Mi sono fidanzato con una che salta dal trampolino della neve, nuda, a cavallo di un maiale. Il maiale non si abitua al saltone, e grufola pazzamente ogni volta. Mi sono fidanzato essenzialmente per quel sound prolungato e dilettuoso, che zoomma nel chiarore bianco.
Usciamo la sera, da un buco nel condominio, per non essere visti nudi, prima del centro c'è un deserto, dopo il centro un altro, ci bagniamo e ci vestiamo rotolando nelle dune: siamo attorniati dall'aridità.
Le ho comprato un anello bruttissimo, perché insieme davano in omaggio una papera senza faccia. Le piace andare in giro portando la sua papera sfacciata al guinzaglio. La nutre per endovenosa, vorrebbe regalarla a Simon Le Bon, dice che apprezzerebbe, ma non conosce l'indirizzo dell'ospedale dove fa le chemio. Le dico che è un mio regalo, e lei risponde, appunto, sparandosi una pera fosforescente seduta sulla ringhiera del balcone.
Al cinema danno solo la vecchietta del caffè Lavazza, il suo decomporsi sotto terra. I popcorn sono neri, misti a pezzi di polpo, provocano la cancellazione dell'ombelico. Non mangiamo mai niente, perché voglio avere per sempre la mia cicatrice fetale. Andiamo sul cavalcavia dove gli automobilisti ci lanciano i sassi. Qualche volta la colpiscono sulla guancia. Si gonfia, purpurea, compro le medicazioni da Stive Buscemi, ma non funzionano. Siamo vivisezionati dagli alieni, è questo il punto: peliamo le patate della giovinezza con i piragna.
La notte sto male se non dormo con lei, un po' peggio se accade il contrario.
Quando ci sposeremo? Quando inventeranno una religione sufficiente, quando al deserto viene in mente una polla d'acqua che non ammala.
Usciamo la sera, da un buco nel condominio, per non essere visti nudi, prima del centro c'è un deserto, dopo il centro un altro, ci bagniamo e ci vestiamo rotolando nelle dune: siamo attorniati dall'aridità.
Le ho comprato un anello bruttissimo, perché insieme davano in omaggio una papera senza faccia. Le piace andare in giro portando la sua papera sfacciata al guinzaglio. La nutre per endovenosa, vorrebbe regalarla a Simon Le Bon, dice che apprezzerebbe, ma non conosce l'indirizzo dell'ospedale dove fa le chemio. Le dico che è un mio regalo, e lei risponde, appunto, sparandosi una pera fosforescente seduta sulla ringhiera del balcone.
Al cinema danno solo la vecchietta del caffè Lavazza, il suo decomporsi sotto terra. I popcorn sono neri, misti a pezzi di polpo, provocano la cancellazione dell'ombelico. Non mangiamo mai niente, perché voglio avere per sempre la mia cicatrice fetale. Andiamo sul cavalcavia dove gli automobilisti ci lanciano i sassi. Qualche volta la colpiscono sulla guancia. Si gonfia, purpurea, compro le medicazioni da Stive Buscemi, ma non funzionano. Siamo vivisezionati dagli alieni, è questo il punto: peliamo le patate della giovinezza con i piragna.
La notte sto male se non dormo con lei, un po' peggio se accade il contrario.
Quando ci sposeremo? Quando inventeranno una religione sufficiente, quando al deserto viene in mente una polla d'acqua che non ammala.
Pittura pareti palazzo. Ci si sente tra 2 giorni.

Stavo sognando Gabriel Garko che inghiottiva limoni esplosivi, e ballava dalle deflagrazioni, senza splattellarsi, in un giardino cinese bianco. Era un bel sogno, divertente; di solito, quando mi liquorifico la sera, sogno sempre maiali neri raglianti con grandi orecchie in fiamme, che vagano disperati in sentieri rurali spiralidosi. Questo mi angoscia e mi lascia addosso un'innaturale terrore per qualunque forma di barbecue.
Le voci sono entrate nel mio sogno come lame di Ghemon. Riconosco la voce da Toshiro Mifune del padrone di casa: illustra i pregi dell'abitato, forse a qualcuno, o forse anche lui ha ingollato il Chivas e crede che ci sia un giapponese intelligente nella stanza. Non mi scompongo, sono abituato, mio malgrado, ad avvertirmi come un corpo intero e a queste effrazioni legali, e poi se provo ad alzarmi la nausea universale distruggerà il mondo, evento che per amore di Barbara Chiappini volentieri eviterei al pianeta.
La mattina rotolo in cucina con le stampelle magiche del bevitore, e chi ti vedo? Lo Yeti, lo yeti in persona. A questo punto, se fossimo in un film americano rispettabile, dovrei dire: Merda, ma questa è solo la realtà, ben più educata e forbita della finzione.
Il frigo è aperto, svuotato, ferito; sul tavolo cibo promiscuo, morso, fritto, abominevole.
Una vista che fa capire quanto sia infinitamente più impudico nutrirsi che procreare.
Lo Yeti, piegato su se stesso dalla crapula, scaraventa piano la roba in bocca, guardando il fondoschiena al nulla. Mangia da automa, le briciole e i sughi fanno action panting sul barbone niveo, papocchiano il pavimento.
Il villoso si accorge di me, scuote via il funerale dalla persona, e per i postumi della sbornia, questo accade in un magico slow motion pieno di scintille:
"Oddio, scusa! Pensavo che ti saresti svegliato più in là, scendo a comprarti qualcosa per la colazione, so dove sono i soldi."
Lo fermo con la bacchetta luminosa di star wars, che ho rubato dalla tomba di Silvia Koshina.
"Non ho fame, almeno finché non mi abbandonerà questa sciocca impressione di trovarmi a New York, in un bunker antiatomico."
Lo Yeti si rilassa, prende della carne cruda, ne attacca i brandelli con la colla poi mastica, impoltiglia.
"Perché ti fai questo?"
mi guarda come se avesse davanti uno stupido erborista a cui degli alieni invisibili stanno formattando il cervello con delle pietrine d'accendino. Una risata brutale piove dal soffito ondulato e polveroso, che anche oggi continua a borbottare.
"Senti, voglio risponderti come se mi trovassi davanti una persona normale, perché ne ho bisogno. La vita è un inferno, mi faceva schifo il Tibet, mi fa ancora più schifo questo luogo, e faccio le cose perché altrimenti impazzisco. Gli uomini mi annoiano, le donne non so se le apprezzerei se non avvessero l'inguine, e comunque, anche le più belle sono lì certe volte, afflitte dalla diarrea, e questo è francamente inammisibile in un mondo governato dall'allucinazione di un'estetica eternamente perfettibile.
E' un odio corrisposto, tutti disprezzano lo Yeti, mi dipingono come un mostro, come un ebete, come uno che esiste solo per Rainold Messner, ma tutto questo è assurdo, è assurdo! Per questo mangio, non sono niente."
Cerco di fargli da prozac, prendo confindenza, appoggio una mano sulla sua spalla batuffolosa:
"Non sei niente? Ma tu sei lo Yeti! Capisci? Una leggenda vivente! Milioni di persone e di alieni pagherebbero per essere te, anche così come sei."
Parla con la bocca piena, grattandosi la nuca con il coltello:
"Ma che vuol dire, sono lo Yeti? La leggenda è dovuta alla mia clandestinità, al mio houdinismo, ora che sono scoperto, sono un pirla qualunque, un umanoide sgraziato che trova delizioso mangiare spaghetti fatti con il solo nastro delle musicassette."
"Ok, fai come vuoi. Adesso scendo, devo farmi stringere il cranio dal testaio, mi si è allargato un'altra volta, ne parliamo dopo. Per favore, dopo cerca di pulire."
Le voci sono entrate nel mio sogno come lame di Ghemon. Riconosco la voce da Toshiro Mifune del padrone di casa: illustra i pregi dell'abitato, forse a qualcuno, o forse anche lui ha ingollato il Chivas e crede che ci sia un giapponese intelligente nella stanza. Non mi scompongo, sono abituato, mio malgrado, ad avvertirmi come un corpo intero e a queste effrazioni legali, e poi se provo ad alzarmi la nausea universale distruggerà il mondo, evento che per amore di Barbara Chiappini volentieri eviterei al pianeta.
La mattina rotolo in cucina con le stampelle magiche del bevitore, e chi ti vedo? Lo Yeti, lo yeti in persona. A questo punto, se fossimo in un film americano rispettabile, dovrei dire: Merda, ma questa è solo la realtà, ben più educata e forbita della finzione.
Il frigo è aperto, svuotato, ferito; sul tavolo cibo promiscuo, morso, fritto, abominevole.
Una vista che fa capire quanto sia infinitamente più impudico nutrirsi che procreare.
Lo Yeti, piegato su se stesso dalla crapula, scaraventa piano la roba in bocca, guardando il fondoschiena al nulla. Mangia da automa, le briciole e i sughi fanno action panting sul barbone niveo, papocchiano il pavimento.
Il villoso si accorge di me, scuote via il funerale dalla persona, e per i postumi della sbornia, questo accade in un magico slow motion pieno di scintille:
"Oddio, scusa! Pensavo che ti saresti svegliato più in là, scendo a comprarti qualcosa per la colazione, so dove sono i soldi."
Lo fermo con la bacchetta luminosa di star wars, che ho rubato dalla tomba di Silvia Koshina.
"Non ho fame, almeno finché non mi abbandonerà questa sciocca impressione di trovarmi a New York, in un bunker antiatomico."
Lo Yeti si rilassa, prende della carne cruda, ne attacca i brandelli con la colla poi mastica, impoltiglia.
"Perché ti fai questo?"
mi guarda come se avesse davanti uno stupido erborista a cui degli alieni invisibili stanno formattando il cervello con delle pietrine d'accendino. Una risata brutale piove dal soffito ondulato e polveroso, che anche oggi continua a borbottare.
"Senti, voglio risponderti come se mi trovassi davanti una persona normale, perché ne ho bisogno. La vita è un inferno, mi faceva schifo il Tibet, mi fa ancora più schifo questo luogo, e faccio le cose perché altrimenti impazzisco. Gli uomini mi annoiano, le donne non so se le apprezzerei se non avvessero l'inguine, e comunque, anche le più belle sono lì certe volte, afflitte dalla diarrea, e questo è francamente inammisibile in un mondo governato dall'allucinazione di un'estetica eternamente perfettibile.
E' un odio corrisposto, tutti disprezzano lo Yeti, mi dipingono come un mostro, come un ebete, come uno che esiste solo per Rainold Messner, ma tutto questo è assurdo, è assurdo! Per questo mangio, non sono niente."
Cerco di fargli da prozac, prendo confindenza, appoggio una mano sulla sua spalla batuffolosa:
"Non sei niente? Ma tu sei lo Yeti! Capisci? Una leggenda vivente! Milioni di persone e di alieni pagherebbero per essere te, anche così come sei."
Parla con la bocca piena, grattandosi la nuca con il coltello:
"Ma che vuol dire, sono lo Yeti? La leggenda è dovuta alla mia clandestinità, al mio houdinismo, ora che sono scoperto, sono un pirla qualunque, un umanoide sgraziato che trova delizioso mangiare spaghetti fatti con il solo nastro delle musicassette."
"Ok, fai come vuoi. Adesso scendo, devo farmi stringere il cranio dal testaio, mi si è allargato un'altra volta, ne parliamo dopo. Per favore, dopo cerca di pulire."

E' divertente la moda con le lamette nelle pettinature delle ragazze; smettiamo di essere giovani quando degli accorgimenti nello stile di massa fanno un cratere di blasfemia nella nostra tolleranza. A qyel point meglio appendere la gioventù al chiodo e ordinare il whisky che obnubila, è il momento. Laddentro poi pompano furibonde corde di topi, un umido squittio nella notte, è cavatappi nella cantina del sonno. L'edificio crolla, sudando cif ammoniacal.
Sono divertenti con quei labbroni inglossati, quel grasso popolano che smotta dagli spifferi vestiari dozzinali, che poi con il motion controll di flash, leghi queste fanciulle a i barili che sono le madri, in un perfetto morphing. Treccine che scinitillano di piccole ghigliottine, le calze dalle losanghe larghissime, come si vedono nel videogioco Super Mario BangBros. Io e il mio amico, Oreste Lionello camminiamo con un anello di lametta, con le dita ben aperte per non sanuginare e così farci rincorrere dai cani, sotto i lampioni troppo deboli..
Però non tutto è divertente quello che nuoce, essere post pischedelici significa anche trovare la banalità, la mancanza di haschish morale nel ghindamento di questi giovani sterchi, e senza tema, riderne dalla torre del municipio, con grossi diffusori, rubati a un concerto di Umberto Tozzi.
Io seriamente penso che ci sia un solo tipo di giovane dai 14 ai 21, non ce ne sono altri, ho controllato su internet, niente. Un solo giovane, replicato fino alla totale conquista del pianeta provinciale terra, contro cui anche gli alieni si ritirano nelle loro navicelle a forma di Marco Liorni. Che parlo, dai, di certo ne portate macchie di grasso nello sguardo, ir fastidioso prurito nella memoria.
Parlo ovviamente del giovane dal peso a forfait, coi capelli che pogano, senza essere unti e vitrei come un tempo. Occhiali enormi, immensi, da far rivoltare nella tomba e impallidire Sandra Mondaini. Vanno sul motorino del compagno, sensa casco, senza sapere che andare senza casco è cancerogeno e porta incubi in bianco e nero, per far vedere chi è che ha carisma qui dentro e per far vedere l'orlo delle loro mutande cool, verde fosforescente, firmate da un fake. Ecco, questo è Bartolomeo, l'uno nessuno e centopirla. Il gran bel giovane.
Per fare gli originali spariscono nell'unico essere anti-psichedelico che hanno deciso di essere. Pur carnevaleschi, cromaticamente grotteschi, sembrano una parata nazista vista dall'alto, Bartolomeo infatti non è che una parata vista dall'alto.
Con tutti i fenomeni di massa non immediatamente che spillano sangue dalla gola, sono molto gentleman, e così ho preso a salutarlo sempre, questo giovinetto moderno, Bartolomeo! Hey Bartolomeo! Anche a letto con i tuoi occhiali giganti, dove scintillano stelle pannate. Un mostro unimode, che fra qualche hanno sclererà in mille rivoli di feccia.

Dicevo,
un giorno mi sveglio e mi fisso tut a cùr i piedi: erano più bianchi del resto, anche dopo aver tolto i calzini chiari, anche se di poco, e quando vi ho picchiato contro un chiodo, si è infilato fino alla capoccia, e tutto con zero noie.
"Questo è strano," ho detto alzando la cornetta, era Adele, la sua voce aveva qualcosa di Ted Sallivan, e poi il suono che faceva nel parlare, dio, era come se le grondasse il volto sul tappeto.
"Senti, Adele, mica stai fumando col corpo?"
"No, appena ieri ho fatto l'amore."
"Strano, fai il rumore di una che arde. Come sai che ho il telefono?"
"Mio padre sta bruciando vivo, giocava coi fornelli. Sei venuto a cena una volta qui. Che devo fare?"
"Rispondi alle domanda, quando ti si interpella. Chi è stato a dirti che ho un telefono?"
"Mio padre brucia!"
"Ok, chiuditi in bagno con i grissini e aspettami."
Più tardi sono sceso, la porta era snap, per terra cartoni della pizza, briciole di lampadina, cd-rom morsicati. Il padre di Adele era completamente beige, L'ho gettato dalla finestra, pesava un niente, era come buttare un foglio della Famiglia Cristiana.
Dio mio, quanti bambini! Qui ad Adometrovos i cani hanno una cultura della contraccezione molto più sviluppata di quella umana. I bambini ci uccideranno, frapporrano il loro odio alla nostra fragilità nervosa che impasta nella polvere i savoiardi del disagio, non riusciamo a fare cinque metri in linea retta per colpa loro, e dei nani.
Adele si era rinchiusa nella vasca, solo la testa fuori dalla sabbia, un occhio ormai quasi cascato dall'orbita, tenuto da un grissino, deve essere stato un amplesso incredibilmente malvagio.
"Ho sentito che l'hai buttato giù."
"Si è sparsa la voce? Di chi parli? Sai, ultimamente sono un vero buttafuori."
"Parlo di mio padre, lo conoscevi, no?"
"Sì, sembra però che tu ti sia dimenticata quello che c'è stato tra noi, o almeno tra me e il tuo tatuaggio in sede. Tuo padre se l'è cercata. Perché non fai qualcosa per il nostro occhio?"
"Ormai è andato, ma non ho il coraggio di strapparlo, non ho soldi e per farlo l'oculista vuole il mio corpo e il mio addome, e comunque voleva farmelo coi denti. A me non piace, perché non me lo togli tu?"
"Mi trovi più sexy dell'Oculista?"
"Sei il mio tipo non plus Hulk, prima di restare al verde."
"Non è che lo dici perché la vista è dimezzata?"
"Su, non fare il modesto, scava una buca, qui, sono molto triste e peccatrice. Toh, prendi un grissino come escavatrice, abbiamo tutto il tempo".
"Ma sei fresca di lutto, e poi, se non ti bendi l'occhio, mi fai molto krugher."
"Mah, mio padre è morto da tempo, ormai era solo un agglomerato di cellule sullo Skeitboard di plutonio, che porta all'Ade".
"La strada si sta riempiendo di salme."
"E' sempre piena di salme."
"Sì, ma niente metafore pacchiane quando si convivia alla locanda del piacere. E togliti quel cappello da gerarca nazista, lo sai che mi inibisce."
