il sole 24 ore per quanti ne si volesse, a volte si voleva tanto di quel vino da farle morire e restare così sobri e più poveri. Ma ce ne erano a maree, talune non avrebbero mai visto luce o fruste.
Umili, immense, incescpicando andavano alle cantine a mungere le violacee capre etiliche.
Mentre si udiva non sapevi se di piacere o di strapatak, il belabela, venivan giù i padroni, vestiti come i peggiori mezzadri, Lino Toffolo e James Joyce. Gente infida, pensavo. Forse perché si sedevano a fumare sul poco di muro diroccato, e facevamo i chirurgi con formaggi fortemente narcotici. Pian piano ti invitavano, vendevano le cravatte di Luigi Tenco e del plutonio in buste, ma gli piaceva parlare della vita quando si faceva sera e un vento umido, dai tigli dava il visibilio e la partita iva di Dio.

Io ero seduto lì che parlavo di chi fosse il vero capo, se la gente di Dublino strappandosi con forza i peli dal naso, non potessero utilizzare questi ultimi come shangai, se si potesse fare qualcosa per quella testa così difforme di Joyce.
"I suoi modi aristocratici e bakuniani, mi danno fastidio". Lui rideve e si scusava di non essere lercio nei modi e nella vita coniugale come il suo collega Toffolo, ma certe volte non era Joyce, ma solo uno che aveva dimenticato lì qualcosa e non andava via perché sotto la moglie lo aspettava per convincerlo a rendere invisibile la Scandinavia.
Poi arrivò il vino portato dalla giovane tarantola (mentre si issava vidi che non aveva tatuaggi, ricordarsi che era la  cuasa n°1 di infarti in certe località dei pirenei). Pioveva ora sui nostri corpi ignudi, ma quel maledetto Joyce, sempre con quelle cosce accavallate, nudo, coi calzini fumava e decantava le virtù di qualsiasi cosa. Era un lodatore incredibile, era capace di lodare per ore, prima di svenire per emorragia gengivale, sotto la pioggia. Toffolo urlava qualcosa, e i vistosissimi ragni avvolgevano James in un baco letterario pulsante e fluorescente e lo portavano lontano, in certe nebbiose liturgie della Scozia paralella.
Postato da: Fricat at 23:54 | link | commenti (2)
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venerdì, 27 gennaio 2006
gorillazMi sveglio scattante, la casa trilla:
"Unduetti tu, che dici?"
La tondeggiona (Valeria Marini), fa arabia con la bocca,  gira la testa verso il ritratto di Fanfani decollato.
"Sono una donna, amore, un donnone."
"Embè, i donnoni non possono unduettare e aprire porte ner cuore notturno? E poi questa mica è baracca mia, bebi."
"E nemmanco mia, amore dal dolce cuore."
"Stupida, frigida, culona d'albergo."
Mi alzo, bevo un whisky a cavalcioni della SFCDA,  scendo il palo dei pompieri fino alla porta.
Apro, un fattorino spinge dentro una bara.
"Una firmetta qua, veloci!"
"Io non firmo uno zero, cos'è questa storia?"
"Senti, non ti mettere a fare ir clint istvud con me, intesi? Sai che ore sono? Sai che ho Mino Reitano dentro il cofano con due pallottole nelle basette, sai?"
"E io che posso farci? io non ordino morti, Reitano per me puoi pure infilarlo in un cannolo gigante."
"Forse la  tondeggiona..."
"(tengono la casa sotto radio) Ma figurati! non sarebbe capace nemmeno di ordinare dei vivi. So come vanno queste storie a "incastro". Poi arrivano i polizei, il morto fatto chissà dove è qua, e vado io al grottino a svernare."
Si ode una camminata da tondeggiona sui tacchi, pesante e sciantosa. La subrette  avanza con un corpetto di coniglio bianco stretto con le braccia tipo faraone_ sui_ sarcofagi e poi più nulla.
"Cosa c'è, che cos'è questa cassa di legno con croce? Mi sento ossessionare!"
"Contiene degli ananas, " le dico facendo segno al commesso di pensare ciò che vuole, "mica hai ordinato degli ananas?"
"No, ti giuro, perché avrei dovuto farti questo, amore dal dolce cuore mio? Niente ananas, niente di niente in quanto a frutta, kiwi, altre porcate del genere, perché farti questo?"
"Oh, beh, semplice, per lo stesso motivo che ti spinge a naticheggiare senza indossar nulla di inferiore, davanti ad altri tipi di tizi."
"Uh!" Si copre la parola crociata con il ritratto di Nikita Krusciov. La cosa è molto surround.
"Scusa cara, vorrei tenerti fuori da questa storia, Posso?"
La bara si apre, dentro c'è Amadeus in avanzato stato di putrefazione. Strano, tutti noi a quel punto ci saremmo aspettati Lando Buzzanca, o almeno Oreste Lionello, o una fornitura mensile di ananas. Forse è questo che precipita le cose.
Valeria sviene, Nikita cadendo diventa Brieznev. Si udisce i campanacci della polizia pastorale, il fattorino squaglia. Oddio. Sono finito. Penso. Forse faccio in tempo a darmi fuoco e non farmi trovare, come Hitler.