"No, non me lo tolgo, tutti dicono che mi rende sexy, non fare il bestian contrario. Diamine, ma come cammini? Sembri Aldo Fabbrizi."
"Non so, stamane mi sono svegliato ed è come se i piedi..."
"Ho capito, non dire più niente. Piove."
"Che hai capito? Io nulla, perché non me lo dici?"
"Ti stai pietrificando."
"Ma che dici, è perché poi? Cosa ci guadagno?"
Giorno dopo. Ho i piedi sassati, posso fare persino cuoricini con l'uniposca, le caviglie sono blocchi lunari. Non sento più l'estremo basso, la cosa mi fa impazzire, arrivo ad amputarmi tutte le dita degli unduettoni, pur di provare quel dolore, quella sensibilità che mi direbbe, hey, sono integro! io mi taglierei anche il resto degli unduettoni, ma nella mia stupidità nihilista si trova un cancro di buon senso in metastasi. Metti che io guarisca, poi che si fa appiedati dai piedi? Ci sono medicanti agguerritissimi, capaci di stare tutto ir giorno a ginocchioni, senza stancarsi, e tutto per poche briciole di lire, io già seduto a terra mi affrollo.
Ho una paura cipriota, ho fatto bruciare il pollo nel forno e ho gettato la mia immorale collezione di parrucche, spero in questo modo di placare l'ira divina le cui lingue urticanti mi vellicano l'anima. No, la collezione di peli pubici non si tocca.
Ho tutte le gambe di pietra, Adele aveva ragione. Devo andare dal dottore, uno qualsiasi dei due, tranne quello che usa una lucertola viva, paralizzata di proposito, come pochade. Recupero la sedia a rotelle sul mio balcone e mi calo giù, annodando le bollette scadute (l'ascensore è guasto, sulle scale è in atto un rave party, silenziosissimo, ti fa pensare quasi che hai avuto un'informazione falsa). Ci sono macchie di sangue vicino alle portiere delle auto, e infatti tutti quelli che incontro, per un motivo o per un altro, sanguinano dalla mano, ma sembra non essere questo gran problema, tranne che vogliono fare tutti la mia conoscenza, smanettarmi, così alla fine sembro il più sanguinante di tutti, sembro. Le strade piene di bambini, e da quando si è fulminata la lampadina nel cimitero, corpose di salme.
Chiedo a Milly Carlucci dove posso trovare un dottore, lei smette di pulire i vetri della Citroen al semaforo, mi si avvicina, ha gli occhi da assassina drogata, cerca di baciarmi, le spruzzo nello sguardo lo spray anti-porno che mi ha regalato la nonna. Non urla, solo si inginocchia, nel suo body rosso sangue e si dirupa il volto di smorfie, piangendo nel modo disperato e muto, tipico dei bambini che hanno preso uno sganassone inaspettato quanto freestyle. Per fortuna pratico l'ipnosi alle sue mammelle, nei quali capezzoli risiedeva la vista; riesco ad addormentarla. La sposto e ben disposto, or che la coscienza ha riposto, la sposo, il prete pretestuoso protesta: non voglio mica che un wroom la spalmi sulla carraia, gli dico.
Ho avuto la fortuna che il dottore ha trovato me. "Venga, venga," mi ha detto celerandomi davanti, in camice, anche se ancora in mutande a zuava, come se sapesse tutto, una frittella d'azzurro è apparsa nella negra padella di nubi, ed è cominciato a venir giù l'olio. Io ho girato le ruote e sono salito al suo studio.
"La sua amica dal cappello nazista ha ragione."
"Come sa che ha il capello nazista? Di chi diamine sta parlando?" Risata gracchiante-oleosa da fumatore. Io dico:
"Lei è solo un fottuto grassone bugiardo. Si guardi, sembra Beppe Grillo."
"Comprendo il suo stato d'animo, sono abbastanza ermetico alle offese in queste situazioni. Ad ogni modo Adele, è questo il suo nome fittizio, in tali giorni si è rasata la svastica sul pube, e non lo dico perché ho fatto il Marvel a letto, ma sono il suo dottore, e la visito sempre da cima a fondo. Sa, apprezzo il tatuaggio che ha sul cenotafio, come lei del resto... Io sono il solo dottore che visita quelli che non vanno mai dal dottore, sono io a scovarvi, poveri stronzi imbecilli. vi sentite degli eroi, eh? Degli immortali?"
Beve un drink, si accende una sigaretta, tossisce sangue spray contro i vetri luridi dello studio. Siamo al 15° piano e lui potrebbe buttarmi giù, con tutta la sedia. Nemesi.
"E' sposato, dottore?"
"No, ma colleziono vestiti da sposa, come tutti del resto."
"Che strano, anch'io collezionavo qualcosa del genere, parrucche da prostituta, usate. Prima collezionavo ciuffi di ventre."
"Sta cercando di socializzare?"
"Sto cercando di capire cosa ho di preciso."
"Ha l'ostiomarmosi, una malattia rarissima, se ne conosce solo un altro episodio nella storia, ma molti dicono che è solo un'invenzione di Achille Bonito Olivai. Lei è il secondo. Le ossa si induriscono, la carne si calcifica, tutto si impietrisce, anche l'anima, ma questo è secondario. Tutto tende alla pietra, fino a che non vengono fatti sassi gli organi, allora uno muore. Le spiace se faccio la risata satanica? E' più forte di me. Ho qui davanti una statua work in progress della natura. Mi trovi una situazione meno boombastik e smetto di ridere. uhuhUHUAHAHAHAH."
"Dottore, non c'è una cura?" Scuote la testa mentre lecca il bordo del bicchiere, attenuando progressivamente l'ilarità.
Tutte le domande sull'esistenza hanno iniziato il vespaio, come: "Chi siamo"? "Dove andiamo"?
"Dottore, volevo approfittare della sua cultura medica e del fatto che probabilmente questa è l'ultima volta che talco con uno della vostra razza." Si siede, pronto ad ascoltarmi, lusiganto che gli ho dato del medico, anche se devo reggerlo, se no cade giù in strada. Il suo alito mi abbronza.
"Da quando ho visto il film di Oshima, Ecco l'impero dei sensi, i miei quesiti esistenziali sono diventati piuttosto assillanti. Nel film la donna evira completamente il partner. Io mi sveglio la notte cercando di capire se un mebro evirato in erezione possa rimanere tale, o se si affloscia dopo la mutilazione. Cosa diventa dopo, separato dal corpo un membro colto nel momento del suo massimo splendore?"
Il sorriso benevolo va in dissolvenza su questo volto da vecchio blogger itterico.
"Mi accompagni alla finestra, dottore, non sente? Sta passando una parata. Abbiamo bisogno di distrarci. Io temo che questa malattia sia la conseguenza di un senso di colpa che agisce nell'inconscio della materia." Il dottore annuisce, poi esplode un rutto ammazzavampiri.
Sta passando il carro di Harrr, che festeggia il nuovo sito. C'è mp vestito come Apollo Creed in Rocky IV, quando poi Ivan Drago gli debella la vita. Pantaloncini Boxer U.S.A. con paillettes, cappellone da zio Sam, occhiali a goccia riflettenti, sorriso da creatura di Cunningham, guantoni rossi stroboscopici. C'è poi DM in calzamaglia da Wrestling, Totonno che guarda dall'interno di una Matrioska. Ci sono tutti, sotto la testa gigante di Amlo in cartapesta; gli occhi che vanno e che vengono, i volantini che gli escono furibondamente dal naso, pagliuzzando l'aria elettrica.
Un carro veramente psichedelico, che cammina in strade dai balconi morti, coi marciapiedi pieni di cadaveri.
un giorno mi sveglio e mi fisso tut a cùr i piedi: erano più bianchi del resto, anche dopo aver tolto i calzini chiari, anche se di poco, e quando vi ho picchiato contro un chiodo, si è infilato fino alla capoccia, e tutto con zero noie.
"Questo è strano," ho detto alzando la cornetta, era Adele, la sua voce aveva qualcosa di Ted Sallivan, e poi il suono che faceva nel parlare, dio, era come se le grondasse il volto sul tappeto.
"Senti, Adele, mica stai fumando col corpo?"
"No, appena ieri ho fatto l'amore."
"Strano, fai il rumore di una che arde. Come sai che ho il telefono?"
"Mio padre sta bruciando vivo, giocava coi fornelli. Sei venuto a cena una volta qui. Che devo fare?"
"Rispondi alle domanda, quando ti si interpella. Chi è stato a dirti che ho un telefono?"
"Mio padre brucia!"
"Ok, chiuditi in bagno con i grissini e aspettami."
Più tardi sono sceso, la porta era snap, per terra cartoni della pizza, briciole di lampadina, cd-rom morsicati. Il padre di Adele era completamente beige, L'ho gettato dalla finestra, pesava un niente, era come buttare un foglio della Famiglia Cristiana.
Dio mio, quanti bambini! Qui ad Adometrovos i cani hanno una cultura della contraccezione molto più sviluppata di quella umana. I bambini ci uccideranno, frapporrano il loro odio alla nostra fragilità nervosa che impasta nella polvere i savoiardi del disagio, non riusciamo a fare cinque metri in linea retta per colpa loro, e dei nani.
Adele si era rinchiusa nella vasca, solo la testa fuori dalla sabbia, un occhio ormai quasi cascato dall'orbita, tenuto da un grissino, deve essere stato un amplesso incredibilmente malvagio.
"Ho sentito che l'hai buttato giù."
"Si è sparsa la voce? Di chi parli? Sai, ultimamente sono un vero buttafuori."
"Parlo di mio padre, lo conoscevi, no?"
"Sì, sembra però che tu ti sia dimenticata quello che c'è stato tra noi, o almeno tra me e il tuo tatuaggio in sede. Tuo padre se l'è cercata. Perché non fai qualcosa per il nostro occhio?"
"Ormai è andato, ma non ho il coraggio di strapparlo, non ho soldi e per farlo l'oculista vuole il mio corpo e il mio addome, e comunque voleva farmelo coi denti. A me non piace, perché non me lo togli tu?"
"Mi trovi più sexy dell'Oculista?"
"Sei il mio tipo non plus Hulk, prima di restare al verde."
"Non è che lo dici perché la vista è dimezzata?"
"Su, non fare il modesto, scava una buca, qui, sono molto triste e peccatrice. Toh, prendi un grissino come escavatrice, abbiamo tutto il tempo".
"Ma sei fresca di lutto, e poi, se non ti bendi l'occhio, mi fai molto krugher."
"Mah, mio padre è morto da tempo, ormai era solo un agglomerato di cellule sullo Skeitboard di plutonio, che porta all'Ade".
"La strada si sta riempiendo di salme."
"E' sempre piena di salme."
"Sì, ma niente metafore pacchiane quando si convivia alla locanda del piacere. E togliti quel cappello da gerarca nazista, lo sai che mi inibisce."
"No, non me lo tolgo, tutti dicono che mi rende sexy, non fare il bestian contrario. Diamine, ma come cammini? Sembri Aldo Fabbrizi."
"Non so, stamane mi sono svegliato ed è come se i piedi..."
"Ho capito, non dire più niente. Piove."
"Che hai capito? Io nulla, perché non me lo dici?"
"Ti stai pietrificando."
"Ma che dici, è perché poi? Cosa ci guadagno?"
Giorno dopo. Ho i piedi sassati, posso fare persino cuoricini con l'uniposca, le caviglie sono blocchi lunari. Non sento più l'estremo basso, la cosa mi fa impazzire, arrivo ad amputarmi tutte le dita degli unduettoni, pur di provare quel dolore, quella sensibilità che mi direbbe, hey, sono integro! io mi taglierei anche il resto degli unduettoni, ma nella mia stupidità nihilista si trova un cancro di buon senso in metastasi. Metti che io guarisca, poi che si fa appiedati dai piedi? Ci sono medicanti agguerritissimi, capaci di stare tutto ir giorno a ginocchioni, senza stancarsi, e tutto per poche briciole di lire, io già seduto a terra mi affrollo.
Ho una paura cipriota, ho fatto bruciare il pollo nel forno e ho gettato la mia immorale collezione di parrucche, spero in questo modo di placare l'ira divina le cui lingue urticanti mi vellicano l'anima. No, la collezione di peli pubici non si tocca.
Ho tutte le gambe di pietra, Adele aveva ragione. Devo andare dal dottore, uno qualsiasi dei due, tranne quello che usa una lucertola viva, paralizzata di proposito, come pochade. Recupero la sedia a rotelle sul mio balcone e mi calo giù, annodando le bollette scadute (l'ascensore è guasto, sulle scale è in atto un rave party, silenziosissimo, ti fa pensare quasi che hai avuto un'informazione falsa). Ci sono macchie di sangue vicino alle portiere delle auto, e infatti tutti quelli che incontro, per un motivo o per un altro, sanguinano dalla mano, ma sembra non essere questo gran problema, tranne che vogliono fare tutti la mia conoscenza, smanettarmi, così alla fine sembro il più sanguinante di tutti, sembro. Le strade piene di bambini, e da quando si è fulminata la lampadina nel cimitero, corpose di salme.
Chiedo a Milly Carlucci dove posso trovare un dottore, lei smette di pulire i vetri della Citroen al semaforo, mi si avvicina, ha gli occhi da assassina drogata, cerca di baciarmi, le spruzzo nello sguardo lo spray anti-porno che mi ha regalato la nonna. Non urla, solo si inginocchia, nel suo body rosso sangue e si dirupa il volto di smorfie, piangendo nel modo disperato e muto, tipico dei bambini che hanno preso uno sganassone inaspettato quanto freestyle. Per fortuna pratico l'ipnosi alle sue mammelle, nei quali capezzoli risiedeva la vista; riesco ad addormentarla. La sposto e ben disposto, or che la coscienza ha riposto, la sposo, il prete pretestuoso protesta: non voglio mica che un wroom la spalmi sulla carraia, gli dico.
Ho avuto la fortuna che il dottore ha trovato me. "Venga, venga," mi ha detto celerandomi davanti, in camice, anche se ancora in mutande a zuava, come se sapesse tutto, una frittella d'azzurro è apparsa nella negra padella di nubi, ed è cominciato a venir giù l'olio. Io ho girato le ruote e sono salito al suo studio.
"La sua amica dal cappello nazista ha ragione."
"Come sa che ha il capello nazista? Di chi diamine sta parlando?" Risata gracchiante-oleosa da fumatore. Io dico:
"Lei è solo un fottuto grassone bugiardo. Si guardi, sembra Beppe Grillo."
"Comprendo il suo stato d'animo, sono abbastanza ermetico alle offese in queste situazioni. Ad ogni modo Adele, è questo il suo nome fittizio, in tali giorni si è rasata la svastica sul pube, e non lo dico perché ho fatto il Marvel a letto, ma sono il suo dottore, e la visito sempre da cima a fondo. Sa, apprezzo il tatuaggio che ha sul cenotafio, come lei del resto... Io sono il solo dottore che visita quelli che non vanno mai dal dottore, sono io a scovarvi, poveri stronzi imbecilli. vi sentite degli eroi, eh? Degli immortali?"
Beve un drink, si accende una sigaretta, tossisce sangue spray contro i vetri luridi dello studio. Siamo al 15° piano e lui potrebbe buttarmi giù, con tutta la sedia. Nemesi.
"E' sposato, dottore?"
"No, ma colleziono vestiti da sposa, come tutti del resto."
"Che strano, anch'io collezionavo qualcosa del genere, parrucche da prostituta, usate. Prima collezionavo ciuffi di ventre."
"Sta cercando di socializzare?"
"Sto cercando di capire cosa ho di preciso."
"Ha l'ostiomarmosi, una malattia rarissima, se ne conosce solo un altro episodio nella storia, ma molti dicono che è solo un'invenzione di Achille Bonito Olivai. Lei è il secondo. Le ossa si induriscono, la carne si calcifica, tutto si impietrisce, anche l'anima, ma questo è secondario. Tutto tende alla pietra, fino a che non vengono fatti sassi gli organi, allora uno muore. Le spiace se faccio la risata satanica? E' più forte di me. Ho qui davanti una statua work in progress della natura. Mi trovi una situazione meno boombastik e smetto di ridere. uhuhUHUAHAHAHAH."
"Dottore, non c'è una cura?" Scuote la testa mentre lecca il bordo del bicchiere, attenuando progressivamente l'ilarità.
Tutte le domande sull'esistenza hanno iniziato il vespaio, come: "Chi siamo"? "Dove andiamo"?
"Dottore, volevo approfittare della sua cultura medica e del fatto che probabilmente questa è l'ultima volta che talco con uno della vostra razza." Si siede, pronto ad ascoltarmi, lusiganto che gli ho dato del medico, anche se devo reggerlo, se no cade giù in strada. Il suo alito mi abbronza.
"Da quando ho visto il film di Oshima, Ecco l'impero dei sensi, i miei quesiti esistenziali sono diventati piuttosto assillanti. Nel film la donna evira completamente il partner. Io mi sveglio la notte cercando di capire se un mebro evirato in erezione possa rimanere tale, o se si affloscia dopo la mutilazione. Cosa diventa dopo, separato dal corpo un membro colto nel momento del suo massimo splendore?"
Il sorriso benevolo va in dissolvenza su questo volto da vecchio blogger itterico.
"Mi accompagni alla finestra, dottore, non sente? Sta passando una parata. Abbiamo bisogno di distrarci. Io temo che questa malattia sia la conseguenza di un senso di colpa che agisce nell'inconscio della materia." Il dottore annuisce, poi esplode un rutto ammazzavampiri.
Sta passando il carro di Harrr, che festeggia il nuovo sito. C'è mp vestito come Apollo Creed in Rocky IV, quando poi Ivan Drago gli debella la vita. Pantaloncini Boxer U.S.A. con paillettes, cappellone da zio Sam, occhiali a goccia riflettenti, sorriso da creatura di Cunningham, guantoni rossi stroboscopici. C'è poi DM in calzamaglia da Wrestling, Totonno che guarda dall'interno di una Matrioska. Ci sono tutti, sotto la testa gigante di Amlo in cartapesta; gli occhi che vanno e che vengono, i volantini che gli escono furibondamente dal naso, pagliuzzando l'aria elettrica.
Un carro veramente psichedelico, che cammina in strade dai balconi morti, coi marciapiedi pieni di cadaveri.

Caro Diario,
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
qualche giorno fa avevo un'impellenza straordinaria: buttare dal sesto piano il paraplegico del piano di sopra. Come facevano i nazisti nel film di Polanski, e presumo pure nella realtà. Ma non per spirito di nazismo, non si può pensare questo. Il mio obiettivo era fare una matriosca mostruosa con un ripieno di fluttuante e pallida carità. Ci sono molte cose apparentemente krugher che nascondono dosi massicce di bontà d'animo, anche gli atti socialmente più verminosi, come parcheggiare la proprio auto in un negozio, senza assenso del proprietario, a ben vedere, sono molto Ziggy Stardust.
Quell'uomo, o donna, adesso non so, avendolo buttato al buio, e non avendo mai capito il sesso dalla voce né il senso della vita. Ad ogni modo, quell'essere pativa millemente, e sgridava il destino come una scimmia spettinata che lamenta una lavandaia nel corpo a strizzagli le viscere col sapone di marsiglia. Un lamento ad orologeria, ogni tre minuti, intenso, spettacolare, satanicamente appagante, a cui i vicini si erano abituati come all'innocqua filastrocca di una sgocciatura, mentre per me, ad ogni urlo era come se qualcuno mi introducesse del cibo avariato nel cervello, in modo del tutto telepatico e gratuito.
Adesso non voglio perorare a favore di una mia presunta umanità, ma a me par fuor di luogo che finché un essere umano grida lamenti non puoi mai ignorarne il senso: il dolore manifestato, massimamente umano, evita tutti gli antivirus della memoria che cerca di schedarlo. Del dolore si gode o si soffre, mai si può essere indifferenti. A meno che non siate uno dei miei vicini o Arnold Schwarznegger.
E' quasi un mese che il cadavere è giù in strada e a nessuno sembra importare. Lo aggirano automaticamente, come fosse il giorno in cui iniziare seriamente una dieta, un po' i bambini si fermano a vedere le garze di mosche che bendono ferite sempre più stinte, qualche cane lecca il semigel del sangue raggrumato che si incupa. I più arditi si fermano a palparne le tasche, che sono piene di topi, e poi vanno via fingendo di essere solo dei chiromanti di passaggio ammalati di risipola. Mi disturba la mancanza di interesse per il cadavere, l'incapacità di relazionarsi della gente, vorrei che sentissero le meduse nell'anima o almeno Specialist degli Interpol, come me. Il vento fa accapigliare cartacce svenate dal sole. Volge al brutto la teschiera del cielo, con le scimitarre elettriche ancora mute ma canaglie. E' proprio vero: è capace di umanità solo chi è capace di commettere crimini sociali. Frasi del genere dovrebbero vivere solo d'estate, tatuate sui sederi più cool, dove è sicuro che verranno lette e assimilate, anche se subliminalmente.
Caro Diario,ho aperto un altro blog, e un altro, tra qualche settimina lo apro anche pure. Froottload è nato da una costa di Froottle, di cui riprende la grafica, in pubblico. Froottload vuole andare incontro ai patiti di internet e modernismo, candidandosi ad essere la bussola definitiva per muoversi nel caotico mondo chiamato: "corretto impiego del tempo". Qui, l'internauta viene condotto, con logica astringente, ma a volte anche con i mazzaroccoli di Bruce Lee, alle cose davvero utili e importanti che offrono ir mondo rete. Qui troveranno i download gratis a le applicazioni più psichedeliche, di cui ci saranno anche, per quanto possibile, illustrate le funzioni, le particolarità, gli easter eggs. Qui l'internauta trova carrucole puntuali che lo trasportano velocemente, al costo di un click, in siti di ruprestre gustosità, dove potrà allargare il suo scibile, incrementare la sua pozione magica di divertimento; ma sempre con un criterio di utilità a tutto sprint.
Sì, lo so, con tutti questi blogghini e blogghetti è come se volessi polverizzarmi, e in tal modo sparire in un'enorme dilatazione venosa di precariato. Come se volessi dileguarmi per indigestione piuttosto che per inedia, solo perché la prima fa molto più dolentia, a gli altri. Sono anche molto confuso e grato di esserlo, aggrattis, però ho paura di incasinare tutto ed essere fucilato. Caro diario, ho una fissazione morbosa per il gratis; in questo periodo, ad esempio, sto cercando disperatamente di farmi regalare uno Skinhead.
Caro diario,
oggi vado al carrefour e mi compro un pc nuovo, gratis, con i soldoni di Forfora Rosa, per il compleanno mio, avveratosi il 27 Agosto. E' stato come trovarsi nudo e senza peli in una tempesta di lamette quello di non aver ricevuto nessun augurio possibile.
Ora che l'ho detto mi aspetto che mi si recapiti un hard plico con dentro uno Skinhead, stordito ma ancora vivo.

In macchina adoro calarmi drink sonori alternativi, ma anche puttanate scioccanti, come Satisfaction di Benni Benassi o i podcast di 24 h by Macchianera. Ciò mi farcisce di rollerblade lo sterno, riempie la mia anima di strobo licantrope. Con la musica sono un po' come Tarantino per i film, so apprezzare il dark side of the moon della troglo-art. Bellissimo andare pieno di whisky e di glamour sulle strade polverose e lanceolate, con Mina che sanguina ormai un sangue che è velamox, e sniffa farina di cocco dalla scollatura, e gli occhiali che riducono a una larva notturna il più smargiasso solleone.
Il viaggio per arrivare da Wilcott l'ammazzaproverbi è parso durare pochi minuti. Beh, del resto per fare un kilometro non è che ci vuole tutta questa stringa al calendario. Poi, con una dignitosa Scevrolé... Ma poi, perché diamine venire da Wilcott? Vorrei non averlo mai pensato, ma ora ci siamo, potrebbe essere divertente come disegnarsi Kojack sul palmo della mano e schiaffeggiarsi sott'acqua, al polo nord, mentre attorno degli orsi polari fanno nuoto sincronizzato.
"Sai, non ricordo più come è fatto."
"Siamo sicuri di averlo incontrato una volta, questa minchia di Wilcott?" Dice brutalmente Mina.
"Siamo sicuri che esista?" Dopo questa ci mettiamo a ridere come dei cardinali avvinazzati, a piegarci in due come crepes, a colpirci il palato, mentre Lanny kravitz passa, sempre più viola aderente, e ci regala la sua smorfia da nano sexy, oppure, come direbbe Pasolini, da crumiro borghese. Deve avere un piccolo villino da queste parti, pieno di piante ricciolute e vegetazione meticcia, lo esigo. Mentre rido da morire ho la presenza di spirito di domandari se quando fa la doccia si toglie gli occhiali a goccia. A goccia, doccia...ahahahah. Ma poi scopro che non me ne importa nulla. Rileggo la lettera anonima che mi spedirono, in cui si diceva che Lenny portava la dentiera, e smetto di ridere, e dunque, di essere un uomo.
Strascicandoci dal ridere arriviamo a una specie di involucro di casa per film western, pieno di vaiolo calcareo di lumaca. C'è un cartello, sta scritto: "Da Wilcott", ma solo se lo si legge al contrario. in realtà sta scritto "ttocliW aD". Sopra c'è un orologio che sembra muoversi ma è fermo, no, si muove, ma è il vento, non è un orologio, è Demetra Humpton.
Entriamo, ma prima abbiamo dovuto cucire una brutta ferita a Tina Pica, l'unico modo per sbloccare la porta di entrata girevole. Una lunga passarela sotto la pergola, tavolotti slavi, inamidati. il laghetto rovente, cristallino sotto la palafitta. Qui i pesci nuotano tutti in calze di nylon di 10 denari, uno spettacolo per gli occhi. In pratica un locale costruito su un pontile. In fondo, seduto troviamo quello che dovrebbe essere Wilcott, un vecchio saggio barbuto, capellone, epatrofico, bikini ai piedi scalzi, caffetano bianco e cappello western.
"Possiamo sederci?"
Lui annuisce. Ora che lo vedo bene, c'ha una testa di anguilla che gli spunta da un orecchio e la coda dall'altro orecchio. Non che la cosa mi ferisca o mi induca a chidere asilo politico, ma sarebbe stato meglio due biscotti e il caffè.
"Scusa Wilcott, ho l'impressione di conoscerti da tempo, di essere tuo amico, ma in questo momento quasi non mi ricordo di te, come mai?"
Lui guarda la pergola, poi il lago, ci fissa con i suoi piccoli occhi chiari e penetranti e alla fine dice, con dolcezza:
"Vuoi che gioci a crash bandicott col tuo deratano?"
"Ma tu ti ricordi di noi?"
"Dovevate essere qua tre ore fa, emerita coppia di pirla. Ho dovuto cacciare i clienti perché né il cuoco né la portavivande si erano ancora fatti vivi. Ho provato a cucinare io, porco mondo, mi si è infilata un'anguilla del cacchio nel cervello. E' davvero un'arte difficile quella del cuoco, ti raddoppio lo stipendio, lurido maiale drogato, ma non lasciarmi, gli affari morirebbero come ciliegie in un fruttetto abbandonato. C'è tanto vento, l'insegna si è girata. E' venuta Tina Pica in cucina. Doveva partorire, ma lì c'erano troppe mosche! Mi ha chiesto un parto cesario, le ho aperto la pancia con lo shogun per gli arrosti e ho tirato fuori um bimbetto deforme, vestito ma carbonizzato. un orrore. Già camminava, non so nemmeno dove si è infilato."
"Cioè... siamo tuoi dipendenti?"
Mi molla uno schiaffo, riesco a schivare, ma batto con la testa sull'ancora ornamentale.
"Ma tu non sei quello che ammazza i proverbi?"
"Oh sì, " risponde eccedendo nella mimica.
"Dimostralo." Domanda Mina con civettuola aria di sfida, incrociando le braccia sotto il senone ormai sgusciato fuori dal caldo e dal calcolo sbagliato per il vestito nero. Wilcott rimane a bocca aperta per diversi minuti.
"Ok, " dice alla fine, "ok..."
Il viaggio per arrivare da Wilcott l'ammazzaproverbi è parso durare pochi minuti. Beh, del resto per fare un kilometro non è che ci vuole tutta questa stringa al calendario. Poi, con una dignitosa Scevrolé... Ma poi, perché diamine venire da Wilcott? Vorrei non averlo mai pensato, ma ora ci siamo, potrebbe essere divertente come disegnarsi Kojack sul palmo della mano e schiaffeggiarsi sott'acqua, al polo nord, mentre attorno degli orsi polari fanno nuoto sincronizzato.
"Sai, non ricordo più come è fatto."
"Siamo sicuri di averlo incontrato una volta, questa minchia di Wilcott?" Dice brutalmente Mina.
"Siamo sicuri che esista?" Dopo questa ci mettiamo a ridere come dei cardinali avvinazzati, a piegarci in due come crepes, a colpirci il palato, mentre Lanny kravitz passa, sempre più viola aderente, e ci regala la sua smorfia da nano sexy, oppure, come direbbe Pasolini, da crumiro borghese. Deve avere un piccolo villino da queste parti, pieno di piante ricciolute e vegetazione meticcia, lo esigo. Mentre rido da morire ho la presenza di spirito di domandari se quando fa la doccia si toglie gli occhiali a goccia. A goccia, doccia...ahahahah. Ma poi scopro che non me ne importa nulla. Rileggo la lettera anonima che mi spedirono, in cui si diceva che Lenny portava la dentiera, e smetto di ridere, e dunque, di essere un uomo.
Strascicandoci dal ridere arriviamo a una specie di involucro di casa per film western, pieno di vaiolo calcareo di lumaca. C'è un cartello, sta scritto: "Da Wilcott", ma solo se lo si legge al contrario. in realtà sta scritto "ttocliW aD". Sopra c'è un orologio che sembra muoversi ma è fermo, no, si muove, ma è il vento, non è un orologio, è Demetra Humpton.
Entriamo, ma prima abbiamo dovuto cucire una brutta ferita a Tina Pica, l'unico modo per sbloccare la porta di entrata girevole. Una lunga passarela sotto la pergola, tavolotti slavi, inamidati. il laghetto rovente, cristallino sotto la palafitta. Qui i pesci nuotano tutti in calze di nylon di 10 denari, uno spettacolo per gli occhi. In pratica un locale costruito su un pontile. In fondo, seduto troviamo quello che dovrebbe essere Wilcott, un vecchio saggio barbuto, capellone, epatrofico, bikini ai piedi scalzi, caffetano bianco e cappello western.
"Possiamo sederci?"
Lui annuisce. Ora che lo vedo bene, c'ha una testa di anguilla che gli spunta da un orecchio e la coda dall'altro orecchio. Non che la cosa mi ferisca o mi induca a chidere asilo politico, ma sarebbe stato meglio due biscotti e il caffè.
"Scusa Wilcott, ho l'impressione di conoscerti da tempo, di essere tuo amico, ma in questo momento quasi non mi ricordo di te, come mai?"
Lui guarda la pergola, poi il lago, ci fissa con i suoi piccoli occhi chiari e penetranti e alla fine dice, con dolcezza:
"Vuoi che gioci a crash bandicott col tuo deratano?"
"Ma tu ti ricordi di noi?"
"Dovevate essere qua tre ore fa, emerita coppia di pirla. Ho dovuto cacciare i clienti perché né il cuoco né la portavivande si erano ancora fatti vivi. Ho provato a cucinare io, porco mondo, mi si è infilata un'anguilla del cacchio nel cervello. E' davvero un'arte difficile quella del cuoco, ti raddoppio lo stipendio, lurido maiale drogato, ma non lasciarmi, gli affari morirebbero come ciliegie in un fruttetto abbandonato. C'è tanto vento, l'insegna si è girata. E' venuta Tina Pica in cucina. Doveva partorire, ma lì c'erano troppe mosche! Mi ha chiesto un parto cesario, le ho aperto la pancia con lo shogun per gli arrosti e ho tirato fuori um bimbetto deforme, vestito ma carbonizzato. un orrore. Già camminava, non so nemmeno dove si è infilato."
"Cioè... siamo tuoi dipendenti?"
Mi molla uno schiaffo, riesco a schivare, ma batto con la testa sull'ancora ornamentale.
"Ma tu non sei quello che ammazza i proverbi?"
"Oh sì, " risponde eccedendo nella mimica.
"Dimostralo." Domanda Mina con civettuola aria di sfida, incrociando le braccia sotto il senone ormai sgusciato fuori dal caldo e dal calcolo sbagliato per il vestito nero. Wilcott rimane a bocca aperta per diversi minuti.
"Ok, " dice alla fine, "ok..."
(Continua...)

Sveglia presto stamane, si va da Wilcott l'Ammazzaproverbi. Preparo tutte le foto degli incidenti in moto, che gli piacciono tanto, pone io nella cartella rosa questo, c'è una fiammata, ma tutto è ok. Un ultimo post-it sull grossa statua della madonna in frigo: mi è venuta un'altra idea per costruire un corpo organico partendo semplicemente da una nana che prende la comunione. Meglio non dimenticarlo mai. Saluto sul divano il mio conquilino che sta cercando di togliersi il piede coriandolo nella trappola per volpi, lì sul balcone, dove ora grandina piano. La moglie in sottana gialla lo guarda indifferente, carezzandosi i bicipiti coi pollici. mi sembra che più lo fisso più il seno ingrossa, dunque devo guardarla nel suo insieme. Ma è peggio, si ingrossa tutta, e dal balcone nevica farina edile nel giardino dove i nani erborei potano flosce piante tentacolari e sputogene. Odio la superstizione, eppure, mi è più facile accettare l'idea che sono superstizioso, piuttosto che folletto, o ancor meno, di aver simili poteri.
Scendo, vicino casa mia c'è il cimitero, è vicino alla mia staccionata nana di bauxite, tanto che certe volte inciampo e volo in una fossa, sognando al rallentatore. Quando mi rialzo ho sempre un orologio in più e tanti nastri dei Duran Duran da non sapere che farmene. Ne ho così tanti che potrei rendere una mummia marrone Morgan dei Bluvertigo, se solo gli capitasse di incontrarmi in sala rianimazione.
Saluto il signor Marge e le sue due amanti cinesi a lato. Ogni giorno il signor Marge porta una confezione di wurstel sulla lapide di mollica sotto la quale riposa la moglie, la compianta e fanatica wilma, la companatica Wilma. Un giorno o l'altro vi parlerò del cimitero, ma ora c'è Mina in mutande di pane che mi porta a cavallo di un asino il mio nuovo portatile rosato.
"Vieni con me da Wilcott, Minona?"
"Perché no?"
"Oddio, pensavo che mi dicessi di no, ora non so più dove andare in vacanza, sei contenta?"