Devo stare calmo una cifra. Mi vesto, scendo, cammino come un coltello nel burro cupo del nulla. E' bello undeuttare nella notte imburrata di carbone, lontano da morti, svenuti e ritratti sovietici. Cammino per diverso tempo, neve e afa, non so nemmeno dove mi trovo.
Poi, non credo ai miei occhi, poi ci credo. Un gorilla in divisa da poliziotto mi intima di fermentare.
"Dov'è il collare?"
"Eh?!"
"Dov'è la tua padrona? Non puoi unduettare qua senza collare, sei in terra straniera, fighetto."
"Non ho padrone, chessi_fa bello?"
"Primo. Non sorridere come un irresponsabile, perché io non sono pulcinella e tu non sei Jerry Lewis. Secondo, non puoi toccare un pubblico ufficiale con le mani, ma solo con i piedi, senza calzature. Terzo, farò finta di non averti visto, perché fra poco apre la cornetteria da Ratzinger e io mi ero già prefigurato di divorare 3 cornetti e cappuccini, e non ho voglia di andarmene a muffa nel commissariato con te. Vai, corri, corri!" Spara in aria come un bandito messicano ubriaco assassino.
Corro veloce come se dietro di me ci fosse un concerto di Ligabue.

Un bar aperto, un'insegna fuxsia, un altro linguaggio, dopo un fine scala. Entro, penso alla vita, alla polizia e altre cosucce, ma qualcosa mi leva il quieto. Solo dopo dieci minuti realizzo: sono porprio entrato in un bar di gorilla gay. Lo dovevo supporre dai cappellini poliziotti, dalle mollezze e moine, dai rossetti, dalle fiale effeminanti sopra i tavolini.
Mi deridono di me, sono ubriachi, scurrili e violenti un Bronson.
"Hey, guardate, quello della reclamme! gli sgusciamo il cervello?"
Tutti ridono come beoti, spellando banane. Se non fosse che ir barista è omo anche lui, e che è la copia di sputo del Krusciov, mi sentirei finito col tempo.
"Signor Krusciov, temo."
Lui pulisce i flut con il lembo del suo grembiulone blu, non mi guarda.
"Come posso difendermi da tutto questo? Come? Sento di impazzire, sento di essere fuori fuoco nell'universo." Lui si piega su di me, mi sussurra all'orecchio (quanto liquore in quest'uomo!)
"Sono una masnada di zozzoni farneticanti, crudelissimi, ma puoi infinocchiarli. Devi andare al jubox, mettere Wai em si ei, e poi dici 'hey ho messo Wai em si ei!'"
"E questo che produrrà?" Mi guarda per la prima volta come per aprirmi la testa come una torta. Mi mostra i denti serrati, gli trema tutta la testa che gli si arrossa e senza aprire il dentaglio mi dice:
"Fai come ti ho detto prima che dica loro che hai un conto bancario digitale! ti sbraneranno come un fior di fragola."
Come diamine ha fatto a capire? Forse gli ho fatto il fonzie per sentirmi meno solo e lui ha visto il polpastrello magnetico.
"D'accordo..."
Mi ferma prima che vado.
"L'informazione ti costerà metà del tuo conto digitale, qualunque sia la cifra."
"Ho molto poco..."
"Qualunque sia la cifra!"
Vado al Jubox. Silenzio tutt'attorno. moneta. digito codice Wua iem si ei.
"Ragazzi, il sovieto ci ha fregato di nuovo!"
"E' lei! ahhhh!" Un panico indescrivibile, fuggono fuori come scarafaggi davanti alla luce, mentre va l'intro:
Taaaa-tatta! Tattatarattarata!