"Se ti turba, possiamo fare l'amore, mentre la macchina sorpassa, e mangiare stuzzichini schifosi fino a deprimerci, per colpa delle tua famiglia questa volta, si intende. Loro sono oppressivi alla giugulare, siete tutti univochi nel corpo, ma siamesi nell'anima".
" Che senso ha se non puoi rendermi padre?"
" Vuoi essere maledetto dalla generazione futura?"
"No, voglio che ti innamori del pediatra, che ti dilati le tette senza che io debba fissarle a tutti i costi."
"Ti piaccio con le balzen dilaganti?"
"Non più di Around the world dei Daft Punk, però, dai, da tantona renderesti più dolci le mie visite dal tabaccaio, quando non so che farmene delle ore pomeridiane."
Andiamo mano nella mano, come due piccioncini ammalati di eroina, timidi nel darci gli occhi, verso la mia macchina estiva da deserto. Poi Mina sanguina da sotto i capelli rossi raccolti a rosone di Chiesa.
"Cristo! non posso farti entrare se sanguini i quel modo!"
"Ma che posso farci, tesoro!? Secondo te, mi piace fare questo?"
"Non puoi sanguinare dal naso, come fanno tutti quelli che sanguinano senza pregiudicare il loro domandi?"
"Che cosa cambierebbe?"
"Diamine, sarebbe più facile da tamponare."
"Ma che vuoi...se andiamo mano nella mano, sotto la grandine, rischio di ferirmi qui sopra..."
Ci bendiamo insieme la testa, come gli amanti di Magritte e ci baciamo in un furioso, disperato frinire di cicale sgrandinate.
Poi, speriamo di essere saliti nell'auto giusta.
Scendo, vicino casa mia c'è il cimitero, è vicino alla mia staccionata nana di bauxite, tanto che certe volte inciampo e volo in una fossa, sognando al rallentatore. Quando mi rialzo ho sempre un orologio in più e tanti nastri dei Duran Duran da non sapere che farmene. Ne ho così tanti che potrei rendere una mummia marrone Morgan dei Bluvertigo, se solo gli capitasse di incontrarmi in sala rianimazione.
Saluto il signor Marge e le sue due amanti cinesi a lato. Ogni giorno il signor Marge porta una confezione di wurstel sulla lapide di mollica sotto la quale riposa la moglie, la compianta e fanatica wilma, la companatica Wilma. Un giorno o l'altro vi parlerò del cimitero, ma ora c'è Mina in mutande di pane che mi porta a cavallo di un asino il mio nuovo portatile rosato.
"Vieni con me da Wilcott, Minona?"
"Perché no?"
"Oddio, pensavo che mi dicessi di no, ora non so più dove andare in vacanza, sei contenta?"
"Se ti turba, possiamo fare l'amore, mentre la macchina sorpassa, e mangiare stuzzichini schifosi fino a deprimerci, per colpa delle tua famiglia questa volta, si intende. Loro sono oppressivi alla giugulare, siete tutti univochi nel corpo, ma siamesi nell'anima".
" Che senso ha se non puoi rendermi padre?"
" Vuoi essere maledetto dalla generazione futura?"
"No, voglio che ti innamori del pediatra, che ti dilati le tette senza che io debba fissarle a tutti i costi."
"Ti piaccio con le balzen dilaganti?"
"Non più di Around the world dei Daft Punk, però, dai, da tantona renderesti più dolci le mie visite dal tabaccaio, quando non so che farmene delle ore pomeridiane."
Andiamo mano nella mano, come due piccioncini ammalati di eroina, timidi nel darci gli occhi, verso la mia macchina estiva da deserto. Poi Mina sanguina da sotto i capelli rossi raccolti a rosone di Chiesa.
"Cristo! non posso farti entrare se sanguini i quel modo!"
"Ma che posso farci, tesoro!? Secondo te, mi piace fare questo?"
"Non puoi sanguinare dal naso, come fanno tutti quelli che sanguinano senza pregiudicare il loro domandi?"
"Che cosa cambierebbe?"
"Diamine, sarebbe più facile da tamponare."
"Ma che vuoi...se andiamo mano nella mano, sotto la grandine, rischio di ferirmi qui sopra..."
Ci bendiamo insieme la testa, come gli amanti di Magritte e ci baciamo in un furioso, disperato frinire di cicale sgrandinate.
Poi, speriamo di essere saliti nell'auto giusta.

Caro diario,
oggi, contrariamente a ieri, mi sono svegliato. Il cielo era color gnocco zelandese, e così ho deciso, scrivendo una bestemmia con la marmellata di cipolle di tropea sull'omlette:
"devo lanciare anch'io una moda, altrimenti muoio domani con tutti i filistei."
Mi sono travestito da geco e sono sceso in piazza, mi sentivo fottutamente post-psichedelico. Facevano mille gradi là dentro il geco di gommapiuma, ma non è bastato, il mio proposito modale è finito con un tuffo d'emergenza dal ponte, poiché stavo rosolando rabbiosamente. Ammetto che ho peccato di banalità, e che cercare di imporsi al costume dell'uomo tigre, ben più leggero e casual, è veramente da pony sballato, ma ho dovuto lottare per ir costume da geco, e pensavo che la lotta compiuta si sarebbe avvertita nel mio tentativo di imporre il mio costume, il mio stile di vita al mondo. La suora dell'acqua rocchetta non me lo voleva dare il travestimento da geco.
"E che mi dai?"
"Due elisir..."
"No, cinque!"
"Due e mezzo..."
"Cinque!"
Alla fine le ho dato cinque coltellate, due a scelta e tre sulla lingua e così essa è scesa a patti con me. Comunque, nelle due elisir, ci ho siringato del falqui azotato. Lo so, sono stato crudele, ma ti giuro, ella lo meritava, è un mulinex cha fa meringhe giallastre della mia bile, ogni volta, prima o poi ci doveva essere qualcuno che la purgava sans troupe dire, come dicono a Scampìa.
Caro diario
Alla sagra del pollo psichedelico c'era più folla che nel letto di Paris Hilton, per un tavolo e una sedia libera la gente si pestava la schiena coi pandistelle e si sputava persino nei sogni. Noi abbiamo aspettato in piedi due ore, eravamo delle mele caramellate per zanzare, ma eravamo bellissimi coi nostri capelli full motion. Poi io ho preso la mia pistola giocattolo e ho detto a Pancrino, pensa fortemente che questa sia vera e l'ho puntata contro la sua gola col buco, lui si è immedesimato alla jean cloude vandamme, ha iniziato a urlare come Gloria Gaynor mentre io sparavo a salve, stile assassino drogato fatto di gin ed eroina. La gente ha lasciato maccheroni e saltimbocca ed è saltata dalla staccionata in acqua, adesso sta ancora fuggendo into another dimension. Noi ci siamo seduti in uno spazio immenso, e abbiamo mangiato quello degli altri, sensa sensi di colpa. Poi ci siamo tirati giù una pasticca di placebo iodato, e abbiamo inziato a partorire cammelli e arcobaleni nella notte.
oggi, contrariamente a ieri, mi sono svegliato. Il cielo era color gnocco zelandese, e così ho deciso, scrivendo una bestemmia con la marmellata di cipolle di tropea sull'omlette:
"devo lanciare anch'io una moda, altrimenti muoio domani con tutti i filistei."
Mi sono travestito da geco e sono sceso in piazza, mi sentivo fottutamente post-psichedelico. Facevano mille gradi là dentro il geco di gommapiuma, ma non è bastato, il mio proposito modale è finito con un tuffo d'emergenza dal ponte, poiché stavo rosolando rabbiosamente. Ammetto che ho peccato di banalità, e che cercare di imporsi al costume dell'uomo tigre, ben più leggero e casual, è veramente da pony sballato, ma ho dovuto lottare per ir costume da geco, e pensavo che la lotta compiuta si sarebbe avvertita nel mio tentativo di imporre il mio costume, il mio stile di vita al mondo. La suora dell'acqua rocchetta non me lo voleva dare il travestimento da geco.
"E che mi dai?"
"Due elisir..."
"No, cinque!"
"Due e mezzo..."
"Cinque!"
Alla fine le ho dato cinque coltellate, due a scelta e tre sulla lingua e così essa è scesa a patti con me. Comunque, nelle due elisir, ci ho siringato del falqui azotato. Lo so, sono stato crudele, ma ti giuro, ella lo meritava, è un mulinex cha fa meringhe giallastre della mia bile, ogni volta, prima o poi ci doveva essere qualcuno che la purgava sans troupe dire, come dicono a Scampìa.
Caro diario
Alla sagra del pollo psichedelico c'era più folla che nel letto di Paris Hilton, per un tavolo e una sedia libera la gente si pestava la schiena coi pandistelle e si sputava persino nei sogni. Noi abbiamo aspettato in piedi due ore, eravamo delle mele caramellate per zanzare, ma eravamo bellissimi coi nostri capelli full motion. Poi io ho preso la mia pistola giocattolo e ho detto a Pancrino, pensa fortemente che questa sia vera e l'ho puntata contro la sua gola col buco, lui si è immedesimato alla jean cloude vandamme, ha iniziato a urlare come Gloria Gaynor mentre io sparavo a salve, stile assassino drogato fatto di gin ed eroina. La gente ha lasciato maccheroni e saltimbocca ed è saltata dalla staccionata in acqua, adesso sta ancora fuggendo into another dimension. Noi ci siamo seduti in uno spazio immenso, e abbiamo mangiato quello degli altri, sensa sensi di colpa. Poi ci siamo tirati giù una pasticca di placebo iodato, e abbiamo inziato a partorire cammelli e arcobaleni nella notte.

Caro diario,
oggi ero tutto spider perché dovevo incontrare la spiaggia, per la prima volta, ma c'è chi mi ha impedito di scendere a mare. Per farlo occorreva, tassativamente, dipingersi la faccia di blu, così da mimetizzarsi al largo ed evitare un attacco kamikaze, un misura antiterrorismo che non ha incontrato il mio gradimento in nessun luogo possibile. in vacanza voglio divertirmi e non pensare all'islam, intesi? Non di certo. Che ne dici, sono dunque pazzo? Non certo più di Guy de Monpassàn o di Lina Wertmuller (ti ho mai parlato dei suoi duecento piercings segreti?). Qui se non hai la faccia blu sei uno sfigato, oppure un mago, gli unici su cui grava in eterno il divieto di balneazione, chissà perché.
Non è stato solo un cocente bruciore, mettiamola così, visto che sul pontile ho conosciuto una ragazza veramente sballata e psichedelica, che mi ha parlato di Jules Verne e dell'impatto sociale delle internazionali senza filtro. Che tipa col cervello a zabaione a pensarci, voleva a tutti i costi conoscere le mie transaminasi, personalmente. Ok, non sono ancora sicuro se fosse più una ragazza o un alligatore rosa shocking, ero appena a sghimbeschio nel psichedelico di certi tic tac illegali che mi aveva dato il bassista dei Led Zeppelin, un assiduo di Ischia, e stavo tutto pattini e gintonic da fare rivoltare gli zingari. A un certo punto mi sono svegliato nudo e cosparso di caramello in un grosso Foulard di Mia Martini, in una stanza piena di multe e priva di qualunque accenno, anche larvale, di pavimento. Ho preso una bottiglia d'acqua e mi sono fatto una bellissima doccia nel vuoto cosmico, in strada ho poi rivisto la ragazza impigliata in tre nani, i suoi occhi al buio brillavano peggio che i lupi, ma mi ha detto che non voleva essere aiutata e che potevo conoscere il suo nome quando le circostanze sarebbero state più favorevoli, tipo a un concerto di Gigi D'Alessio. Pace a lei come al resto della band.
Caro Diario,
Oggi i miei amici mi hanno detto che in spiaggia sono morto, proprio così, defunken, come dicono certi tedeschi della Slesia che vediamo al mattino operarsi da soli di cistifellea come nulla fosse, sulle barche piene di imitatori dei beatles. Il blu del cielo incancreniva ed io ero proprio morto, ho visto anche la foto e la registrazione al cellulare del mio battito mancante. Mi hanno portato anche all'obitorio dell'isola, dove campeggia un enorme poster di Uccelli di Rovo e un quadro di San Gaspare del Bufalo, vesito da fan dei Megadeath. Senonché, mi sono svegliato quando è entrata la capo-obitorio, una bruna tout court in bikini rosso ultra proibito e soffiaincendi, con dei ricci afro anni 70, da smemorizzare la mente. Siamo andati a festeggiare giù al barcadero con birre e animali esotici freestyle, perché quando stiamo tra la folla, be here now, vogliamo essere il centro principale delle vostre attenzioni. Ho giurato di non fare più una cosa simile, l'ho giurato con il megafono (ci deve essere una ragione perché non esco mai senza), i turisti sorridevano, mi colpivano piano con le brochure psichedeliche, ma io lo farò, se sarà nelle mie possibilità.
Caro Diario,
Qui ci sono un sacco di gente alla page. Musicisti, scrittori, politici, tronisti, vallette orali, c'è l'imbarazzo della scema. Ieri sera ad esempio ho visto prima Patrizia Pellegrino a cavallo con un sacco del caffè in testa e poi Beck, quello di Loser, quello che ha i capelli come i miei, e devo dirti, mi spiace ammetterlo, e poi del resto non è così grave come il panda che ha in testa Drupi, insomma, la gamba destra di Back è solo una protesi di silicone e caucciù, e perdipiù piena di led luminosi, come un vecchio mixer 80's. Abbiamo parlato di Bush e di Courtney Love seduti sotto delle palme al neon, intermittenti a seconda della velocità del discorso, così se stavamo zitti era buio, se parlavamo molto eravamo in un mare di luce continua. Questa dei neon al verbale sono una delle cose che più mi piace di Ischia, assieme al divieto di castità dalle 22:00 alle 06:00 del mattino.
Beck indossava un cappello panama e teneva un lungo bastone con testa di serpente, io indossavo la mia maglia preferita dei Kraftwerk e il costume con Alfred Hitchcock che perde la memoria sul sedere. E' successo una cosa stranissima che per poco non ci faceva secchi. Improvvisamente abbiamo visto un'immensa banana nel cielo, una grandiosa banana intonsa, intergalattica, che passava lenta tra le stelle pronube.
"Deve essere qualche trovata di Berlusconi", ho detto a Beck per tranquillizzarlo. Però lui aveva sculato di brutto con l'acido e ha iniziato a dire: "In the time of chimpanzees I was a monkey/ Butane in my veins and I`m out to cut the junkie..." A quel punto sono andato a casa, anche perché mi sono ricordato che dovevo essere operato di urgenza per la mia brutta ferita da infradito.
oggi ero tutto spider perché dovevo incontrare la spiaggia, per la prima volta, ma c'è chi mi ha impedito di scendere a mare. Per farlo occorreva, tassativamente, dipingersi la faccia di blu, così da mimetizzarsi al largo ed evitare un attacco kamikaze, un misura antiterrorismo che non ha incontrato il mio gradimento in nessun luogo possibile. in vacanza voglio divertirmi e non pensare all'islam, intesi? Non di certo. Che ne dici, sono dunque pazzo? Non certo più di Guy de Monpassàn o di Lina Wertmuller (ti ho mai parlato dei suoi duecento piercings segreti?). Qui se non hai la faccia blu sei uno sfigato, oppure un mago, gli unici su cui grava in eterno il divieto di balneazione, chissà perché.
Non è stato solo un cocente bruciore, mettiamola così, visto che sul pontile ho conosciuto una ragazza veramente sballata e psichedelica, che mi ha parlato di Jules Verne e dell'impatto sociale delle internazionali senza filtro. Che tipa col cervello a zabaione a pensarci, voleva a tutti i costi conoscere le mie transaminasi, personalmente. Ok, non sono ancora sicuro se fosse più una ragazza o un alligatore rosa shocking, ero appena a sghimbeschio nel psichedelico di certi tic tac illegali che mi aveva dato il bassista dei Led Zeppelin, un assiduo di Ischia, e stavo tutto pattini e gintonic da fare rivoltare gli zingari. A un certo punto mi sono svegliato nudo e cosparso di caramello in un grosso Foulard di Mia Martini, in una stanza piena di multe e priva di qualunque accenno, anche larvale, di pavimento. Ho preso una bottiglia d'acqua e mi sono fatto una bellissima doccia nel vuoto cosmico, in strada ho poi rivisto la ragazza impigliata in tre nani, i suoi occhi al buio brillavano peggio che i lupi, ma mi ha detto che non voleva essere aiutata e che potevo conoscere il suo nome quando le circostanze sarebbero state più favorevoli, tipo a un concerto di Gigi D'Alessio. Pace a lei come al resto della band.
Caro Diario,
Oggi i miei amici mi hanno detto che in spiaggia sono morto, proprio così, defunken, come dicono certi tedeschi della Slesia che vediamo al mattino operarsi da soli di cistifellea come nulla fosse, sulle barche piene di imitatori dei beatles. Il blu del cielo incancreniva ed io ero proprio morto, ho visto anche la foto e la registrazione al cellulare del mio battito mancante. Mi hanno portato anche all'obitorio dell'isola, dove campeggia un enorme poster di Uccelli di Rovo e un quadro di San Gaspare del Bufalo, vesito da fan dei Megadeath. Senonché, mi sono svegliato quando è entrata la capo-obitorio, una bruna tout court in bikini rosso ultra proibito e soffiaincendi, con dei ricci afro anni 70, da smemorizzare la mente. Siamo andati a festeggiare giù al barcadero con birre e animali esotici freestyle, perché quando stiamo tra la folla, be here now, vogliamo essere il centro principale delle vostre attenzioni. Ho giurato di non fare più una cosa simile, l'ho giurato con il megafono (ci deve essere una ragione perché non esco mai senza), i turisti sorridevano, mi colpivano piano con le brochure psichedeliche, ma io lo farò, se sarà nelle mie possibilità.
Caro Diario,
Qui ci sono un sacco di gente alla page. Musicisti, scrittori, politici, tronisti, vallette orali, c'è l'imbarazzo della scema. Ieri sera ad esempio ho visto prima Patrizia Pellegrino a cavallo con un sacco del caffè in testa e poi Beck, quello di Loser, quello che ha i capelli come i miei, e devo dirti, mi spiace ammetterlo, e poi del resto non è così grave come il panda che ha in testa Drupi, insomma, la gamba destra di Back è solo una protesi di silicone e caucciù, e perdipiù piena di led luminosi, come un vecchio mixer 80's. Abbiamo parlato di Bush e di Courtney Love seduti sotto delle palme al neon, intermittenti a seconda della velocità del discorso, così se stavamo zitti era buio, se parlavamo molto eravamo in un mare di luce continua. Questa dei neon al verbale sono una delle cose che più mi piace di Ischia, assieme al divieto di castità dalle 22:00 alle 06:00 del mattino.
Beck indossava un cappello panama e teneva un lungo bastone con testa di serpente, io indossavo la mia maglia preferita dei Kraftwerk e il costume con Alfred Hitchcock che perde la memoria sul sedere. E' successo una cosa stranissima che per poco non ci faceva secchi. Improvvisamente abbiamo visto un'immensa banana nel cielo, una grandiosa banana intonsa, intergalattica, che passava lenta tra le stelle pronube.
"Deve essere qualche trovata di Berlusconi", ho detto a Beck per tranquillizzarlo. Però lui aveva sculato di brutto con l'acido e ha iniziato a dire: "In the time of chimpanzees I was a monkey/ Butane in my veins and I`m out to cut the junkie..." A quel punto sono andato a casa, anche perché mi sono ricordato che dovevo essere operato di urgenza per la mia brutta ferita da infradito.

L'isola di Ischia è baal and buddha con ghiaccio liscio, per dirla come Douglas Coupland, è freelance come Abbey Road dei Beatles, ir quale è l'album che la sintetizza, con il Long plain di Giuni Russo, che non ricordo una cifra, sulla cui cover c'era però lei vestita da mr.oizo e un lattonzolo col piercing al pancreas. Un'isola severa e dolciastra, affaticata ed oscura, dove ci sono molti personi anziano in wheelchair, gente centuagenaria che balla la break dans senza averla mai imparata (postumi doni di natura), che villeggia e aspira l'ossigeno dalla bombola tascabile, sotto riarsi rimasugli di salici, ghiaccioli umani coi loro bimbi grotteschi e devitalizzati, nati davvero al di sotto del cavolo.
La sera a Casamicciola, a Sud-est, la gente unduetta tranci di camminate freezer, a raso bar, scintillano oppiose le botteghe di suvenir, la gente mangia i suoi gelati pallidi, in bianco e grigio e ordina la pizza solo pe guardare come è fatta, l'unica cosa di alcolico se lo flusciano nelle ascelle e sui pullman senti queste ascelle che puzzano di gin e ti sballi tipo like vergin. Io credo che Mara Venier mostrerebbe a tutti ir sedere dal finestrino, dopo una settimana a queste condizioni. Ma io ero felice con i wanna be adored degli stone roses nelle orecchie durante questi tragitti uppercoast. Veramente un luogo System of a down, dove le ragazze per sopravvivere devono chiudere in casa ir loro ragasso col mal di testa e salire di notte sulla barca del primo sconosciuto, insieme alla fidanzata del fratello di lui. L'unica cosa un po' aldilà of the ordinary magic line è questa moda che fermenta sulle isole e che non ha risparmianto nemmeno questa pasticca valda del mediterraneo, very scicolone, che è Ischia, ovviamente mi riferisce al fatto che molti di questi gèntlemén vanno in giro vestiti da Wrestling, anche persone dall'etè spiritosa, e vestiti massimamente da Uomo Tigre. Attenzione, non stanno parlando dell'uomo tigre rough style, cartoon, ma quello più smack down, che noi tutti ci ricorderete dal catch made in japan, dove c'era anche Antonio Hinoki (Rispect!), con le mitiche telecronache total eroin bondage by Tony Fusaro, che se non ricordo male è morto di svista arbitrale.
Stanno li in panchina, comprano giornali psichedelici, vestiti da uomo tigre, con il mantello nero di raso vellicato dalla brezza marina, sono tedeschi, sono inglesi, sono italiani, e benché già la maschera li asseri molto, di certo la loro vera effige sottostante è ancora più seriale, come quella di un Farinata degli Uberti e non so se mi spiedo bene.
Anche in chiesa mi è capitato di vedere gente a Wrestling, anche durante le funzioni lombo sacrali.
Prima va chiarita una cosa: non si pensi che io creda, o che pratichi la credenza, o che sia un appassionato di arte credenziale, per cui finisco col trovarmi in situazioni creditizie, e questo sia detto a mio più totale discredito. No, semplicemente sono un umano che ha sete e che si rifiuta di pagare una bottiglina d'acqua € 5. Non facciamo i bugiardini, sappiamo tutti che nei luoghi di villeggiatura è tutta la mafia nel mondo nell'acqua: i commercianti estrapolano le fontanelle per farti assetare come un dromedario in rosticceria e costringerti a pagare un po' d'acqua al costo di un mese di sbronze total whiskey bondage.
Così, per non cedere al truffaut, io che non sono un godard, vado nel luogo del malle, e bevo dall'acquasantiera, senza farmi tanti compensi. Per dissetarmi completamente devo farmi più di 300 segni di croce, ed è un miracolo che nessuno mi facci notare che non si parte toccandosi la bocca, come faccio io, però, quando non c'è nessuno, ragazzi miei, io estraggo la cannola dal costume e zugo alla ground zero. Ad Ischia ci deve essere un prete buon peppone, o semplicemente dedito al sanbenedettino, che spaccia gazosa per acqua santa, a me, sia chiaro, va più che ok. Se i fedeli sapessero! Vorrei diffondere il segreto, togliere dal crocefisso Cristo e mettere la ragazzina frontwoman dei gazosa! Ma torniamo ai wrestling.
Fa un certo effetto vedere questi uomini tigri coi petti di fuori che si scambiano il segno di pace in chiesa. A me piace il contatto morbido col guanto di zampa, e poi si evita quella manfrina di lavarsi subito le mani a casa perché chissà a quali sporchi cristiani la si è stretta (tutti i cattolici praticano questo tipo di abluzioni post-funzione, tutti).
Quando gli uomini tigri vanno a ingoiarsi la comunione cacciano fuori una lunghissima lingua rosso-argentata, lentamente, il prete non sa cosa fare e beve vino allungato con xanax e canticchia eminem con il cofanetto valda delle ostie, poi tutto accade ed è magico, è acido, è soft psicodramma.
Anche per strada vedi quella lingua, è un modo per salutare, prima ci si toglieva il capello, adesso si srotola la lingua, come dire, stendo il tappetto rosso per farti entrare nel mio cuore, al crepuscolo, è più educato e fine. Tirare piano la lunghissima lingua fuori, tipo i Kiss, i kiss pettinati e lavati, e ti senti bene con te stesso, e allora da grande vorresti diventare come l'uomo tigre, come questi tanti uomini tigri vacanzieri, per avere quella bellissima lingua lenta e soave da sfoggiare a Ischia in segno di un'educazione superiore al dovuto. Anche sulle barche la gente prende il sole in costume, in costume di uomo tigre, e si fanno la doccia travestiti da uomo tigre, nonché i tuffi e i barbecue. Leggono al letto da uomini tigri e fanno l'amore allo stesso modo, ruggendo di piacere. Ad ischia c'è già una zona termale che è venuta chiamata "Ischia Tiger", dove tutti, e ribadisco non pochi, fanno fanghi e saune da uomini tigre. Ci sono anche certe donne che si vestono così, si capisci che sono donna dalle striature bianche più strette e dal seno di fuori col pube pure. Poi alla sera, tutti salutano le navi dal molo, al suono di All around the world degli oasis.
La sera a Casamicciola, a Sud-est, la gente unduetta tranci di camminate freezer, a raso bar, scintillano oppiose le botteghe di suvenir, la gente mangia i suoi gelati pallidi, in bianco e grigio e ordina la pizza solo pe guardare come è fatta, l'unica cosa di alcolico se lo flusciano nelle ascelle e sui pullman senti queste ascelle che puzzano di gin e ti sballi tipo like vergin. Io credo che Mara Venier mostrerebbe a tutti ir sedere dal finestrino, dopo una settimana a queste condizioni. Ma io ero felice con i wanna be adored degli stone roses nelle orecchie durante questi tragitti uppercoast. Veramente un luogo System of a down, dove le ragazze per sopravvivere devono chiudere in casa ir loro ragasso col mal di testa e salire di notte sulla barca del primo sconosciuto, insieme alla fidanzata del fratello di lui. L'unica cosa un po' aldilà of the ordinary magic line è questa moda che fermenta sulle isole e che non ha risparmianto nemmeno questa pasticca valda del mediterraneo, very scicolone, che è Ischia, ovviamente mi riferisce al fatto che molti di questi gèntlemén vanno in giro vestiti da Wrestling, anche persone dall'etè spiritosa, e vestiti massimamente da Uomo Tigre. Attenzione, non stanno parlando dell'uomo tigre rough style, cartoon, ma quello più smack down, che noi tutti ci ricorderete dal catch made in japan, dove c'era anche Antonio Hinoki (Rispect!), con le mitiche telecronache total eroin bondage by Tony Fusaro, che se non ricordo male è morto di svista arbitrale.
Stanno li in panchina, comprano giornali psichedelici, vestiti da uomo tigre, con il mantello nero di raso vellicato dalla brezza marina, sono tedeschi, sono inglesi, sono italiani, e benché già la maschera li asseri molto, di certo la loro vera effige sottostante è ancora più seriale, come quella di un Farinata degli Uberti e non so se mi spiedo bene.
Anche in chiesa mi è capitato di vedere gente a Wrestling, anche durante le funzioni lombo sacrali.
Prima va chiarita una cosa: non si pensi che io creda, o che pratichi la credenza, o che sia un appassionato di arte credenziale, per cui finisco col trovarmi in situazioni creditizie, e questo sia detto a mio più totale discredito. No, semplicemente sono un umano che ha sete e che si rifiuta di pagare una bottiglina d'acqua € 5. Non facciamo i bugiardini, sappiamo tutti che nei luoghi di villeggiatura è tutta la mafia nel mondo nell'acqua: i commercianti estrapolano le fontanelle per farti assetare come un dromedario in rosticceria e costringerti a pagare un po' d'acqua al costo di un mese di sbronze total whiskey bondage.
Così, per non cedere al truffaut, io che non sono un godard, vado nel luogo del malle, e bevo dall'acquasantiera, senza farmi tanti compensi. Per dissetarmi completamente devo farmi più di 300 segni di croce, ed è un miracolo che nessuno mi facci notare che non si parte toccandosi la bocca, come faccio io, però, quando non c'è nessuno, ragazzi miei, io estraggo la cannola dal costume e zugo alla ground zero. Ad Ischia ci deve essere un prete buon peppone, o semplicemente dedito al sanbenedettino, che spaccia gazosa per acqua santa, a me, sia chiaro, va più che ok. Se i fedeli sapessero! Vorrei diffondere il segreto, togliere dal crocefisso Cristo e mettere la ragazzina frontwoman dei gazosa! Ma torniamo ai wrestling.
Fa un certo effetto vedere questi uomini tigri coi petti di fuori che si scambiano il segno di pace in chiesa. A me piace il contatto morbido col guanto di zampa, e poi si evita quella manfrina di lavarsi subito le mani a casa perché chissà a quali sporchi cristiani la si è stretta (tutti i cattolici praticano questo tipo di abluzioni post-funzione, tutti).
Quando gli uomini tigri vanno a ingoiarsi la comunione cacciano fuori una lunghissima lingua rosso-argentata, lentamente, il prete non sa cosa fare e beve vino allungato con xanax e canticchia eminem con il cofanetto valda delle ostie, poi tutto accade ed è magico, è acido, è soft psicodramma.
Anche per strada vedi quella lingua, è un modo per salutare, prima ci si toglieva il capello, adesso si srotola la lingua, come dire, stendo il tappetto rosso per farti entrare nel mio cuore, al crepuscolo, è più educato e fine. Tirare piano la lunghissima lingua fuori, tipo i Kiss, i kiss pettinati e lavati, e ti senti bene con te stesso, e allora da grande vorresti diventare come l'uomo tigre, come questi tanti uomini tigri vacanzieri, per avere quella bellissima lingua lenta e soave da sfoggiare a Ischia in segno di un'educazione superiore al dovuto. Anche sulle barche la gente prende il sole in costume, in costume di uomo tigre, e si fanno la doccia travestiti da uomo tigre, nonché i tuffi e i barbecue. Leggono al letto da uomini tigri e fanno l'amore allo stesso modo, ruggendo di piacere. Ad ischia c'è già una zona termale che è venuta chiamata "Ischia Tiger", dove tutti, e ribadisco non pochi, fanno fanghi e saune da uomini tigre. Ci sono anche certe donne che si vestono così, si capisci che sono donna dalle striature bianche più strette e dal seno di fuori col pube pure. Poi alla sera, tutti salutano le navi dal molo, al suono di All around the world degli oasis.

Nell'ultima settimana ho sbagliato tutti i gesti per scendere dal letto, e questo ha portato la colla brusca dei temporali sui vetri, i panorami squamosi si sono dunque incollati alla città svenuta: il meteo è un mostro delicato, governato dalla coordinazione dei gesti, mi ripeteva sempre il custode del cinema porno, Don Amilcare. Una ragazza che vive nella mia stanza, ma che non conosco, ha telefonato alla polizia, mi ha mostrato la foto del suo figlio nano morto di brufoli, ma come? lei non aveva nemmeno 13 anni! non aveva nessuna cicatrice! E' tutto così Sragionato! Mi hanno tolto il patentino del sonno e due euro in contanti. Ok, devi andare alla scuola guida, fra tanti giovani disperati in piagiama, imparare la fine del sonno, un'altra volta, la terza per quest'anno, dentro un lugubre stanzino pieno di riviste porno in brail, lazi di fumo lievi si accapigliano come la bava di un film che esce da un proiettore fucilato da Bombolo.
Proprio per questo, avevo preso la bici e fare tanta genuina strada dritta nella campagna irrigidita come un maiale aggrappato al capezzolo del monte bianco.
Il giornale diceva che il cielo era maglia della nazionale, ma tutta la volta era un denso wafer al gusto anatra, per il vento le frasche avevano delle tresche con le pesche sanguinanti. I limoni crescavano nella terra, mugugnando, neri, dai grossi baccelli delle angurie cadevano i piselli sulferei con la voce di monete. La campagna faceva insomma paura e chissà che il mio campo coltivato a fazzoletti non fosse diventato nel frattempo un campo di specchi che avrebbe moltiplicato le lacrime del lutto, chissà.
Era incredibile, non potevo pedalare infuria, la bici si sollevava sui tacchi, come se la gravità fosse ingolfata, così mi trovavo sui balconi, e dietro i vetri le donne non sapevano se coprirsi il seno o il pube o il naso. Possibile che ogni donna, non appena sa di essere completamente sola, deve spogliarsi nuda o stuprare un barattolo di nutella, spesso nuda? Possibile che non facciano quasi mai il contrario?
Mi sono dato un compito: andare compìto. Ho pensato cose molto out of stream e la mia anima è diventata subito abbastanza cemento da uniformarsi alla poca gravità in circolazione, tenendomi basso, le mie lacrime di domani brillavano sui cartalloni pubblicitari dietro il vetro antiproiettile. Lì, come sempre, coperto dal poncho biancastro dei piccioni, la statua di Bombolo in versione Rambo. Rambolo Bombolo, l'eroe della nostra citta svenuta e tumefatta.
Avevo imboccato una strada di lieve discesa, davanti a me c'era una ragazza, da dietro avrei detto ucraina, che quel suo pan di via mi ricordava una famosa prosa poetica italo-russa, scritta da me:
"Culi Russi, ampi, ingenui,
sontuosi ma leali,
vasti eppur timidi,
"costretti" in chiare tinte cremate,
di pantaloni ecònomi,
presi tra mille ammassati,
con monete anacorete,
smodati culi russi belli..."
Ma non era quello l'interesting. Ero titubato dalla sua borsetta a forma di croissant. Più mi avvicinavo più progredivo negli studi scolastici, esondavo rose dalla camicia, disturbavo la memoria dei cani randagi e li facevo credere che fossero alci, infine, avevo deciso: rubarla. io? Uno scippo? Mai fatto, ma mi sentivo attratto dalla borsa o la vita. Era la stessa emozione di quanto si scopre per la prima volta la nudità adulta, a 48 anni, durante una visita al cantante di riserva dei Serpents in the breastes, e lui non è ancora tornato dalla bottega del tatoo.
Mi sono avvicinato, mentre la realtà diventava eco, ho allungato il braccio, dolcemente, sorpreso di quanto fosse lungo e guantato di fettuccine, ho afferrato la borsetta, con un mezzo snimm l'ho tratta a me, e subito tutto si è fatto tacito, come il cadavere di un sordo sul fondo do una moka gigante. Nessun grido, nessun niente, nemmeno un'ape. Ero fatto così leggero che sembravo strass di ghiaccio, philadelphia spalmabile sulle strade con una schedina del lotto usata. La sensazione del furto dà la stessa emozione di un gin tonic con Leslie Nielsen, è questa la verità.