"Signor Krusciov, questa è la mia più bella vodka da che vivo!
" Felice coi Village People nelle orecchie, pronto a tutte le gioie della vita, dimentico di ogni amarezza.
"Goditela, figliolo, goditela."
"Perché, le gorille vogliono forse...?"
"Puoi giurarci figliolo, giurarci!"
La musica si smorza, fuori sento come cento seghe elettriche che partono a unisono. Kusciov si siede dandomi le spalle. Da come si muove capisco che sta ridendo e che posso, se voglio, pugnalarlo.
Postato da: Fricat at 23:07 | link | commenti (6)
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domenica, 22 gennaio 2006
Consiste in questo.
Entriamo in una sala-anello, moderna, coi neon sottocutanei nel soffitto , che fanno un effetto molto urania. Ci sediamo intorno a una tavola ellissoide, bianca ( se la tocchi hai la forte sensazione di restare ateo per sempre).
E' singolare che nonostante il turno di notte, siamo vestiti come dei speed manager, di solito uno pensa ai lavoranti notturni come rattopponi, d'aspetto down e disincantato. Noi invece, siamo lustri come l'Argenteria del re d'Olanda. Completi alla page, capigliature di ogni specie, scarpe così lucide che se ne indossi una sola sembri scalzo.
Scende dal soffitto una piramide denariale: 3 miliardi di dollari, senza protezione. Il nostro lavoro è "guardare la somma". Non "sorvegliarla", ma semplicemente "guardarla", senza alzarsi, senza scambiarci parole o prestazioni sessuali a pagamento. Si può anche evitare di fissarla, pensare ai ratei e ai mutui, si può anche fumare purché non si dorma e non si tenti di telefonare a Donatella Rettore.
Alle 4 c'è pausa caffè. Usciamo, stremati come da una miniera di carbonchio, andiamo al distributore di cocacola e braciole. Tutti abbiamo sui pantaloni, all'altezza der ventre una fluorescenza rosa, una luce che respira. E' strano, perché è il ventre che cerca gli occhi e non <=. Dunque tocca bendarsi(=). Qualcuno fuma una sigaretta all'incontrario (non perché bendato). Qualcuno si spara nello sportello apposito. C'è il grosso biglione di vetro dove rovesciare l'avanzo dei bicchieroni di cola. Dentro due scimmie bagnate si fanno a vicenda l'agopuntura. Non vogliamo parlare della "somma", perché quando si stacca si stacca, non ci si porta il lavoro a casa o nella pausa caffè. Ma chi sarà il nostro datore di lavoro? E' gratificante quanto si compie? Che serva a qualcuno si è compreso, ma serve anche a qualcosa? Una voce querula, da primo della classe obeso, annuncia l'ultimo minuto, ci sbendiamo, proprio mentre passa un donnone in minigonna di pizzo e buccia di mela. Ci chiediamo con gli occhi "perché non lei apposto della somma?" Ma appena si formula domanda la donna, irragiata dal plurimo raggio dei ventri, diventa  plastilina che emana un insopportabile afrore chimico, che fa diventare testimone di Geova almeno 2 delle 3 donne addette ai cadaveri. Poi c'è anche l'odore della polvere pirica che rende intuilmente trasparenti i muri. Non c'è scampo.
"Tempo scaduto, signori." Ritorniamo a fare i guardoni di un'esecuzione sommaria.

Morale: Non è importante quello che ti occupa, ma l'occupazione. Meglio se ben retribuita senza ragioni plausibili.
Postato da: Fricat at 08:12 | link | commenti (4)
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domenica, 15 gennaio 2006
Flush!Fa un certo fx che io abbia un piccolo tifone come animale? Forse solo su pianeti il cui magma è il pettegolezzo. Qui siamo "abitudine pura", io e Golamix. Lo chiamò così Radibranath Tagore, una volte che venne a consegnarmi di notte il latte in frak.
Ieri distribuivano la Corrida in pillole in tutte le case, secondo il programma di igiene mentale del subgoverno multiaziendale, e allora sono scappato con G. Egli ha un sottile e morbido collare di nappa che a me lo collega di collo, gli invito consigli in forma di impulsi elettrici mentali, ma è in regime di libero arbitrio, un po' come noi e Dio, e dio è il Golemix.