Ho iniziato a pedalare molto boombestik, mentre la notte sembrava calare, le braghe ai balconi facevano la hola, la luna era una verruca rugosa che spuntava in una ricotta di ribes, e per questo ho dovuto imparare in fretta e furia il norvegese, perché in questa lingua grumosa esiste una parola che, se pronunciata desiderando di fare il bagno negli arachidi con André Gide e Debora Compagnoni, toglie il terrore di una simile luna teschiacea.
Corri, corri, corri ragazzo laggiù, dovevo passare per la strada dei luoghi comuni: meglio rimorsi che rimpianti di refrigerazione di Maradona che cross a centro nulla coi tuoi casini e fini dicitori alla corrida mi tutto quello che ti ho dato per disperso lo si cerca nel bosco nsiglio di andarci piano con quella vodka, e via di comune per kilomentri, meglio svoltare.
Toh, ancora quel cane allergico che starnutiva tutto il tempo e ripeteva: Dio, perché?. La strada si impinza, si imbuta, sempre più, ancora di più, potrei finire craccato come una noce, si stringe, fino a che diventa un ventriloco cieco, alla fine della quale, ecco qui, come sospettavo, c'è ad attendermi l'ispettore Zenigata con il suo assistente sulla sedia a rotelle, Rino Tommasi, vestito come uno dei village people, ma solo dal ventre in su, sotto indossa un pantalone di sudore.
Ho consegnato la borsetta, dentro c'era della dinamite: quanto è criminosa un'azione criminosa che ne impedisce una ben più criminosa? Si può parlare in queste occasioni solamente di puro caso boombastik? Non sono forse stato guidato per evitare strage di puristi in pectore? Intanto, in una buca ardevano i cadaveri della sempre più androgina e brutta Elisabetta Canalis e le sue amiche del ta-tara-t-tata disco, e io quasi non me ne accorgevo, anche perché erano così riarse, aduste e brustolite, che se non ci fosse stato il cartello indicatorio, avrei pensato a un mostro mitologico barracuda, bruciato coi lanciafiamme di Resident Evil.
"E' stato lei? Su me lo dica, non mi faccia perdere tempo."
Mi ha domandato Zenigata.
"Parla della borsa?"
"Parlo del rogo."
"No, ma se non si trova il colpevole, sarei orgoglioso di passare in galera questa gioia visiva di rara matrice psichedelica."
E con questo stralcio di diario si chiude il nostro anno accademico, tra un paio di giorni mi prendo una vacanza per il bavero della giacca,e ci si sente fra una decina di giorni, o comunque, prima o poi. In attesa:
un abbraccio a tutti col calore che sai.

"Lei ha un pube molto fashion."
"Lei è davvero la gentilezza fatta giovane."
"Lasci stare le cerimonie, le cose vanno dette, e io lo dico, i love jesus and pube, but not the pube of Jesus, of course. Forse lei non ha bisogno di questa distinzione, ma io sì, per ora e per Dio. Il suo, signorina suora a metà, è un pube da museo del brivido, faccia sentire, sì, no million doubts from highland, formalmente autarchico, a striscia, senza le neri ali dell'angelo... ma con il giusto spessore elvis, come piace a me, e senza i vulcanelli di sebo che occhieggiano dopo una waterloo depilatoria e ne intristiscono lo splendore, se scrutati da queste veritiere distanze".
Lei mi ha sorriso e si è annusata il pollice, che era stranamente uguale al mignolo. Il volto di Scolari era momentaneamente coperto da una maschera di pinoli, forse stava dormendo o forse pensava se la vita sarebbe stata diversa se avesse trovato una cadillac d'oro piena di cocaina, quel giorno in cui trovò un granchio incastrato nel telecomando. Perché tutto questo? Lontano si sentivano delle risate e degli spari subacquei, la ruota panoramica, in lontanza, era appesantita dagli avvoltoi e più vicino la voce di Wojtyla che raccontava la trama di Pierino il medico della Saub, ma quella donna e il suo epicentro, erano l'ombrellino del mondo contro la catastrofe cosmica imminente.
"Posso tagliarle un piccolo ciuffetto innocente? Sa, faccio la collezione, e non c'è rimasto un gran che di tempo."
"Che deliziosa coincidenza! Anch'io colleziono peli pubici!"
"Ma io colleziono peli pubici femminili..."
Risposta insulsa e offensiva, ma quando è il sesso ha cavalcare l'appestato ronzino della religione, e non il contrario, allora si ha una certa sveltezza dicitoria, l'eccitazione macchia di marmellata l'equilibrista mentale e lo fa cadere nella calza a rete.
"Perché precludersi, perché questa discriminazione? Tutti i peli pubici sono interessanti, se fioriscono nelle mutande della meglio gioventù".
"Ebbene, posso?"
"No, prima io."
"Sta dicendo che vuole infilarmi le mani nei pantaloni?"
"Non solo nei pantaloni, ma anche più dentro. Certo, e poi sarebbe la prima volta che ho un ciuffo di un collega."
"Per me sarebbe la terza, ma non è importante. Ecco, questo è il frutto del mio pube, dato in sacrificio per voi. Mi raccomando, non mi rovini l'acconciatura e non tagli il superfluo che è necessario."
Il 'sssak' ! delle scissor è stato bellissimo, tanto che qualcuno al piano di sopra ha spedito dello shampoo per lettera. Da lontano, in strada qualcuno correva come un pazzo contro una cavalla che stava partorendo nella sua macchina, senza cintura. intanto, al topless bar si era fermato il bus della nazionale. Che silenzio, che inutilità, che pube.
Adesso era il mio turno, vado per avvicinarmi con le forbici, ma la suora vade retra.
"Hey, mica vorrai usarmi questa scortesia, eh!" Mi ha guardato dolce e colpevole, mentre metteva il mio ciuffo in bustina.
"E Claudia?"
"Ti sto infilando le mani sopra il sesso per tagliarti dei peli pubici, mica ti sto sposando".
"Ma vuoi più bene a lei o a Claudia?"
"Stai andando in confusione mentale. Ma chi ti conosce! Nemmeno a Claudia conosco, ella mi ha solo salvato la vita, soffocandomi una risata con il viagra. E tu, vuoi più bene ai tuoi ciuffi o al Dio che dovresti servire? io ad esempio voglio più bene a Quentin Tarantino che a te."
Infine ha ceduto e si è fatta scalpire la croisette.
Scolari si è svegliato e ha acceso la radio, da cui si è diffusa immediatamente una furibonda bestemmia in Finlandese.
"Questi finlandesi! sempre a bestemmiare come turchi. Non si accettano mai per come sono: un bracco di negri finlandesi!. Ah, suor Alena! Come direbbe Eduardo, l'aspettavo con anzianità."
"Come sta la mia pecorella? Sempre meno smarrita?"
Il sorriso di Scolari è tipo quelo dei malvagi della warner bros cartoon quando gli viene in mente un' idea turbosatana e si fanno la faccia a sigaro cubano. Ha le mani intrecciate sulla pancia e sanguina pacificamente dal naso.
"Un attimo è sarò da lei, ora mi faccia sistemare le mie cose."
Cavolo, proprio Alena si doveva chiamare? Non ho nessuna targhetta plastificata con quel nome.
"Però, che mistero questo dei peli pubici..." Le ho detto.
"Perché?"
"Beh, sono peli, se non mettiamo il nome non potremmo distinguerli in nessun modo, nemmeno dire a che sesso sono o a che animale."
"Non bestemmi per favore."
"Eh?"
"Perché dice queste idiozie? Un vero amante dei peli saprebbe distinguerli in ogni occasione, anche se si trovasse a bruciare su un rogo perché hanno sbagliato persona."
"Ah, non so, voi toglietemi il nome dalle bustine e mi togliete tutta la magia. Per me possono anche essere dei crini di stambecco. è il nome quel che conta, dillo a Geova." Abbastanza insapettatamente la suora mi ha mostrato forte il dito medio e mi ha detto: Fffokk! Con la voce tipo il cantante dead metal dei KoRn.
"Ma vuoi smetterla di importunarmela, eh?" Ha gridato Scolari lanciandomi la radio contro l'ombelico nudo.
"Scolli, digli di ridarmi i miei peli, non voglio più..."
"Suddai Alena, proprio tu che insegni la tolleranza senza belligeranza, calma i tuoi nervi, ricresceranno...vieni...ho bisogno di catechismo, di un bel quarto d'ora di catechismo outlet."
"vigliacco senza dio! eccomi!"
Suor Alena si è inginocchiata e piangendo ha iniziato a fare qualcosa che non sembrava proprio catechismo nel senso canonico del termine, ma secondo me era più bello e faceva più bene. Le lacrime di rabbia sono andate sfumando nel dadaumpa.
Ah, ne avevo sentito parlare, prima il piacere e poi i misteri religiosi: uno così è infinitamente meglio disposto, ha il cuore che gli trasuda di Padre Pio. Se questo ordine delle suore scalze a rete prende piede vedremo tutti gli atei con il sandalo di Betlemme. Intanto che i piccioncini se le davano di "santa" ragione, io ho sbirciato la gucci bianca di Suor Alena, che traboccava di bustine pubiche. Come pensavo, ho trovato quella con su scritto: "Claudia, 5° piano." In fin dei conti, era tutto quello che volevo, anche se prenderlo così è stato un po' come per l'inter prendere lo scudetto a tavolino. Comunque ero soddisfatto dai.
A casa, non so come, mi ha telefonato Suor Alena (avrà ricevuto il mio numero dal mangiatore di spade qui affianco, quello non tiene mai la bocca chiusa).
"Uelà, qual buon convento?"
"Che spiritoso che sei. Bello eh...?"
"Cosa?"
"Il ciuffo di peli che hai rubato."
"eheheh, dai...tu la conosci Claudia, puoi farteli dare quando vuoi, io non la becco mai..."
"Oh, il ciuffo di Claudia è qui con me. Sapevo che avresti approfittato del catechismo per sbirciare nella mia collezione, così ho messo la targhetta Claudia sul sacchetto di Scolari e quello di Scolari su quello di Claudia."
Quindici minuti di lunghissimo silenzio, poi lei dice:
"Ci sono ancora tutti, i peli?"
"Per metà sì, l'altra metà sta cuocendo in forno con una torta alla zuava."
"Lei è davvero la gentilezza fatta giovane."
"Lasci stare le cerimonie, le cose vanno dette, e io lo dico, i love jesus and pube, but not the pube of Jesus, of course. Forse lei non ha bisogno di questa distinzione, ma io sì, per ora e per Dio. Il suo, signorina suora a metà, è un pube da museo del brivido, faccia sentire, sì, no million doubts from highland, formalmente autarchico, a striscia, senza le neri ali dell'angelo... ma con il giusto spessore elvis, come piace a me, e senza i vulcanelli di sebo che occhieggiano dopo una waterloo depilatoria e ne intristiscono lo splendore, se scrutati da queste veritiere distanze".
Lei mi ha sorriso e si è annusata il pollice, che era stranamente uguale al mignolo. Il volto di Scolari era momentaneamente coperto da una maschera di pinoli, forse stava dormendo o forse pensava se la vita sarebbe stata diversa se avesse trovato una cadillac d'oro piena di cocaina, quel giorno in cui trovò un granchio incastrato nel telecomando. Perché tutto questo? Lontano si sentivano delle risate e degli spari subacquei, la ruota panoramica, in lontanza, era appesantita dagli avvoltoi e più vicino la voce di Wojtyla che raccontava la trama di Pierino il medico della Saub, ma quella donna e il suo epicentro, erano l'ombrellino del mondo contro la catastrofe cosmica imminente.
"Posso tagliarle un piccolo ciuffetto innocente? Sa, faccio la collezione, e non c'è rimasto un gran che di tempo."
"Che deliziosa coincidenza! Anch'io colleziono peli pubici!"
"Ma io colleziono peli pubici femminili..."
Risposta insulsa e offensiva, ma quando è il sesso ha cavalcare l'appestato ronzino della religione, e non il contrario, allora si ha una certa sveltezza dicitoria, l'eccitazione macchia di marmellata l'equilibrista mentale e lo fa cadere nella calza a rete.
"Perché precludersi, perché questa discriminazione? Tutti i peli pubici sono interessanti, se fioriscono nelle mutande della meglio gioventù".
"Ebbene, posso?"
"No, prima io."
"Sta dicendo che vuole infilarmi le mani nei pantaloni?"
"Non solo nei pantaloni, ma anche più dentro. Certo, e poi sarebbe la prima volta che ho un ciuffo di un collega."
"Per me sarebbe la terza, ma non è importante. Ecco, questo è il frutto del mio pube, dato in sacrificio per voi. Mi raccomando, non mi rovini l'acconciatura e non tagli il superfluo che è necessario."
Il 'sssak' ! delle scissor è stato bellissimo, tanto che qualcuno al piano di sopra ha spedito dello shampoo per lettera. Da lontano, in strada qualcuno correva come un pazzo contro una cavalla che stava partorendo nella sua macchina, senza cintura. intanto, al topless bar si era fermato il bus della nazionale. Che silenzio, che inutilità, che pube.
Adesso era il mio turno, vado per avvicinarmi con le forbici, ma la suora vade retra.
"Hey, mica vorrai usarmi questa scortesia, eh!" Mi ha guardato dolce e colpevole, mentre metteva il mio ciuffo in bustina.
"E Claudia?"
"Ti sto infilando le mani sopra il sesso per tagliarti dei peli pubici, mica ti sto sposando".
"Ma vuoi più bene a lei o a Claudia?"
"Stai andando in confusione mentale. Ma chi ti conosce! Nemmeno a Claudia conosco, ella mi ha solo salvato la vita, soffocandomi una risata con il viagra. E tu, vuoi più bene ai tuoi ciuffi o al Dio che dovresti servire? io ad esempio voglio più bene a Quentin Tarantino che a te."
Infine ha ceduto e si è fatta scalpire la croisette.
Scolari si è svegliato e ha acceso la radio, da cui si è diffusa immediatamente una furibonda bestemmia in Finlandese.
"Questi finlandesi! sempre a bestemmiare come turchi. Non si accettano mai per come sono: un bracco di negri finlandesi!. Ah, suor Alena! Come direbbe Eduardo, l'aspettavo con anzianità."
"Come sta la mia pecorella? Sempre meno smarrita?"
Il sorriso di Scolari è tipo quelo dei malvagi della warner bros cartoon quando gli viene in mente un' idea turbosatana e si fanno la faccia a sigaro cubano. Ha le mani intrecciate sulla pancia e sanguina pacificamente dal naso.
"Un attimo è sarò da lei, ora mi faccia sistemare le mie cose."
Cavolo, proprio Alena si doveva chiamare? Non ho nessuna targhetta plastificata con quel nome.
"Però, che mistero questo dei peli pubici..." Le ho detto.
"Perché?"
"Beh, sono peli, se non mettiamo il nome non potremmo distinguerli in nessun modo, nemmeno dire a che sesso sono o a che animale."
"Non bestemmi per favore."
"Eh?"
"Perché dice queste idiozie? Un vero amante dei peli saprebbe distinguerli in ogni occasione, anche se si trovasse a bruciare su un rogo perché hanno sbagliato persona."
"Ah, non so, voi toglietemi il nome dalle bustine e mi togliete tutta la magia. Per me possono anche essere dei crini di stambecco. è il nome quel che conta, dillo a Geova." Abbastanza insapettatamente la suora mi ha mostrato forte il dito medio e mi ha detto: Fffokk! Con la voce tipo il cantante dead metal dei KoRn.
"Ma vuoi smetterla di importunarmela, eh?" Ha gridato Scolari lanciandomi la radio contro l'ombelico nudo.
"Scolli, digli di ridarmi i miei peli, non voglio più..."
"Suddai Alena, proprio tu che insegni la tolleranza senza belligeranza, calma i tuoi nervi, ricresceranno...vieni...ho bisogno di catechismo, di un bel quarto d'ora di catechismo outlet."
"vigliacco senza dio! eccomi!"
Suor Alena si è inginocchiata e piangendo ha iniziato a fare qualcosa che non sembrava proprio catechismo nel senso canonico del termine, ma secondo me era più bello e faceva più bene. Le lacrime di rabbia sono andate sfumando nel dadaumpa.
Ah, ne avevo sentito parlare, prima il piacere e poi i misteri religiosi: uno così è infinitamente meglio disposto, ha il cuore che gli trasuda di Padre Pio. Se questo ordine delle suore scalze a rete prende piede vedremo tutti gli atei con il sandalo di Betlemme. Intanto che i piccioncini se le davano di "santa" ragione, io ho sbirciato la gucci bianca di Suor Alena, che traboccava di bustine pubiche. Come pensavo, ho trovato quella con su scritto: "Claudia, 5° piano." In fin dei conti, era tutto quello che volevo, anche se prenderlo così è stato un po' come per l'inter prendere lo scudetto a tavolino. Comunque ero soddisfatto dai.
A casa, non so come, mi ha telefonato Suor Alena (avrà ricevuto il mio numero dal mangiatore di spade qui affianco, quello non tiene mai la bocca chiusa).
"Uelà, qual buon convento?"
"Che spiritoso che sei. Bello eh...?"
"Cosa?"
"Il ciuffo di peli che hai rubato."