Di solito è isi, ma in certi fragenti è yogurt impazzito di kilowatt. Specie quando passa una deliziuola in gonna. Le prime volte arrivavano i gendarmi a torturarci, poi Golamix divenne cult e finirono le persecuzioni e i polsi color radicchio per le manette. Siccome rendeva ingamba solo le più DBT "Devil Beauty Type", ben presto, essere gireconsulte da Golamix, voleva dire oltre che prestigio, mirra per la vanità, ma anche un posto nello starsistem o un blog che diventa cuccia astrale per perdigiorni.
Si sono scritti diversi libri su Golamix e la gonna, il più importante è stato scritto da Russ Meyer. Non sempre la ragazza investita dal flush poi diventa. Ci sono volte & volte che Golamix si limita solo a una turboventilazione in stile Marilyn, ma questo non procura come prodotto il successo. Occorre che la gonna venga strappata via, turbini in aria. Così, decine di investite ma non strappate, ritentano, e quasi mai falliscono. Basta indossare mutandine arancioni sgambate, avere una permanente afro, ma bionda, ed è successo.

Lungo i Boulevards, folla di curiosi e voyers annoiati dalla isità della cosa si raddensano lungo le aiuole e i dans degiuné, mentre io e Golamix passiamo come iddii. Le ragazze ci vengono incontro fingendo di pensare all'esame di lettere, ma con i capelli ricci-e-biondi e poi flushi e scopri, guarda caso, un tanga arancione caldo che ti batte il cuore. Non è raro che G. illuda queste pinzochere e poi le inabissi: un flusho da strappamutande significa lo scorno perpetuo e i parassiti dell'anonimato in testa.

Ieri però Golamix non ne aveva, il cielo era plumbeo, molti erano stati drogati con la corrida e bavavano lungo i davanzali. Le bandiere della fRANCIA e della cINA bruciavano sui balconi, qualcosa di profondamente oscuro ed osceno usciva dall'appartamento di Cindy Lauper.
Ci stavamo allontanando, i consigli che davo a Golamix mi tornavano come moduli di sviluppo pro-depressivi. Ci spingemmo così fino al quartiere della carne.
Il quartiere è così chiamato perché gli edifici sono fatti interamente di carne. D'estate sono anneriti dalle mosche, di inverno da edere venose. E' il luogo dove nessuno, dico nessuno, dovrebbe andarci piano. Invece ci abitano, e io stesso ho visto il formarsi di un quartiere.
In breve, macro-aerei depositano un imponente blocco di carne rossa. cannoni laser disegnano le finestre, sciami di Apache cospargono gli edifici di sale e conservanti. Il quartiere viene immediatamente abitato. E' considerato un po' come i Parioli di questa città, ma va detto che anche i quartieri più lionel ricchi hanno i loro sobborghi rancidi. Il quartiere della carne ha una periferia di case fatte di stracchino. Ma dove è quasi impossibile vivere è intro le case di tonno, dove dal soffitto gocciola eternamente olio e inchiostro.
Ieri era un fuggire, un ululio di sirene lontane, fuochi: passammo nondimeno in una piazza dove stavano impiccando Pippo Franco. Entrammo nel grande palazzo centrale: un grattacielo di 100 piani di carne rossa, bovina. L'ascensore era mangiato dalle anemie, dunque, mi feci flushiare sopra. Sapevo dove stavo andando, e pur ci andavo! Incrociammo Virginia Wolf che scendeva coprendosi il volto con la maschera di Max Gazzè: aveva le mutande arancioni. Non sapevo di preciso dove si trovasse "il luogo". I piani erano enormi e vuoti, la città dalle finestre vuote si vedeva senza luce, bombe cadevano, nel cielo l'ologramma immenso di Corrado sul letto di morte.
Finalmente trovammo la porta, entrammo, c'erano decine di persone. Prendemmo ir biglietto, aspettammo in silenzio con la testa coperta dagli stracci che ci passava Nino Manfredi. Poi ci fecero entrare. Era una sorta di sala operatoria olandese del XVII secolo. Aurispici divinavano il futuro analizzando le interiora di Mara Venier. Occhi di ghiaccio brillavano impauriti sopra le mascherine. Bastoni rabdomantici picchiavano sulla carne senza promettere nulla di buono.
Postato da: Fricat at 07:57 | link | commenti (6)
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