"eheheh, dai...tu la conosci Claudia, puoi farteli dare quando vuoi, io non la becco mai..."
"Oh, il ciuffo di Claudia è qui con me. Sapevo che avresti approfittato del catechismo per sbirciare nella mia collezione, così ho messo la targhetta Claudia sul sacchetto di Scolari e quello di Scolari su quello di Claudia."
Quindici minuti di lunghissimo silenzio, poi lei dice:
"Ci sono ancora tutti, i peli?"
"Per metà sì, l'altra metà sta cuocendo in forno con una torta alla zuava."

Allora, ho letto l'indirizzo che mi scrisse con l'ago sulla nuca: tatto-decifra-ecchimosi.
Se avessi un numero di piastrine decente oggi non potrei più pensare di schiacciarle i punti neri sul pube. Si esce dal mio condominio , si aggira dello stesso, c'è una potta, simile a quella mia, se non la stessa. èntrasi, lì sta Claudia, al quinto piano, quello dopo il terzo (il quarto non è stato mai costruito, per espresso ordine di Hitler).
Il giro è stato funestato dalla grandine e da un vecchio nudo che mi rincorreva per domandarmi se avevo visto un pellicano con un semaforo nel sedere. Ho detto di no, ma che non potevo esserne certo, e se poi era così importante correre sotto la grandine, nudi, quando si è vecchi e con una barba che poteva impigliarsi sotto un cactus. Lui ha risposto di farmi gli asterischi miei.
Claudia abita fuori città, nel deserto del Gobi, e nel deserto la grandine divora continuamente il fegato al fango con un rumore che fa "f--h-f---f-", è come essere a Venezia e Venezia non si trovasse più là, ma a Reggio Calabria, capovolta sulla statale. Non avrei voluto porprio essere lì. Sentivo che il mio cappello iniziava a cambiare forma, lì, nell'ultima stanza della mia casa,a Manattham, e questo era poco meno che orribile, chissà cosa sarebbe diventato, chissà cosa avrebbe pensato la donna delle pulizie, forse il cappello l'avrebbe violentata tipo mazinga. Per quanto ancora i carabinieri continueranno a sentire il mio nome, prima di perdere sangue dalle orecchie?
L'androne è un grembo flesso con un po' di luce faticosa, opaca feccia che piange sugli umidi muri di torrone morto, disse di questo androne il famoso poeta Saint john Perse. Sulla sinistra c'è quel buco di granata dove sta ir portiere, una botola gnoma, gremita di gravami, pareti appesantite da quadretti bori. Eppure, guarda là, quel tronfio del portiere in poltrona, villanzone che decima noccioline con il ragno albino della mano, coi piedi su una cassa, di legno. Mi cascasse il cognome se quello non è Scolari, si è proprio Scolari, l'allenatore! Tutto questo ci lasciò sommamente indifferenti, come leoni in un erboristeria abbandonata (cit. Saint John Perse)
"Olà, amico, chi cerchi?"
"Devo andare al quinto, ho un appuntamento con Claudia".
" Ah, la bagasciona con i pungi bol."
Annuisce, guarda un punto, come lì vi fossero 3000 dollari, e su ogni banconota la sua faccia da assassino drogato del west.
"Beh, lei è un maiale, che cosa dovrei farle ora se fossi il fidanzato di Claudia, e se fossi il signore del male? Semplice: distruggerla, lentamente distruggerla, tagliandola con dei pavesini affilati, farla morire come un insetto..."
"Mi scusi non sapevo.." Risponde senza muoversi, senza cambiare le pile dal pupazzetto duracell che ha in mano. Dal soffitto qualcosa continua a cadergli continuamente sul naso e a ingrossarlo.
"Beh, non sono il fidanzato di Claudia, e se lo vuole sapere, nemmeno il signore del Male."
"Allora che minchia stai lì a terremotarmi le bale? la tua topaseno non è qui, e scommetti pure che non torna stanotte, il suo seno è molto sensibile alla grandine, una volta dovette stare una semana ar letto con il ghiaccio sull'uva passera, pe colpa della grandine."
Il linguaggio di quell'uomo mi rimepiva di sabbia la limonata dell'orgoglio, avrei perso la testa per dargliela in faccia, avrei dato tutto il mio seme nel tempo per diventare Aramis e farcirgli il volto di con il gioco del tris. Muovendo i baffi mi ha invitato ad entrare nel suo buco? E' così? ho capito male?
"Ma scherzi? Se entro anch'io esplode la città!"
"Amico, qui dento sono entrati fino a 6 persone, e tutte conosciute! Poi che fai pirla? laffuori, c'è tanta solitudine e tristezza, e fra poco vengono gli spiritelli dei nani morti sotto i monopattini."
L'ultima delle cose mi convince. Ma non è poi tutta sta ristrettezza. Posso persino sedermi su un elmo Mongolo. Noto che Scolari sotto la suola degli anfibi ha rane mezzo riconoscibili e mezzo marmellate. Staranno lì da qualche giorno, ma come se le avesse calpestate, poi tolti subito gli anfibi, li avesse rimessi ora, smemorato, per guardare uno stupido telefilm americano.
Troverei più interessante guardarmi un dvd di 9 ore che ha come protagonista Lino Banfi che dorme, piuttosto che socializzare con lui.
"Scusi, lei ha un account su Del.icio.us?"
"Certo, e ho adottato anche un babbuino a distanza."
"Come scusi?"
"Ti sei scusato già due volte senza aver fato un casso, e quando commetterai qualche crimine che farai?"
"Hai ragione, figlio di ignoto padre e di ignoto animale."
Sorride, siamo ormai amici, mi infila già arachidi nelle palpebre. Sto bene con gli arachidi nelle palpebre, sembro Paola Borboni.
"Sai perché gli americani gesticolano come mimi asmatici sparati nel fisico?"
"Ha dell'orzata da prestarmi? Ora, be here now?"
"Perché erano un crogiuolo eterogeneo di razze bastarde, e quel fottuto inglese, con la sua grammatica ebete ed effeminata permetteva loro di concentrarsi in specis sui vocaboli, bastava ricordarli in sequenza, aiutarsi col corpo, sottolineare con gesti di kung fu, e tutti capivano un casso. Guarda gli inglesi, invece, sono di gesso, Liam Gallagher quando parla non muove nemmeno quasi la lingua, John Donne poteva parlare per ore sulla punta di uno spillo, Dylan Thomas quando era strafatto di amaro averna barcollava come una bottiglia di ferro a un party di calamite, ma non appena parlava diventava dritto e immobile, come se dio in persona intonasse coi bonga l'inno inglese."
"Mi dia dell'orzata, ne ho bisogno. Mi dica dov'è Claudia, mi parli di lei, mi regali la spilla di Gullit, ho voglio di farmi i buchi alle orecchie, ma non mi parli degli inglesi."
"Naa, ho solo una collezione di vhs con Ciccio e Franco, l'ho rubata durante un terremoto e quella non te la regalo, piuttosto la lascio in un fagotto davanti a un convento. Con voi Giovani è inutile parlare, volete solo computer, computer e seni enormi, volete cosce, seni, donne travolgenti, culi e volte computer e spille di Gullit in seni enormi su delicious. Lo so, ti piacerebbe imbastire un bel filotto di conferenze su Greasemonkey, su questa spettacolare estensione per firefox, dei problemi etici che solleva ecc. Ma è tutto falso, amico, vi divertite a decorare i plum cake del tempo che gettate nelle fauci sorde dell'abisso."
Mi sono girato a riflettere e ho visto a due cm dalla mia faccia il più bel pube curato della storia dei mondiali. Lo stesso pube che di certo aveva Carolina Morace a 21 anni. Guardo la proprietaria, la parte superiore è tutta suora di guarnimenti. Il volto è quanto di più speedball permette oggi l'Europa.
Se avessi un numero di piastrine decente oggi non potrei più pensare di schiacciarle i punti neri sul pube. Si esce dal mio condominio , si aggira dello stesso, c'è una potta, simile a quella mia, se non la stessa. èntrasi, lì sta Claudia, al quinto piano, quello dopo il terzo (il quarto non è stato mai costruito, per espresso ordine di Hitler).
Il giro è stato funestato dalla grandine e da un vecchio nudo che mi rincorreva per domandarmi se avevo visto un pellicano con un semaforo nel sedere. Ho detto di no, ma che non potevo esserne certo, e se poi era così importante correre sotto la grandine, nudi, quando si è vecchi e con una barba che poteva impigliarsi sotto un cactus. Lui ha risposto di farmi gli asterischi miei.
Claudia abita fuori città, nel deserto del Gobi, e nel deserto la grandine divora continuamente il fegato al fango con un rumore che fa "f--h-f---f-", è come essere a Venezia e Venezia non si trovasse più là, ma a Reggio Calabria, capovolta sulla statale. Non avrei voluto porprio essere lì. Sentivo che il mio cappello iniziava a cambiare forma, lì, nell'ultima stanza della mia casa,a Manattham, e questo era poco meno che orribile, chissà cosa sarebbe diventato, chissà cosa avrebbe pensato la donna delle pulizie, forse il cappello l'avrebbe violentata tipo mazinga. Per quanto ancora i carabinieri continueranno a sentire il mio nome, prima di perdere sangue dalle orecchie?
L'androne è un grembo flesso con un po' di luce faticosa, opaca feccia che piange sugli umidi muri di torrone morto, disse di questo androne il famoso poeta Saint john Perse. Sulla sinistra c'è quel buco di granata dove sta ir portiere, una botola gnoma, gremita di gravami, pareti appesantite da quadretti bori. Eppure, guarda là, quel tronfio del portiere in poltrona, villanzone che decima noccioline con il ragno albino della mano, coi piedi su una cassa, di legno. Mi cascasse il cognome se quello non è Scolari, si è proprio Scolari, l'allenatore! Tutto questo ci lasciò sommamente indifferenti, come leoni in un erboristeria abbandonata (cit. Saint John Perse)
"Olà, amico, chi cerchi?"
"Devo andare al quinto, ho un appuntamento con Claudia".
" Ah, la bagasciona con i pungi bol."
Annuisce, guarda un punto, come lì vi fossero 3000 dollari, e su ogni banconota la sua faccia da assassino drogato del west.
"Beh, lei è un maiale, che cosa dovrei farle ora se fossi il fidanzato di Claudia, e se fossi il signore del male? Semplice: distruggerla, lentamente distruggerla, tagliandola con dei pavesini affilati, farla morire come un insetto..."
"Mi scusi non sapevo.." Risponde senza muoversi, senza cambiare le pile dal pupazzetto duracell che ha in mano. Dal soffitto qualcosa continua a cadergli continuamente sul naso e a ingrossarlo.
"Beh, non sono il fidanzato di Claudia, e se lo vuole sapere, nemmeno il signore del Male."
"Allora che minchia stai lì a terremotarmi le bale? la tua topaseno non è qui, e scommetti pure che non torna stanotte, il suo seno è molto sensibile alla grandine, una volta dovette stare una semana ar letto con il ghiaccio sull'uva passera, pe colpa della grandine."
Il linguaggio di quell'uomo mi rimepiva di sabbia la limonata dell'orgoglio, avrei perso la testa per dargliela in faccia, avrei dato tutto il mio seme nel tempo per diventare Aramis e farcirgli il volto di con il gioco del tris. Muovendo i baffi mi ha invitato ad entrare nel suo buco? E' così? ho capito male?
"Ma scherzi? Se entro anch'io esplode la città!"
"Amico, qui dento sono entrati fino a 6 persone, e tutte conosciute! Poi che fai pirla? laffuori, c'è tanta solitudine e tristezza, e fra poco vengono gli spiritelli dei nani morti sotto i monopattini."
L'ultima delle cose mi convince. Ma non è poi tutta sta ristrettezza. Posso persino sedermi su un elmo Mongolo. Noto che Scolari sotto la suola degli anfibi ha rane mezzo riconoscibili e mezzo marmellate. Staranno lì da qualche giorno, ma come se le avesse calpestate, poi tolti subito gli anfibi, li avesse rimessi ora, smemorato, per guardare uno stupido telefilm americano.
Troverei più interessante guardarmi un dvd di 9 ore che ha come protagonista Lino Banfi che dorme, piuttosto che socializzare con lui.
"Scusi, lei ha un account su Del.icio.us?"
"Certo, e ho adottato anche un babbuino a distanza."
"Come scusi?"
"Ti sei scusato già due volte senza aver fato un casso, e quando commetterai qualche crimine che farai?"
"Hai ragione, figlio di ignoto padre e di ignoto animale."
Sorride, siamo ormai amici, mi infila già arachidi nelle palpebre. Sto bene con gli arachidi nelle palpebre, sembro Paola Borboni.
"Sai perché gli americani gesticolano come mimi asmatici sparati nel fisico?"
"Ha dell'orzata da prestarmi? Ora, be here now?"
"Perché erano un crogiuolo eterogeneo di razze bastarde, e quel fottuto inglese, con la sua grammatica ebete ed effeminata permetteva loro di concentrarsi in specis sui vocaboli, bastava ricordarli in sequenza, aiutarsi col corpo, sottolineare con gesti di kung fu, e tutti capivano un casso. Guarda gli inglesi, invece, sono di gesso, Liam Gallagher quando parla non muove nemmeno quasi la lingua, John Donne poteva parlare per ore sulla punta di uno spillo, Dylan Thomas quando era strafatto di amaro averna barcollava come una bottiglia di ferro a un party di calamite, ma non appena parlava diventava dritto e immobile, come se dio in persona intonasse coi bonga l'inno inglese."
"Mi dia dell'orzata, ne ho bisogno. Mi dica dov'è Claudia, mi parli di lei, mi regali la spilla di Gullit, ho voglio di farmi i buchi alle orecchie, ma non mi parli degli inglesi."
"Naa, ho solo una collezione di vhs con Ciccio e Franco, l'ho rubata durante un terremoto e quella non te la regalo, piuttosto la lascio in un fagotto davanti a un convento. Con voi Giovani è inutile parlare, volete solo computer, computer e seni enormi, volete cosce, seni, donne travolgenti, culi e volte computer e spille di Gullit in seni enormi su delicious. Lo so, ti piacerebbe imbastire un bel filotto di conferenze su Greasemonkey, su questa spettacolare estensione per firefox, dei problemi etici che solleva ecc. Ma è tutto falso, amico, vi divertite a decorare i plum cake del tempo che gettate nelle fauci sorde dell'abisso."
Mi sono girato a riflettere e ho visto a due cm dalla mia faccia il più bel pube curato della storia dei mondiali. Lo stesso pube che di certo aveva Carolina Morace a 21 anni. Guardo la proprietaria, la parte superiore è tutta suora di guarnimenti. Il volto è quanto di più speedball permette oggi l'Europa.
(...continua)

Oggi sono andato all'Attrazione. Non ci sarei mai andato se un prete davanti a me non fosse svenuto abbondantemente, seminando i ferrini della questua dalla salamella ormai deflorata dall'impatto tra religione e fondo sconnesso stradale. Che Paese orrendo, l'Italia.
L'attrazione sostituì molti anni fa il bingo, chi sporco fascista non se lo ricorda? Il bingo trasudava di gente, era la novità big power, un modo divertente per incendiare quanto sudatamente affastellato durante la settegiorni. Cristo, quanti vecchi che uscivano e poi si schiaffeggiavano contro il radiatore caldo, per la vergogna e la rabbia, quanti giovani che entravano felici e uscivano con le unghie capovolte, assassini, pieni di gnocchi di bava alla bocca, escoriati nel carattere, senza più una regolare vita sessuale, una capigliatura socialmente accettabile, un buono pasto da sfitipizza; senza più mestruazioni, senza amore per il prossimo, donne buttate dai finestrini in corsa, senza nemmeno aprirli, soltanto perché si erano giocate la casa e la costosissima attrezzatura da madrina di piazza, perdendo tutto.
Ero piccolo e mi piaceva guardare i cortei religiosi masqueradi, che lanciavano missili di carta con Padre Pio per annientare il Beamoth Bingo. Non dimenticherò mai l'immagine di una vecchietta di 43 anni che, rubato un accendino ad Afef, si diede fuoco per protestare, come quel bonzo al tempo della guerra koreana, che poi la donna si pentì e si minziò addosso per spegnersi, ma non le servì a salvarsi, e gli fece beccare solo negatività.
Il bingo fu chiuso quando uno dei gemelli siamesi Della Rovere, Pietrino, fu rapato a zero durante la notte, senza nessun movente da Terence Trent D'Arby, alla mattina, l'altro fratello, vedendolo in quella bruta condizione di povertà testuale, gli venne un colpo e morì vomitando supino nei propri occhi, facendo subito morire anche Pietrino, che era attaccato all'altro per l'alluce e stava ancora dormendo, ignaro di tutto, una morte very easy, nel sonno, da calvo, quando la sera ti sei spalmato sul letto fluentemente. I Della Rovere erano i padroni globali del Bingo, che da allora fu chiuso con una scritta di carta: "chiuso", rosso su rosso.
E così venne ir momento dell'Attrazione, scandita dalle note di Time dei Pink Floyd, il bingo del 2000. In pratica, per tutta la settimana c'è un'attrazione straordinaria, dalle 8 a mezzanotte. Tu incloppi i giusti ferrini nella fessura, ti impallottoli nella porta girevole e stai con l'Attrazione, 5 10, 15 min, parlando del po e del meno, attività che piace ai colti e al volga. Anche se i momenti del tutto esaurito si sono da tempo esauriti.
Alieni, nani radioattivi di verza, gente con un ventilatore a posto della testa, personaggi di romanzi e film, nonché biblici. Attrazioni reali, ottenuti a contratti faraonici con i manager dell'ultraterreno. Però a volte ci davano certe bufale, come quella dove fu annunciato Nikita Krushiov in persona, e invece arrivarono solo le sue sopracciglia. Quella volta non ottenemmo il rimborso, come invece l'anno prima, quando fu annunciato Micheal Stipsi dei R.E.M. e arrivò Said Auoita con Amintore Fanfani dentro un astuccio per carte da giuoco.
L'attrazione di questa settimana è un insetto gigante, il cartellone fuori l'edificio parla chiaro, sospeso sulla grande fontana morta: "Attenzione, sporchi fascisti patetici, non è l'insetto di Kafka, ogni abuso sarà punito, non jeter alun object par la fenetre". Come resistere a tanta reclamme? intanto stavo iniziando a perdere a sottili lamine il bulbo oculare.
Ho entrato, l'attrazione stava dietro un doppiovetro antisfondo, come se lui fosse un Carlito Brigante e io il cugino che gli carriola le arance. Mi sono seduto e ho sollevato la cornetta rosa shocking, con il quale avremmo detto le nostre, di cotte e di curde. Subito a qualche santo saranno fischiate le orecchie, in quanto la cornetta era così sudicia d'olio che non sono potuto esimermi dal bestemmiare con il megafono, verso tutti i punti cardinali mentre cercavo di afferrarla. Poi sono stato per diversi minuti completamente privo di liquidi e mi sono visto nel luna park del paradiso, coi santi che giocavano a cerchietti con le loro aureole gettandomele al collo. Questo siamo, noi umani, lo spasso dei santi, i giocattoli di Dio con pile di piatti nella schiena.
L'insetto era veramente enorme, diciamo quasi quanto Abdul Jabar e Arnold messi insieme, era maschio e aveva uno scroto su cui non era escluso che sedesse. Aveva degli occhi come palloni da Ragby radioattivi, delle mandibole sandokan e spumeggianti, una pancia infuocata, molto grassa, con ciuffi di spine attorno all'ombelico che lacrimava pus goliardico. Accanto a lui c'era Adriana Volpe, la moglie, incinta di otto mesi, dentro una celletta esagonale, anche se vista in certe angolazioni sembrava Gin Akman.
Mentre fuori ha iniziato a piovere a piene sberle, con Scarface abbiamo parlato dell'opportunità di sensibilizzare gli umani sul problema del dolore rapportato alle dimensioni. Di certo era più intelligente di una mosca, e forse anche di un ragno, ma non certo del grillo di Pinocchio, anche se la certezza la può dare solo una seduta di Chi vuol essere milionario.
Mi ha domandato quale giudizio morale si poteva dare di un gigante che schiaccia un moscerino umano. Ho risposto che doveva fare qualcosa per quello scroto di cui lui sembrava solo una mostruosa escrescenza. Lui ha incalzato:
" Te lo dico io, voi umani direste che è disumano, ma un gigante vi vedrebbe come degli insetti...capisci che voglio dire? lui avrebbe la coscienza apposto se vi scartapecora, tanto siete così piccoli...Come se il dolore diminuisse in proporzione al diminuire delle dimensioni..."
Io gli ho risposto che era suo dovere fare in modo che non avvertissi più quella sgradevole sensazione di parlare a dei testicoli, ma lui era lanciatissimo nel suo discorso:
"Facci caso, più l'animale aumenta di taglia e più c'è empatia con la sua sofferenza. Ma è una fesseria, gli ormoni del dolore sono uguali a tutte le dimensioni, la cellula che muore soffre quanto un elefante ventriloquo che muore. Non fate più del male gratutitamente agli insetti, accanitevi piuttosto su Bono Vox se proprio non potete abbracciare il pacifismo tra le razze."
Questo finale del discorso non so se l'abbia davvero pronunciato perché mi ero allontanato in preda a un furioso attacco di contrabbando. Stavo lì, sotto la piogga, senza casco, senza mantello, quasi senza scarpe, che cercavo di vendere della marlboro a Sandy Marton. Da Claudia mi sa che vado domani, spero.
L'attrazione sostituì molti anni fa il bingo, chi sporco fascista non se lo ricorda? Il bingo trasudava di gente, era la novità big power, un modo divertente per incendiare quanto sudatamente affastellato durante la settegiorni. Cristo, quanti vecchi che uscivano e poi si schiaffeggiavano contro il radiatore caldo, per la vergogna e la rabbia, quanti giovani che entravano felici e uscivano con le unghie capovolte, assassini, pieni di gnocchi di bava alla bocca, escoriati nel carattere, senza più una regolare vita sessuale, una capigliatura socialmente accettabile, un buono pasto da sfitipizza; senza più mestruazioni, senza amore per il prossimo, donne buttate dai finestrini in corsa, senza nemmeno aprirli, soltanto perché si erano giocate la casa e la costosissima attrezzatura da madrina di piazza, perdendo tutto.
Ero piccolo e mi piaceva guardare i cortei religiosi masqueradi, che lanciavano missili di carta con Padre Pio per annientare il Beamoth Bingo. Non dimenticherò mai l'immagine di una vecchietta di 43 anni che, rubato un accendino ad Afef, si diede fuoco per protestare, come quel bonzo al tempo della guerra koreana, che poi la donna si pentì e si minziò addosso per spegnersi, ma non le servì a salvarsi, e gli fece beccare solo negatività.
Il bingo fu chiuso quando uno dei gemelli siamesi Della Rovere, Pietrino, fu rapato a zero durante la notte, senza nessun movente da Terence Trent D'Arby, alla mattina, l'altro fratello, vedendolo in quella bruta condizione di povertà testuale, gli venne un colpo e morì vomitando supino nei propri occhi, facendo subito morire anche Pietrino, che era attaccato all'altro per l'alluce e stava ancora dormendo, ignaro di tutto, una morte very easy, nel sonno, da calvo, quando la sera ti sei spalmato sul letto fluentemente. I Della Rovere erano i padroni globali del Bingo, che da allora fu chiuso con una scritta di carta: "chiuso", rosso su rosso.
E così venne ir momento dell'Attrazione, scandita dalle note di Time dei Pink Floyd, il bingo del 2000. In pratica, per tutta la settimana c'è un'attrazione straordinaria, dalle 8 a mezzanotte. Tu incloppi i giusti ferrini nella fessura, ti impallottoli nella porta girevole e stai con l'Attrazione, 5 10, 15 min, parlando del po e del meno, attività che piace ai colti e al volga. Anche se i momenti del tutto esaurito si sono da tempo esauriti.
Alieni, nani radioattivi di verza, gente con un ventilatore a posto della testa, personaggi di romanzi e film, nonché biblici. Attrazioni reali, ottenuti a contratti faraonici con i manager dell'ultraterreno. Però a volte ci davano certe bufale, come quella dove fu annunciato Nikita Krushiov in persona, e invece arrivarono solo le sue sopracciglia. Quella volta non ottenemmo il rimborso, come invece l'anno prima, quando fu annunciato Micheal Stipsi dei R.E.M. e arrivò Said Auoita con Amintore Fanfani dentro un astuccio per carte da giuoco.
L'attrazione di questa settimana è un insetto gigante, il cartellone fuori l'edificio parla chiaro, sospeso sulla grande fontana morta: "Attenzione, sporchi fascisti patetici, non è l'insetto di Kafka, ogni abuso sarà punito, non jeter alun object par la fenetre". Come resistere a tanta reclamme? intanto stavo iniziando a perdere a sottili lamine il bulbo oculare.
Ho entrato, l'attrazione stava dietro un doppiovetro antisfondo, come se lui fosse un Carlito Brigante e io il cugino che gli carriola le arance. Mi sono seduto e ho sollevato la cornetta rosa shocking, con il quale avremmo detto le nostre, di cotte e di curde. Subito a qualche santo saranno fischiate le orecchie, in quanto la cornetta era così sudicia d'olio che non sono potuto esimermi dal bestemmiare con il megafono, verso tutti i punti cardinali mentre cercavo di afferrarla. Poi sono stato per diversi minuti completamente privo di liquidi e mi sono visto nel luna park del paradiso, coi santi che giocavano a cerchietti con le loro aureole gettandomele al collo. Questo siamo, noi umani, lo spasso dei santi, i giocattoli di Dio con pile di piatti nella schiena.
L'insetto era veramente enorme, diciamo quasi quanto Abdul Jabar e Arnold messi insieme, era maschio e aveva uno scroto su cui non era escluso che sedesse. Aveva degli occhi come palloni da Ragby radioattivi, delle mandibole sandokan e spumeggianti, una pancia infuocata, molto grassa, con ciuffi di spine attorno all'ombelico che lacrimava pus goliardico. Accanto a lui c'era Adriana Volpe, la moglie, incinta di otto mesi, dentro una celletta esagonale, anche se vista in certe angolazioni sembrava Gin Akman.
Mentre fuori ha iniziato a piovere a piene sberle, con Scarface abbiamo parlato dell'opportunità di sensibilizzare gli umani sul problema del dolore rapportato alle dimensioni. Di certo era più intelligente di una mosca, e forse anche di un ragno, ma non certo del grillo di Pinocchio, anche se la certezza la può dare solo una seduta di Chi vuol essere milionario.
Mi ha domandato quale giudizio morale si poteva dare di un gigante che schiaccia un moscerino umano. Ho risposto che doveva fare qualcosa per quello scroto di cui lui sembrava solo una mostruosa escrescenza. Lui ha incalzato:
" Te lo dico io, voi umani direste che è disumano, ma un gigante vi vedrebbe come degli insetti...capisci che voglio dire? lui avrebbe la coscienza apposto se vi scartapecora, tanto siete così piccoli...Come se il dolore diminuisse in proporzione al diminuire delle dimensioni..."
Io gli ho risposto che era suo dovere fare in modo che non avvertissi più quella sgradevole sensazione di parlare a dei testicoli, ma lui era lanciatissimo nel suo discorso:
"Facci caso, più l'animale aumenta di taglia e più c'è empatia con la sua sofferenza. Ma è una fesseria, gli ormoni del dolore sono uguali a tutte le dimensioni, la cellula che muore soffre quanto un elefante ventriloquo che muore. Non fate più del male gratutitamente agli insetti, accanitevi piuttosto su Bono Vox se proprio non potete abbracciare il pacifismo tra le razze."
Questo finale del discorso non so se l'abbia davvero pronunciato perché mi ero allontanato in preda a un furioso attacco di contrabbando. Stavo lì, sotto la piogga, senza casco, senza mantello, quasi senza scarpe, che cercavo di vendere della marlboro a Sandy Marton. Da Claudia mi sa che vado domani, spero.

Ieri l'altro mi è successo un'avventura tra le più fichissime a disposizione. Ero andato alla libroteca, ma questa volta senza intenzioni di toccarmi il cervello dal naso davanti a tutti, come è successa l'ultima volta, che ero certo di dover salvare il mondo telepaticamente dalle mire diaboliche di un pugile down, o di improvvisare, sul più bello, una violenza carnale nei confronti di un rullino kodak.
La libroteca di Adometrovos è ricavata da un ex rosticceria per nani (tutta la zona è sempre stata gremita da questo tipo di gente nana e da pinus vulgaris) ed è enorme, il sole vi entra strigliando gli occhi, rosolando le lentigini delle ragazze rosse, scolare scolacciate. I libri si trovano sopra gli scaffali d'acero. Ma non sono fatti di carta e prefazioni, come ho sentito dire da Omar Pedrini, no; sono fatti di gallina. I libri della tomoteca sono candide galline, immobili, dal becco bendato con il tappino rosso a strappo del gas. Uno prende il suo book (ci sono le targhette sotto i pollumi), si assetta su una poltrona in big-babool, sbecca il libro come una swheeps e quello inizia a leggere le parole che ha dentro, un po' come Faranheit 451 di Truffaut. Per girare velocemente le pagine bisogna ribadire ogni volta il proprio sesso di appartenenza in un contenitore per dolcificanti o masturbare il libro, molto leggermente, con un cottonfiok. Si capisce subito quando un libro è ostico: ti becca sul setto nasale fino a farti due nasi da una narice ciascuna. Adometrovos, un posto dove riconosci il mediocre lettore a volo (ha due nasi).
Se il libro fa un uovo, puoi tenerti la copia del libro, solo però se ne ha fatta già una, oppure puoi romperlo in testa a Liz Taylor che impasta la pizza nuda nel reparto "gialli per nudisti", qualsiasi cosa tu faccia a Liz Taylor aumenti il benessere del karma universale, questa frase è scritta sotto l'insegna di Adometrovos, prima di "Comune Denuclearizzato". Sulla parete ovest c'è una targa di marmo enorme con su scritto "il guano dei libri fertilizza la tua mente", molti di notte vengono qua e leccano il pavimento bestialmente, convinti che questo li renderà come Einestein, e molti di loro davvero diventano come Einestein, dei cadaveri.
Io stavo leggendo Abaddon di John Morrow, un gallinaceo discreto, ma dai pochi datteri e dai ancor più scarsi fichi, come ho sentito dire da Omar Pedrini, che però mi ha sbatacchiato il pomello dell'ilarità in un punto:
Ci sono dei neuronauti, dentro la testa di Dio in coma, e parlano con gli archetipi perfetti del dinosauro, e allora, un neuronauta ripete l'ipotesi che vuole i dino sflesciati dalla terra per le loro ridotte capacità mentali, allora, l'archetipo del dinosauro nella testa di Dio dice: "Vaffanculo, stronzo." Ho iniziato a ridere come avessi inghiottito un'oca con l'idrolitina. Non mi fermavo più, stavo svenendo selvaggiamente contro gli zoccoli di un cavallo affacciato alla fienstra. Poi per fortuna è arrivata una ragazza bruna, con due grossi acinoni d'uva naturale da far convertire un Milingo. Ha capito la situazione e mi ha dato del viagra con lo zucchero, binomio che ha il potere di arrestare subito qualsiasi manifestazione di ilarità istericheggiante.
Ho invitato la mia benefatrice a casa, e siccome non ho ancora una casa le ho chiesto se era così ulteriormente gentile da ospitarmi a casa sua che avevo invitato un'amica, per quella sera. Ha posato il suo libro, Le anime morte di Gogol, ella ha fatto una battuta tutto sommato da lager: Gogol, uno scrittore russo ex calciatore balbuziente.
Ha imboccato l'uscita "B", quella che passa per il macero. Non ho mai avuta la milza di passar di lì, ma per non passare da Grecia Colmenares, ci ho andato anch'io.
Il macero è come una grossa piscina pubblica per nani. L'unica differenza è che non ci sono nani, almeno non molti, non molti completamente nudi che fanno la battaglia dei cuscini con gli assorbenti. C'è una parete di vetro dove sta adesivo con la lingua un flutto grifagno di gatti in deliquio. Questo perché nella piscina bollente vengono immersi i libri in eccesso, quelle uova di libri che sono rimasti in biblioteca, crescendo, e che non si possono tenere per questioni di badget. Polli d'Omero, di Dante, di Milton, di Bruno Vespa, urlano in un solo disperato strillo mortale mentre bolliscono vivi. Con gli occhi sbarrati, dimentichi di essere libri di un certo decoro, si abbandonano al turpiloquio "Mortacci vostra!" Più in là per dieci centesimi puoi prendere una tazza calda di brodo culturale. Non lo berrei mai, mia nonna dopo averlo assaggiato tentò di spacciarmi per Bob Geldoff a delle sue amiche.
Visto che era presto e una gomma non era stata accoltellata dai monellacci, abbiamo deciso io e Claudia (la brunella di montalcino degli acini naturali) di andare al centro commerciale dei crocifissi. Tutti i corvi annerivano il Vesuvio in lontananza e io avevo proprio un'incurabile voglia fottuta di comprarmi un crocifisso come cristo comanda, comprarmi un crocifisso e non pensare più a nulla, niente al mondo avrebbe potuto farmi cambiare idea, tranne forse bere della birra fredda dalla bocca di una cinese rimasta ustionata al polpaccio un mese prima.
Il centro commerciale era very big, i crocefissi ne erano di tutte le razze e forme, erano crocifissi a pannelli di formica sembiobliqui, così non si strappavano i muscoli. Erano crocefissi in questi pannelli, perché mica puoi crocifiggerli direttamente sulla croce prima che li comprino. C'era molto sangue dalle mani e dai piedi, molte mosche, molti gatti ai vetri, le addette in camice blu, tutte brune dagli occhi intelligenti, disinfettavano continuamente le bucaiole, sorridento equinozie ai clienti. Ho messo in carrello un Bulgaro, un cristo di crocifisso di bulgaro, biondo, piccoletto, riccio, con i segni di un'operazione a forma di svastica sul torace.
"Non capisco l'utilità di comprare un crocefisso..." Ha detto Claudia, era la prima volta che la sentivo parlare di religione, e mi ha fatto l'effetto di un etto di mortadella in un infinito deserto di mollica, irto di baguettes.
L'ho guardata come a dire "Siamo sposati da dieci anni, ma continua..."
"Dai, quello resta crocefisso, bisogna alimentarlo, tagliargli le unghie, cambiargli il pannolone, e in cambio di cosa? qualche lamento ogni tanto, una visione reale del Cristo? E' questo di cui abbiamo bisogno?"
L'ho fatta sfogare, poi dopo un'ora che lei aspettava il mio contradditorio, le ho afferrato una tetta a due mani e ho provato ad aprirla di scatto, come si fa con delle buste di patatine quando si ha l'in